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Caso Piario, Maroni toglie le deleghe sulla sanità a Capelli

Nella mattinata di venerdì Roberto Maroni è tornato sul tema dei punti nascita lombardi da chiudere: "Noi, come Regione Lombardia, siamo in grado, mettendoci risorse adeguate, di rendere sicuri questi punti nascita, anche se hanno meno di 500 nati all'anno"

Il Consigliere regionale dell’Ncd Angelo Capelli non è più il responsabile del monitoraggio sulla Riforma sanitaria. L’incarico sarebbe stata tolto direttamente dal presidente del Pirellone Roberto Maroni al 49enne avvocato di Clusone, essenzialmente per due motivi. Primo: l’attacco alla Giunta regionale sulla chiusura del punto nascite dell’ospedale di Piario. Dopo la presa di posizione del ministro della Salute Beatrice Lorenzin – che aveva spiegato come il suo dicastero fosse pronto a derogare anche per l’ospedale seriano i parametri per mantenere attivi i reparti di maternità e ostetricia dei piccoli ospedali, purché fosse pervenuta un’adeguata richiesta – si era scatenato un botta e risposta politico tra gli esponenti bergamaschi di Lega Nord, Forza Italia e Nuovo centrodestra. In prima linea c’era proprio il consigliere dell’Ncd, che aveva dato ragione al ministro Lorenzin: “Chiederò chiarimenti al Presidente Maroni e all’Assessore Gallera per capire come è stata documentata la richiesta di mantenere aperto il punto nascita, posto che non è competenza del Ministero deciderne la chiusura”, aveva detto Capelli dopo essersi confrontato con il ministro. E gli esponenti leghisti e azzurri, Daniele Belotti e Paolo Franco, che gli chiedevano da quale parte fosse schierato (LEGGI QUI).

Secondo motivo: la presa di posizione sul Referendum costituzionale. Capelli, infatti, è stato l’unico dei 49 consiglieri di maggioranza a promuovere e schierarsi per il ‘Sì’.

Nella mattinata di venerdì 16 dicembre Roberto Maroni è tornato sul tema dei punti nascita lombardi da chiudere (o no?): “Noi abbiamo chiesto al Governo la deroga su tanti punti nascita, che secondo la legge dovrebbero essere chiusi, perché hanno meno di 500 parti all’anno, non per risparmiare ma per la sicurezza di chi va a partorire e questo giusto. Noi, come Regione Lombardia, però abbiamo anche detto che siamo in grado, mettendoci risorse adeguate, di rendere sicuri questi punti nascita, anche se hanno meno di 500 nati all’anno”.

“Abbiamo stanziato 500 milioni di euro nei prossimi tre anni che possono essere utilizzati anche per mettere in sicurezza i punti nascita – ha ricordato -: quindi chiediamo al Governo la deroga a tutti i punti nascita. A oggi il Governo ha dato la deroga a due punti, Sondalo e uno a scelta tra Chiavenna e Gravedona. Io non voglio che i territori si facciano la guerra. Fortunatamente ho appreso con soddisfazione che la ministra Lorenzin si è accorta dell’errore fatto e quindi ci sta ripensando. Abbiamo già preso contatti con il Ministero e stiamo verificando la possibilità di tenerli aperti tutti”.

“Mi sento di rassicurare le comunità circa l’impegno della Regione su questa partita – ha concluso Maroni -, la decisione però non dipende da noi. Potessimo decidere noi, il problema non ci sarebbe: abbiamo le risorse, li metteremmo in sicurezza, perché è giusto secondo noi tenerli aperti. Terremo informati i territori, che, più si mobilitano al fianco della Regione, più forza danno alla nostra azione e più facile sarà ottenere i risultati”.

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