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“Don Gino Scalzi, addio a un grande uomo innamorato dell’arte e della cultura”

Roberto Forcella, presidente dell'Accademia di Belle Arti Tadini, ricorda il sacerdote scomparso nella sera di giovedì 15 dicembre

Uomo di infinita cultura, estimatore dell’arte, della musica: don Gino Scalzi si è spento giovedì 15 dicembre a 95 anni.

Sacerdote direttore dell’Accademia Tadini di Lovere per oltre 50 anni e successivamente soprintendente onorario, don Gino Scalzi era succeduto nell’incarico a suo padre Enrico Scalzi, violoncellista di fama europea.

Uomo di cultura, grande amante e conoscitore della musica, ottimo organista, aveva studiato con grandi maestri come il padre di Arturo Benedetti Michelangeli, con il quale aveva poi instaurato una lunga amicizia.

“Il suo amore per l’Accademia è stato enorme, così come è stato molto grande il suo impegno di tipo professionale. Amava molto quello che stava facendo – è il ricordo del presidente dell’Accademia Tadini Roberto Forcella -. Ha proseguito un po’ come lui diceva il lavoro del padre, ma ha anche portato molte novità. Era una persona molto attenta, un grande studioso soprattutto di storia dell’arte e ha seguito quella che è stata la rinascita del dopoguerra dell’Accademia Tadini, che è il secondo museo e pinacoteca della provincia di Bergamo”.

Don Gino Scalzi

Molto conosciuto nell’ambiente e dagli esecutori di musica classica, ha sostenuto ed ampliato la stagione dei concerti dell’Accademia Tadini, che l’anno prossimo arriverà alla novantesima edizione.

A don Gino Scalzi vanno attribuite iniziative molto importanti, a partire dagli anni ’70 con un’intensa campagna di restauri sostenuta dall’Associazione Amici del Tadini, la successiva realizzazione dell’atelier, con mostre molto significative riguardanti in particolar modo il periodo tra ‘800 e ‘900 del Lombardo-Veneto, la galleria d’arte moderna e contemporanea che è stata aperta nel 2004. Senza dimenticare il tenace sostegno alle scuole del Tadini.

“Ho sempre trovato in lui una persona coltissima e un grande collaboratore, c’è sempre stato un lavoro comune molto positivo, costruttivo – continua il presidente dell’Accademia -. Durante la guerra, insieme a suo padre, allora direttore dell’Accademia, e al parroco di Bossico don Ettore Capitanio, aveva trasferito e nascosto diverse opere, importanti quadri e oggetti dell’Accademia a Bossico, per salvarli dalla spoliazioni dei tedeschi”.

Anche da questo aneddoto traspare la grande passione di don Gino Scalzi per l’arte e la cultura, che hanno perso un uomo illustre.

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