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Eraldo Affinati: “Nel mio libro cerco l’eredità spirituale di don Milani”

"L'uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani". Eraldo Affinati presenterà il volume domenica 11 dicembre alle 17 alla sala parrocchiale dell'oratorio di Trescore Balneario, nell'ambito del festival letterario Presente prossimo.

Un rivoluzionario da riscoprire“. Così Eraldo Affinati illustra la figura di don Lorenzo Milani, al centro del suo nuovo libro, intitolato L’uomo del futuro. Sulle strade di don Lorenzo Milani.

L’autore presenterà il volume domenica 11 dicembre alle 17 alla sala parrocchiale dell’oratorio di Trescore Balneario, nell’ambito del festival letterario Presente prossimo. Introdurrà l’incontro il librario Dario Consonni, che dialogherà con lo scrittore sui temi del suo nuovo lavoro.

A quasi cinquant’anni dalla scomparsa, il priore, prete degli ultimi e straordinario italiano, tante volte rievocato ma spesso frainteso, non smette di interrogarci. Eraldo Affinati ne ha raccolto la sfida esistenziale, ancora aperta e drammaticamente incompiuta, ripercorrendo le strade della sua avventura breve e fulminante, in cui spicca Barbiana, dove avviò un’esperienza educativa rivolta ai giovani delle classi popolari. Ma in questo libro, frutto di indagini e perlustrazioni appassionate, non si trova soltanto la storia dell’uomo con le testimonianze di chi lo frequentò. L’autore ha cercato l’eredità spirituale di don Milani nelle contrade del pianeta dove alcuni educatori isolati, insieme ai loro alunni, senza sapere chi fosse, lo trasfigurano ogni giorno: dai maestri di villaggio, che pongono argini allo sfacelo dell’istruzione africana, a diversi esempi nel contesto europeo.

Abbiamo intervistato Eraldo Affinati per saperne di più.

don Milani

Come è nato il suo nuovo libro?

È nato sui banchi di scuola, visto che sono un insegnante. Da molti anni mi rivolgo agli alunni immigrati, che in fondo rappresentano i ragazzi di Barbiana di oggi. Il mio libro si pone anche come una riflessione sulla paternità.

Cosa l’ha affascinata maggiormente della figura di don Milani?

Il modo in cui il priore ha realizzato una rivoluzione innanzitutto interiore. Ha abbandonato il mondo privilegiato della sua infanzia dorata mettendosi dalla parte degli ultimi nel tentativo di favorire il loro riscatto morale e sociale.

Secondo lei, il messaggio di don Milani è stato interiorizzato dalla nostra società?

Assolutamente no. Proprio per questa ragione don Lorenzo è oggi più attuale di ieri. Abbiamo un vuoto etico da riempire e uno come lui potrebbe aiutarci a farlo nel modo migliore.

In quali aspetti la sua esperienza rimane incompiuta?

Le parole che pronunciamo sono spesso gratuite. Lui ci ha insegnato a legare il pensiero e l’azione. Se tutti lo facessimo, assumendoci la responsabilità dei contesti nei quali operiamo, il mondo sarebbe diverso.

E nella chiesa?

Abbiamo dovuto aspettare Papa Francesco per sdoganare don Lorenzo Milani e indicarlo quale modello essenziale da perseguire. In tanti aspetti il priore ha anticipato le scelte del pontefice argentino. Per questo l’ho chiamato l’uomo del futuro.

Dove si possono trovare tracce della sua eredità spirituale?

Nel mio libro le ho cercate in tutto il mondo, recuperando da certi diari di viaggio le figure di educatori isolati, maestri ed insegnanti che cercano di realizzare sul campo un cristianesimo integrale, in grado di sporcarsi le mani, senza tenersele in tasca pulite e incontaminate.

Ad esempio?

La suora indiana che imboccava i mostri umani. L’educatore berlinese che mi fece conoscere Manfred, un ragazzo alla ricerca di se stesso. Il padre giuseppino che a Città del Messico mi presentò Pedrito il quale a prima vista sembrava dolcissimo e invece era un rapinatore tossicomane.

Per concludere, quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?

Vorrei restare con le tasche vuote. Uno che ha speso tutto. E l’ha fatto a fondo perduto, senza pensare al risultato, ma avendo fede nell’azione in cui è impegnato.

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