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“E’ una bronchite”, ma morì 3 mesi dopo l’incidente: assolti in appello 5 medici

Tobia Belotti, 79enne di Sant'Omobono, venne ricoverato dopo essere stato investito da un'auto: dimesso due volte, morì 3 mesi più tardi. "La diagnosi fu corretta", secondo i giudici

Sono stati assolti in appello mercoledì 7 dicembre i cinque medici in servizio agli Ospedali Riuniti di Bergamo il 31 marzo 2009: Gabriele Gallizioli, Ilaria Greco, Carmelo De Giorgio, Francesco Margarito e Luca Parimbelli. Quella sera Tobia Belotti, 79enne di Sant’Omobono, era stato ricoverato dopo essere stato investito da un’automobile.

Dopo tre radiografie e una Tac, non essendo state rilevate lesioni midollari ma solo un trauma cranico non commotivo, Belotti venne dimesso a seguito delle 24 ore di osservazione.

Il 2 aprile, però, il 79enne tornò ai Riuniti con difficoltà respiratorie. Apparentemente non manifestava sintomi neurologici. Nell’incidente inoltre aveva rimediato un ematoma sotto la lingua: secondo i medici poteva essere quello a rendere difficoltosa la respirazione.

Venne sottoposto a una radiografia ai polmoni, attraverso la quale gli viene diagnosticata una “bronchite non specificata”, prima di essere dimesso.

Il giorno successivo l’anziano tornò al pronto soccorso, sempre con sintomi neurologici non evidenti. Stavolta scattò il ricovero e la risonanza magnetica.

Ma in serata venne colpito da una paraplegia agli arti superiori, fino alla paralisi totale e ai tre mesi di agonia, prima del decesso il 29 giugno 2009.

Una morte, secondo il pubblico ministero Carmen Pugliese che si è occupata dell’inchiesta, dovuta alle lesioni midollari che non sarebbero state tempestivamente diagnosticate, considerate “Gravi errori di valutazione”.

Per questo il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di cinque medici dei Riuniti, accusati di omicidio colposo in concorso con il conducente dell’auto investitrice, un marocchino che aveva già patteggiato un anno e due mesi con la condizionale.

Nel 2013, però, il gup Tino Palestra aveva optato per il non luogo a procedere, “perché il fatto non sussiste”.

Il pm Pugliese decise di ricorrere in appello. Fino alla condanna a un anno di reclusione (con sospensione della pena) per i cinque medici lo scorso 14 marzo da parte del giudice Massimiliano Magliacani.

I condannati ricorrono a loro volta in appello, e vengono assolti: per i giudici la loro diagnosi fu corretta.

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