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“Mangiare insieme abbatte le barriere”: Carmine Abate gustosamente a Clusone

Lo scrittore calabrese, originario di Carfizzi, vi farà sognare (e un po' disperare) sabato 17 dicembre, ospite del Festival Presente Prossimo presentato da Ornella Bramani, stuzzicando le vostre papille gustative e la vostra immaginazione con la sua nuova opera: Il banchetto di nozze e altri sapori.

Ecco il sabato sera: finalmente un momento di relax e la tanto agognata ora dell’aperitivo, ma fate attenzione! Se andrete a Clusone e ascolterete le parole dell’autore Carmine Abate dimenticherete immediatamente che cos’è la sazietà.

Voglio aiutarvi a capire meglio: “Afferrai il mezzo pane, gli diedi un’occhiata golosa e lo trovai come me l’aspettavo: l’olio era avanzato fino alla crosta, l’aveva resa più morbida, non si capiva dove terminasse la frittata e dove cominciasse il pane, profumava da ogni poro”. Non so voi ma io ho già l’acquolina in bocca!

Lo scrittore calabrese, originario di Carfizzi, vi farà sognare (e un po’ disperare) sabato 17 dicembre, ospite del Festival Presente Prossimo presentato da Ornella Bramani, stuzzicando le vostre papille gustative e la vostra immaginazione con la sua nuova opera: Il banchetto di nozze e altri sapori, griffato Mondadori (168 pp., 15,00€).

Fresco vincitore del Premio Stresa con il romanzo “La Felicità dell’Attesa“, Carmine Abate ritorna con un nuovo libro che profuma di casa ma anche di terre differenti e suggestive; con la sola forza delle parole riesce a far assaporare ai lettori pietanze “saporitòse”, retaggio di un passato ed una semplicità che attraversano le varie esperienze della (sua) vita, riflessa nella moltitudine di gusti e sapori di cui queste pagine si ungono.

Quest’opera si dimostra una ricetta perfetta che amalgama cibo e sentimenti, andando a rafforzare i legami con gli affetti, le culture, i ricordi e le esperienze di un passato arricchitosi viaggiando.

Carmine Abate, indubbiamente il cibo è un tema ricorrente nelle sue opere. Che significato ha dunque per lei?

Il cibo per me, ma come per tutti del resto, è identità e cultura. Soprattutto è integrazione. Le posso dire che già da giovane, quando fui costretto a lasciare la mia terra, vidi il cibo non esattamente come uno “strumento”, che forse è un termine ingiusto, ma comunque come quel qualcosa che mi ha permesso di mettermi in relazione con gli altri. Là dove vai, ti porti il tuo cibo e lo fai conoscere, ti fai conoscere. Quando per esempio ti invitano gli amici tu porti qualcosa di te e ti apri a ciò che ti offrono loro. “Ti apri ai loro cibi senza pregiudizio”. Ricordo che in Trentino rimasi folgorato la prima volta che assaggiai i canederli!

carmine abate

Ecco appunto: dalla Calabria alla Germania e ritorno… in Trentino. Ne Il banchetto di nozze e altri sapori in che modo il cibo diventa specchio della vita e di questo suo migrare?

Scrivendo mi sono davvero reso conto che il cibo identifica i momenti topici della mia vita. Glielo spiego così: il libro è effettivamente strutturato come un banchetto. Cioè inizia con un antipasto, abbiamo un primo, un secondo, il dessert… L’antipasto è la mia infanzia. Ricordo perfettamente quando mia nonna mi convinse con il ricatto a seguirla in riva alla spiaggia, a Punta Alice: lì lei compì un gesto che mai dimenticherò. Si chinò e baciò la sabbia come fosse un’innamorata, spiegandomi che lì era dove erano sbarcati i profughi arbëreshë, i padri dei nostri padri. Mi aveva convinto dicendomi che mi avrebbe cucinato in cambio la frittata che tanto mi piaceva. Insomma questo è un ricordo dolce, come una Madeleine… Oddio, forse non proprio sempre dolce, a volte è un po’ piccante!

Quindi si potrebbe quasi dire che un ricordo è un sapore, e viceversa.

Esatto; un altro aneddoto se vuole riguarda il mio arrivo in Germania: iniziai a lavorare in un’industria alimentare. Oppure penso a mio padre. Quando tornò dalla Germania fece il fruttivendolo, e io andai con lui per i paesini del crotonese. Nel cuore e nella testa ho una miriade di sapori e profumi.

A questo proposito, ci aiuta a capire meglio “il sapore della cuntentizza”?

Si lega sempre alla figura di mio padre, ai suoi ritorni dalla Germania, e in primis significa convivialità. C’è un racconto nel libro che si intitola Le 13 cose buone per Natale; sono appunto i piatti che mia mamma e mia nonna iniziavano a preparare con giorni di anticipo, in occasione della Festa, e tutto mi faceva assaporare il momento in cui sarebbe tornato mio padre. Col tempo il cibo è diventato per forza metafora di qualcos’altro, ma credo sia così per tutti noi.

Quindi per lei stare a tavola insieme ha un valore molto alto? Cioè… la convivialità è un superamento delle barriere? Aiuta a relazionarsi? Anche tra culture diverse?

Soprattutto! Ricordo che in Trentino, quando venne a trovarmi mio padre, cucinammo la polenta con la ‘nduja: perfetta sintesi tra nord e sud. Un legame creato, rafforzato e ricordato grazie ai cibi. Si deve riuscire a guardare la realtà con occhi diversi, basta pregiudizi! Mangiare insieme, ad una tavola imbandita, abbatte le barriere. “Questo libro vuole essere un pretesto per raccontare non la mia vita, bensì il cibo e la sua sacralità”. Alcuni possono sostenere che io stia seguendo la moda, ma non è così, anzi!

In che senso?

Oggi del cibo se ne parla troppo e nel modo sbagliato. Lo si volgarizza! Spesso lo si rappresenta senza pensare a quel passaggio che va dalla produzione al cibo in tavola. La fatica! La fatica viene dimenticata. Non si apprezza abbastanza quel legame tra la terra, la campagna e chi da essa produce. La fatica del lavoro. Per me è qualcosa che produce un incanto: i miei ricordi sono impregnati del profumo e dei colori della terra e delle campagne. Intorno alla tavola, considerando tutto questo, abbatti i pregiudizi e le barriere. Hai un’enorme opportunità di crescita. Porti il tuo vino, il tuo olio, i tuoi piatti, e ti apri ai sapori e ai colori degli altri. Il cibo diventa una chiave per proporti e al contempo aprirti.

Io la ringrazio davvero moltissimo per la sua splendida testimonianza, e per concludere le chiederei di riassumere in un pensiero questo suo libro.

Guardi, le dico che questa è una storia di formazione che passa attraverso sapori e fragranze. Un racconto che abbraccia i gusti del sud e del nord, per capire che si può andare al di là delle solite congetture e dei pregiudizi. Ma chiederò aiuto all’amico Enrico Bertolino, milanese che lei certamente conoscerà, citandolo: “In questo Libro ci sono l’Appetito intenso come valore, il Gusto inteso come Emozione, e l’Amore per tutto: per i Luoghi, i Piatti, le Assenze e l’Amicizia… Senza retorica e senza l’effetto dell’Ottava fetta di Salmone ma con una forza speciale, la semplicità del racconto personale… Gustatevi Il Banchetto di Nozze a Altri Sapori.”

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