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Chiusura punto nascita Piario, sindaco di Colere al Prefetto: “La morte della montagna”

"Se vogliamo conservare la montagna con i suoi abitanti, è necessario comprendere che la logica dell'efficienza e dell'economia non sono sempre applicabili in questi territori"

Scende in campo anche l’avvocato Benedetto Maria Bonomo, sindaco di Colere, per far cambiare idea al Ministero della salute e scongiurare la chiusura del punto nascita dell’Ospedale di Piario.

La decisione, che coinvolge anche altre 4 strutture sanitarie della Lombardia (l’ospedale Ondoli di Angera, l’Oglio Po di Casal Maggiore, il Broni-Stradella di Pavia e, a discrezione dell’assessorato della Sanità, un punto nascita a scelta tra il Moriggia Pelascini di Gravedona e Chiavenna, in Valtellina) sta facendo molto discutere in Bergamasca.

Alla base ci sarebbe la volontà di proteggere madri e nascituri: al di sotto dei 500 parti in un anno non possono esserci i requisiti minimi di sicurezza, né l’esperienza necessaria per affrontare situazioni difficili o improvvise.

Una scelta che trova contrario anche il sindaco Bonomo, il quale ha scritto una lettera al Prefetto di Bergamo, Tiziana Giovanna Costantino, in cui esprime le sue perplessità:

“Sua Eccellenza, Mi rivolgo a Lei, dopo aver appreso dagli organi di stampa l’intenzione da parte del Governo di chiudere il punto nascite dell’Ospedale di Piario. Non volendo partecipare alle inutili diatribe sulla bontà di questo o di quel partito e delle loro scelte, che da tempo ormai hanno smesso di affascinarmi, credo che Lei, nella Sua alta veste istituzionale, possa essere il nostro miglior interprete e referente.

La montagna, quella vera, da troppi anni è stretta tra una logica di economia e una necessità di efficienza. Logiche, queste, giustissime nei territori di pianura, assolutamente nefaste in quelli di montagna. Tutto da noi è più complesso, tutto è più difficile, sia per motivi di carattere morfologico che climatico. Tutto costa di più ed è rivolto a una popolazione forse, per qualcuno, numericamente insignificante.

Ma se vogliamo conservare la montagna con i suoi abitanti, è necessario comprendere che la logica dell’efficienza e dell’economia non sono sempre applicabili in questi territori. Infatti, seguendo queste logiche, in pochi anni siamo stati spogliati delle nostre scuole medie, dei trasporti, dei vigili urbani, perfino dell’acqua stessa, con l’inevitabile impoverimento del territorio e inasprimento del disagio per la nostra popolazione.

La chiusura del punto nascite di Piario si aggiungerebbe a quanto già subito in questi anni, assumendo quasi la dimensione di un’offesa per le nostre donne partorienti, con il sapore non solo dell’abbandono ma del cinismo assoluto da parte dello Stato che Lei, per titolo, rappresenta. Una umiliazione nei confronti dei tanti, troppi, sacrifici che ogni giorno, per amore del nostro paese e della nostra Patria, siamo chiamati a compiere. Come fa un ragioniere a quantificare economicamente la maggior apprensione delle nostre donne all’approssimarsi del travaglio per il rischio di non raggiungere in tempo il presidio ospedaliero? Come si fa a negare loro il sollievo di una struttura vicina, che poi tanto vicina comunque non è visto che per raggiungerla devono inerpicarsi per una strada che, in alcuni giorni dell’anno, è addirittura insuperabile?

Sono anni che ci battiamo per i diritti della montagna che, per chi li vuole comprendere non significa solo maggiore risorse, anche se la montagna costa, costano i servizi per la gente che vi vive, costano le strutture che dobbiamo offrirgli.

Nonostante anni di battaglia il risultato che abbiamo raggiunto non è nemmeno quello di essere riusciti a mantenere il fronte, anzi stiamo dolorosamente scivolando verso l’insostenibilità della vita in montagna.

Credo che non sia giusto chiedere alla mia gente solo sacrifici basandoli sul presupposto che sono visceralmente attaccati alla loro terra, anche perché ormai molti, anzi forse tutti sono stanchi. I miei assessori sono stanchi, i miei consiglieri avviliti, la mia cittadinanza perde ogni giorno di più speranza nelle risposte che gli enti a noi sovrapposti possono, anzi devono, per ragioni di equità, darci.

Non siamo abituati a lamentarci, sopravviviamo però solo ed esclusivamente grazie al volontariato ed al fatto che ci siamo privati di ogni rimborso, di ogni velleità economica per far fronte a tutti gli alti costi delle strutture. Ma le nostre partorienti no, almeno loro che non entrino in una logica di mero e freddo efficientismo, ma anzi possano essere il più alto motivo di rilancio e di speranza per il futuro della montagna. Le chiediamo di farsi promotore del nostro disagio nei confronti di chi ha immaginato la chiusura del punto nascite dell’Ospedale di Piario, tanto da diventare, questo fatto, un’occasione invece, di rilancio e di sensibilizzazione dell’attenzione dovuta alla gente di montagna.

Confidiamo in Lei, Eccellenza, perché siamo convinti che la Sua estraneità alla politica possa rappresentare il più oggettivo punto di vista sulla necessità reale che la gente di montagna ha per mantenere una dignitosa esistenza”.

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