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“Mattarella, Muti e Daverio si appellano ai giovani, ma nessun ragazzo ha avuto voce”

Patrizia Graziani, direttrice dell'Ufficio scolastico provinciale di Bergamo, commenta i discorsi del Presidente Mattarella, del Maestro Muti e di Philippe Daverio che hanno messo al centro i giovani, la scuola e l'istruzione.

L’esortazione del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che esorta i giovani ad investire in cultura: “quella che qui, in università, si coltiva, si fa crescere, qui come in tutti gli atenei del nostro Paese. E’ una ricchezza particolare”.

patrizia graziani

Il maestro Riccardo Muti che evidenzia come si debba investire sull’istruzione per il futuro dei nostri giovani. E, infine, Philippe Daverio che scuote i giovani: “Siate rivoluzionari”.

Tre messaggi in 18 ore rivolti ai giovani bergamaschi. “È un’attenzione vera? Oppure sono stati solamente interventi di facciata?”. L’interrogativo è di Patrizia Graziani, direttrice dell’Ufficio scolastico provinciale.

“C’è stata e c’è una maggiore attenzione da parte dei giovani – prosegue Graziani -. Il Presidente Mattarella è stato ministro dell’Istruzione, non dimentica mai di rivolgersi a loro e direnderli protagonisti”.

E allora che cosa c’è che non va?
“Ciò che è macato è lo spingere i giovani ad un reale protagonistmo. Bene gli appelli e le esortazioni, ma poi nei fatti accade poco. Lo dico anche rispetto a questi tre importanti opsiti in visita a Bergamo, non c’è stato il coraggio di far parlare i giovani. Non solo quello di averli vicino, ma di lasciare loro spazio, di dare loro voce. Peccato, è stata un’occasione perduta”.

Perchè?
“Perché non ha visto quanto siano invece propositivi i giovani bergamaschi, quante costruttive e buone pratiche stanno portando avanti. Noi, a Bergamo, abbiamo giovani che voglioo stupire il mondo”.

Non crede che siano “apatici” i giovani? 
“I giovani devono conquistare il loro spazio. Detto questo si deve aggiungere che i giovani di oggi, quelli che incontro ogni giorno a scuola, sono propositivi. Elaborano moltissime iniziative. Molti di loro sono impegnati nel volontariato e sono vicini ai più fragili. Sono ragazzi che si impegnano in prima persona e non schiamazzano, hanno scelto una forma diversa di impegno. I giovani di oggi sono molto riflessivi. Gli spazi se li aprono, sono molto propositivi. Abbiamo una Consulta studenti che ha un forte protagonismo. Solamente si deve avere il coraggio di lasciarli parlare, anche nei momenti importanti, quando il protocollo prevede cerimoniali troppo rigidi, la loro voce è sempre necessaria. Si dice sempre che i giovani sono il nostro futuro, ma poi non si ascoltano”.

La sua è un’osservazione interessante e ben circoscritta. Ma la scuola è ricettiva nei confronti dei giovani?
“Dipende un po’ dalla tradizione delle scuole. Ci sono scuole più tradizionaliste ed altre molto innovative nelle relazioni con gli studenti. Anche tra diversi ordini di scuola ci sono atteggiamenti diversi. Ci sono scuole che sono delle vere cucine di idee. Penso all’Istituto Natta che è impegnato per la promozione della legalità e collabora per questo progetto con più di 80 associazioni ed enti. Poi ci sono scuole in prima linea per l’innovazione, altre più tradizionaliste e più chiuse. Dipende molto anche dal dibattito interno alle scuole. Per esempio, nel 2003, è iniziata la preziosa collaborazione con Confindustria per l’alternanza scuola-lavoro”.

Qual è lo sforzo più impegnativo?
“Il confronto dentro e fuori la scuola è già uno sforzo. La vera sfida non è stato aprire la scuola al territorio, ma fare in modo che il territorio entrasse nelle scuole. Ci sono esempi virtuosi di istituti, licei e scuole che non sono conosciuti nemmeno dai vertici bergamaschi. Eppure sono davvero degli esempi che  sono il fiore all’occhiello dell’istruzione bergamasca”.

Nel corso della visita del Presidente della Repubblica, si è parlato molto di scuola e di istruzione. Che cosa manca alla scuola?
“Credo che la scuola sia stata oggetto di troppe riforme che forse non sono state nemmeno pienamente portate a termine.  La scuola ha dei tempi diesel. Se penso che non sono stati ancora aggiornati gli organi della scuola, penso ai regolamenti sugli organi colleggiali del 1974 che è ancora stagnante. Il Testo unico del 1994 è stato ampiamente superato, con gran parte di articoli cambianti o annullati. Le scuole hanno bisogno di essere ammoderbate al loro interno”.

Lei proviene da Mantova, come trova la scuola bergamasca?
“E’ più vivace e stimolante di quanto gli stessi bergamaschi possano percepire. Io non ho trovato i bergamaschi ‘chiusi’, ma con molta voglia di fare. E qeusta operosità mi ha ccomunato molto con la mia terra d’origine che è Mantova. A Bergamo mi sono trovata molto bene. In particolare per le collaborazioni straordinarie con molti enti. Sembra sempre tutto molto in salita, ma trovo che sia molto più stimolante delle discese. Devo poi sottolineare che il capitale umano della scuola sono gli insegnanti, e a Bergamo ho trovato molti docenti che non si limitano all’insegnamento della loro disciplina ma creano e propongono progetti di crescita e di vita per i ragazzi che sono loro affidati. E’ un’ottima tradizione che c’è, che va coltivata e che va aggiornata continuamente. Promuovo tutti i nostri studenti per la loro grande maturità e collaborazione”.

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