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Riccardo Muti suona per Mattarella e Gavazzeni e delizia il Donizetti foto video

"Cantare amantis est, dice sant'Agostino: cantare è cosa di chi ama". È la dedica che il maestro Riccardo Muti lascia a Bergamo per la "festa di compleanno" di Gaetano Donizetti. Muti ha ricordato anche il maestro Gian Andrea Gavazzeni.

“Cantare amantis est, dice sant’Agostino: cantare è cosa di chi ama”. È la dedica che il maestro Riccardo Muti lascia a Bergamo per la “festa di compleanno” di Gaetano Donizetti.

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Forse è qualcosa di più di una dedica. È un augurio al Donizetti Opera Festival che nel giorno della nascita del grande compositore bergamasco, il 29 novembre, ha visto nel massimo teatro cittadino il concerto speciale del maestro Muti alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Martedì 29 novembre 2016, rimarrà negli annali della storia di Bergamo come una giornata memorabile.

Il maestro Riccardo Muti – che quest’anno festeggia i 50 anni di carriera – ha saputo deliziare il pubblico del massimo teatro cittadino con un concerto speciale con l’orchestra Orchestra Giovanile Luigi Cherubini, aperto con l’inno di Mameli. Poi tre sinfonie: Don Pasquale di Donizetti, la Sinfonia n. 4 in Do minore D 417 “Tragica” di Schubert, e per finire la Sinfonia n. 5 in Mi minore op. 64 di Čajkovskij.

Se il Don Pasquale era un tributo per Gaetano Donizetti, opera che Muti diresse nel 1971 a Salisburgo e che gli spalancò la strada di una luminosa carriera internazionale, è nella sinfonia n. 5 di Čajkovskij che è stato in grado di trascinare il pubblico nelle emozioni più forti che deliziano l’anima.

Una direzione magistrale e un’orchestra che è traguardo e punto di partenza per molti giovani musicisti di talento. Ed è proprio su questo punto che Muti ha voluto soffermarsi nei suoi saluti finali al pubblico. Un breve e caloroso discorso nel quale ha ricordato anche il maestro Gian Andrea Gavazzeni nel ventennale della morte.

Un pubblico in delirio con striscioni e biglietti tricolore lanciati dal loggione.

“Io sono l’esito della scuola italiana di cui vado fiero, i successi che mi vengono tributati all’estero riconoscono che sono partito da qui. Ed è ai giovani musicisti di talento che penso, mi preoccupo caro Presidente, perché vorrei che per tutti loro ci fosse un futuro”.

Nessun bis, ma un abbraccio e quale miglior augurio: “cantare è cosa di chi ama”. E Bergamo ha iniziato ad intonare un nuovo e strepitoso canto.

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