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Ghilardi: “Vendo la maggioranza di Deltamatic, ma resto presidente e l’azienda crescerà” foto

"Da anni cercavo un partner, ma trovavo solo fondi finanziari e non mi stava bene". Così Raffaele Ghilardi, presidente della IMS Deltamatic di Calcinate, spiega come è arrivato alla vendita del 67% della sua azienda.

“Da anni cercavo un partner, ma trovavo solo fondi finanziari e non mi stava bene”. Così Raffaele Ghilardi, presidente della IMS Deltamatic di Calcinate, spiega come è arrivato alla vendita del 67% della sua azienda che progetta, sviluppa e commercializza impianti industriali automatici ad alta tecnologia alla Coeclerici di Paolo Clerici, imprenditore genovese d’origine, ma milanese di adozione.

E ora come mai si è deciso?

“Nove mesi fa ho incontrato un imprenditore vero, Paolo Clerici appunto: lavora nel settore dell’approvvigionamento delle materie prime per la siderurgia e l’energia. E’ concreto, efficiente, non ragiona solo in base ai numeri come fanno i fondi. Ci siamo capiti e abbiamo trovato un accordo, anche grazie a consulenti davvero esperti”.

Cosa cambierà adesso alla Deltamatic?

“Niente. Io rimango presidente, mio genero, il marito di mia figlia, amministratore delegato. Paolo Clerici sarà vicepresidente. Continuiamo con i nostri quattro impianti produttivi (due in Italia, uno in Germania e uno negli Stati Uniti), l’ufficio in Cina, i 300 dipendenti. E semmai procederemo a nuove acquisizioni”.

Non riducete, ma vi ampliate?

“Sì, ci saranno altre acquisizioni all’estero del nostro settore. L’investimento della Coeclerici è di 20 milioni di euro, dieci dei quali destinati al rafforzamento patrimoniale attraverso un  aumento di capitale per sostenere la crescita futura”.

Ma se tutto resta come prima, se andate bene, perché ha voluto vendere?

“Perché ho 62 anni, e non ringiovanisco col passare del tempo. Devo guardare al futuro. Inoltre la Coeclerici ha rapporti con l’estero, un’esperienza superiore alla nostra. Ma la squadra resta. Anche se alla fine del 2016 le mie due figlie usciranno, faranno un passo di lato”.

E quindi, le rimane un parte minoritaria…

“Sì, il 33% del capitale, ma resto, come ho detto, a definire le strategie e a garantire la continuità”.

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