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Sonzogni: “Referendum, Treviglio non ha perso il suo animo riformista”

Stefano Sonzogni, consigliere all'opposizione per il Partito Democratico: "Il contenuto distacco rispetto ai 'No' è assolutamente confortante poiché, pur sostenuto dal solo Partito Democratico e da tanti liberi cittadini, il 'Sì' è arrivato al 47,51%"

“Al di là dell’esito del referendum, Treviglio non ha perso il suo animo riformista”. Il distacco di quasi 5 punti percentuali del “No” alla riforma costituzionale sul “Sì”, non sembra aver fatto cadere nello sconforto i democratici trevigliesi. Perlomeno, quelli della frangia renziana del partito.

A parlare è Stefano Sonzogni, consigliere all’opposizione per il Partito Democratico il quale, senza nascondere la delusione per l’esito della votazione, ha analizzato il risultato del referendum di domenica 4 dicembre, dichiarando che “Il contenuto distacco rispetto ai ‘No’ è assolutamente confortante poiché, pur sostenuto dal solo Partito Democratico e da tanti liberi cittadini, il ‘Sì’ è arrivato al 47,51%, con ben 7.731 voti: una soglia che, da parecchio tempo, non veniva raggiunta dall’area di centrosinistra. Non da ieri, infatti, l’elettorato trevigliese, mosso dall’indole molto concreta della sua gente, ha dimostrato di essere poco propenso a farsi imbrigliare negli schemi della politica nazionale. Dietro quella percentuale, rivedo quel consistente elettorato riformista e moderato che non chiede rivoluzioni ma che ha a cuore il buon governo fatto di piccoli, ma costanti, passi”.

L’analisi di Sonzogni si basa sostanzialmente sul confronto della vittoria del centrosinistra del 2006, quando con ben 7.017 Ariella Borghi vinse il ballottaggio contro l’avversario Giorgio Zordan, e i 7.731 sì barrati dai trevigliesi: un dato significativo per lo stesso consigliere che, nonostante il cauto ottimismo dimostrato, non nasconde certo i mea culpa: “L’errore di Renzi ed in parte nostro – continua – è stato quello di aver dato l’impressione di tradire certi cavalli di battaglia del cosiddetto ‘renzismo’ della prima ora. Di aver scontato, quindi, troppi compromessi per far passare la riforma, giungendo ad un testo che aveva non poche ombre, pur tra le molte luci. Dobbiamo tornare a quel renzismo, che tanto, in realtà, aveva in comune con la piattaforma politica del Movimento Cinque Stelle, tanto è vero che non pochi sostenitori di Renzi votarono il M5S alle politiche del 2013, per poi dare fiducia al PD alle europee”.

“Se vi sono avversari da battere – ha concluso – questi sono l’egoismo e la demagogia del centrodestra a trazione leghista. Sono la pochezza della vecchia guardia del PD, che pur di non perdere il controllo della ditta è disposta all’autodistruzione. Insomma dobbiamo ritrovare la fiducia dei tanti italiani che hanno creduto nella capacità di rinnovamento interpretata da Renzi e che, in parte, forse sono rimasti delusi per un eccesso di aspettative”.

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