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I Momix riportano in scena Opus Cactus: “E sarà ancora stupore” foto

Julio Alvarez, storico produttore e manager della compagnia, ci presenta pieno di entusiasmo il grande ritorno di Opus Cactus che arriverà a Bergamo al Teatro Creberg il 9 e 10 dicembre.

L’energia vitale e fantastica di “Opus Cactus” dei Momix torna dopo dieci anni a invadere i palcoscenici italiani. 

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La compagnia teatrale di origine americana, il cui nome deriva da un mangime per bovini, esalta il talento di ballerini-acrobati che danno vita a opere stupefacenti, fatte di immagini surreali e raccontate dal dinamismo dei corpi.

In due serate, venerdì9 e sabato 10 dicembre, il Creberg si colorerà delle atmosfere e dei ritmi tribali dell’opera firmata dal vulcanico coreografo Moses Pendleton che porta in scena la vita che anima il deserto. A 15 anni dall’esordio mondiale e a 11 da quello italiano, Julio Alvarez, storico produttore e manager della compagnia, ci presenta pieno di entusiasmo questo grande ritorno.

Julio Alvarez, qual è secondo lei il segreto del grande successo dei Momix?

Ma è chiaro: perché sono semplicemente bravissimi (ride ndr). A parte gli scherzi, vuole la verità? Non lo so. Fin dal primo giorno, dalla prima esibizione trentasei anni fa, il pubblico è rimasto ammaliato. Le musiche, le danze, i ritmi, i colori. Tutta questa creatività prima ti cattura e poi ti conquista. Ed è stato così in tutto il mondo, non solo in Italia. Non so se si possa definire un segreto, ma creatività e passione hanno di certo contribuito a questo splendido successo.

Perché, dopo più di dieci anni, è stato deciso di riportare sulle scene “Opus Cactus”? 

Per l’enorme richiesta: da tempo oramai in Italia, in Spagna, negli Stati Uniti, ovunque, il pubblico invoca a gran voce questo ritorno. Bisogna saper leggere questa voglia di rivedere l’opera non solo dal punto di vista artistico, perché “Opus Cactus” è molto di più. Porta in scena il pericolo della desertificazione del mondo, non è affatto un’opera militante. Affronta i temi della botanica e i problemi legati all’acqua e alla terra, e come tutto questo poi si rapporta e riflette sull’uomo. Si tratta di qualcosa di importante oltre che accattivante.

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Dopo tutto questo tempo passato a calcare le scene, secondo lei che tipo di pubblico segue maggiormente i Momix?

Uno decisamente ampio perché ho potuto vedere, con grande piacere, bambini di 7/8 anni accompagnati dai genitori incantarsi ed emozionarsi di fronte alla fantasia, ai mostri rappresentati in scena, alle immagini e ai colori che sono semplicemente affascinanti. Ma non posso certo dimenticare quella fetta di pubblico affezionato che va dai 30 ai 50 anni. Un pubblico sì adulto, ma giovane allo stesso tempo.

A tal proposito, cosa può aspettarsi uno spettatore che assiste per la prima volta ad uno spettacolo dei Momix? 

Naturalmente uno spettacolo in pieno stile Momix! Mi spiego meglio: questa fantastica compagnia mette in scena arte e spettacolo che sono contemporaneamente poesia. Le musiche sono coinvolgenti e incantano, è uno spettacolo raffinato ma che comunque sprigiona vitalità. Lo spettatore avrà di sicuro una prima impressione forte, d’impatto. Chi vi si avvicina per la prima volta proverà un moto di sorpresa e stupore. Scoprirà qualcosa di nuovo e originale, anche nell’accezione più pura del termine.

E invece gli appassionati che hanno avuto la fortuna di vedere “Opus Cactus” dieci anni fa, cosa si devono aspettare? Ci saranno sorprese?

A dire il vero lo spettacolo non è cambiato più di tanto. Di certo il pubblico potrà riscoprire emozioni e sentimenti provati la volta precedente. Vedrà riaffiorare ricordi, oppure semplicemente si accorgerà di qualcosa di nuovo. Avrà magari dei dubbi su altro che non ricordava; di certo non potrà non rimanerne stupito una volta di più. Io stesso posso garantirglielo, perché ho provato le stesse cose rivedendo lo spettacolo dopo anni.

In effetti lo spettacolo sembra essere complesso, e anche da un punto di vista fisico piuttosto dispendioso. Quanto tempo richiedono prove e allenamenti?

Guardi, l’opera in sé richiede anni: Pendleton nella sua testa crea, disfa, cambia, modifica. Prima, dopo e durante il lavoro. Anche perché, guardando ad un livello più tecnico, dal 2001 al 2016 la sua maniera di fare teatro è cambiata, si è evoluta, si è perfezionata e raffinata. Lui ci tiene moltissimo, fa un lavoro instancabile. Poi ci sono i ballerini: si prevedono 7/8 settimane di prove e allenamenti giornalieri. Non tutti gli artisti sono uguali. Abbiamo ballerini classici, di danza moderna, ma anche “atleti”. Hanno 5 o 6 ore di allenamenti che non sono mai fisse. Poi il tutto viaria in base ai luoghi in cui ci porta la tournée.

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Ecco appunto… Moses Pendleton: lei che ha seguito i Momix come produttore e manager fin dal primo giorno, come descriverebbe il suo rapporto con lui? 

Assolutamente ottimo! Se così non fosse non saremmo stati in grado di lavorare fianco a fianco tutto questo tempo. L’ho conosciuto nel ’76, e mi innamorai subito della creatività e dell’energia che trasmetteva alla compagnia. Iniziai a lavorare con lui due anni dopo. Certo ogni tanto abbiamo discussioni e arrabbiature, ma c’è sempre tanto tanto rispetto, confronto e condivisione di idee. Le cose importanti le affrontiamo sempre faccia a faccia, o a voce quando siamo lontani. Per il resto…Grazie al cielo ci sono le mail e le segretarie. Mi piace definire il nostro sodalizio un “matrimonio artistico, culturale e commerciale”.

Prima di salutarla, ci può dare qualche anticipazione sui progetti futuri dei Momix?

No! Nel senso che non c’è alcun progetto per ora. Tutti ce lo chiedono e tutti lo desiderano. Il fatto è che abbiamo davvero tanto lavoro da restarne assorbiti. Inoltre abbiamo tre compagnie che si esibiscono in tutto il mondo, motivo per cui Pendleton mi rimprovera di non poter mai avere, oltre al tempo, la compagnia al completo per gettarsi in qualcosa di nuovo. Ma non mi stupirebbe, conoscendolo, ricevere una sua telefonata tra una settimana in cui mi dice “ho avuto un’idea favolosa!”.

La ringrazio davvero moltissimo della sua disponibilità.

Ma si figuri…Ah! Se non viene a vedere lo spettacolo la prossima volta non rispondo più (Ride di nuovo ndr).

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