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Referendum, i figli dei padri costituenti bergamaschi: “Le nostre ragioni del Sì e del No”

Manca sempre meno al referendum del 4 dicembre. Ne abbiamo parlato con due voci d'eccezione: Claudio Cremaschi e Maurizio Vicentini, rispettivamente figli di Carlo e Rodolfo: due dei quattro bergamaschi eletti all'assemblea dei "padri costituenti". Ecco cosa ne pensano

Siamo ormai agli sgoccioli. Con il referendum costituzionale del 4 dicembre gli italiani sono chiamati a respingere o approvare la riforma Boschi-Renzi. A meno di 48 ore di distanza dal voto sono ancora molti gli indecisi che non riescono a orientarsi tra le modifiche previste dal progetto di riforma della Costituzione che sarà oggetto del prossimo referendum. Tra i principali punti chiave del ddl Boschi la consistente revisione dell’assetto parlamentare e amministrativo, del processo legislativo e del rapporto tra lo Stato centrale e le Regioni. Se vince il ‘No’, resta in vigore l’attuale Carta costituzionale.

I pareri in merito si sono sprecati. Ma cosa ne pensano dell’imminente chiamata alle urne i figli dei cosiddetti “padri costituenti”. Ovvero, coloro che i principi e le basi della nostra Costituzione li hanno prima pensati e poi messi nero su bianco? Lo abbiamo chiesto a Claudio Cremaschi e Maurizio Vicentini, rispettivamente figli di Carlo e Rodolfo: due dei quattro bergamaschi eletti all’assemblea dei “padri costituenti”.

CLAUDIO CREMASCHI

Carlo è stato mio padre e di altri nove tra fratelli e sorelle – racconta Claudio Cremaschi, 69 anni, docente e preside di un istituto scolastico bergamasco -. Ci spiegava, anni dopo, del clima acceso e delle passioni politiche del tempo. Ma anche della convinta ricerca, tra parti opposte e spesso conflittuali, di una sintesi che permettesse a tutti di riconoscersi in una Carta, che fosse la Casa comune degli italiani nell’Italia post-fascista. Questo processo di inclusione, di condivisione, di mediazione, è mancato fin dall’inizio dell’attuale processo riformatore.

Io avrei condiviso l’ispirazione di molti punti della riforma, ma sono convinto che sia stata realizzata in modo confuso e contradditorio, e che produrrà, se approvata, conflittualità, ricorsi, e complicazioni, in particolare nel riparto delle competenze con le regioni (che esclude dal processo quelle a statuto speciale) e nella nuova definizione del procedimento legislativo, ancora bicamerale, ma molto più confuso di prima. Questo anche grazie a un testo scritto in maniera incomprensibile, su cui però i cittadini sono chiamati ad esprimersi con un ‘Sì’ o un ‘No’. Un testo scritto in “burocratese” che svilisce lo stile della “Costituzione più bella del mondo”. Come sarà possibile, se verrà approvata, far conoscere e amare ai nostri giovani un documento imbottito di astrusi riferimenti ad articoli, commi, parti e rimandi?.

Mio padre ha avuto dieci figli. Non tutti voteranno allo stesso modo, per diversità di valutazione su alcune delle modifiche; ma avrebbero preferito non essere costretti a votare in blocco su argomenti tra loro così diversi. E credo che tutti condividano il dolore per questa campagna referendaria astiosa e a tratti volgare, che lascerà una grave frattura nel paese, di cui non si sentiva proprio la necessità.

MAURIZIO VICENTINI

Esprimere un’opinione sul tema del “Referendum”, o comunque sull’intenzione del voto referendario, non è affatto semplice – commenta Maurizio Vicentini, 70 anni, dottore commercialista con studio in via Camozzi 77 a Bergamo -. Molte delle argomentazioni sviluppate sia dai favorevoli al ‘Sì’ che dai favorevoli al ‘No’ contengono una parte di verità. Ma, a mio modesto modo di vedere, gran parte di convenienze prettamente politiche.

Quel che è certo è che la Costituzione, così come è stata pensata ormai settant’anni fa, è nata in un contesto nazionale totalmente differente a quello attuale. Allora l’Italia era appena uscita da un ventennio di dittatura fascista che aveva reso quasi vitale per i nostri padri costituenti la necessità di creare un bicameralismo di garanzia democratica, che oggi rischia di apparire superato, se non addirittura di intralcio alla necessaria speditezza legislativa.

Rispetto alla politica “vissuta” in famiglia, posso dire che Rodolfo è stato mio padre e di altri cinque tra fratelli e sorelle. Purtroppo siamo rimasti solo in due. Non so dirvi se l’opinione mia e quella di mio fratello coincideranno al momento di recarsi alle urne, ma personalmente ritengo che un cambiamento dell’attuale assetto costituzionale sia necessario, soprattutto al fine di velocizzare un processo legislativo che purtroppo non ci permette di tenere il passo degli altri paesi europei.

Tuttavia credo che l’ideologia, oggi, sia definitivamente venuta meno. Quel che mi preoccupa è vedere come una decisione così importante sia ormai “governata” dalla personale convenienza politica, senza entrare nel merito di una riforma che, nel bene o nel male, implica a tutti quanti la possibilità di essere dei nuovi padri costituenti.

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