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Pif tra guerra e mafia: “Denuncio la borghesia del sud, ma vale anche per Bergamo”

Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, a Bergamo con il suo ultimo film "In guerra per amore": «Per fare il bene non bisogna allearsi con il male».

Attore e regista, Pierfrancesco Diliberto, in arte Pif, ha raggiunto Bergamo invitato dalla rassegna Molte fedi sotto lo stesso cielo. martedì mattina all’Auditorium di Piazza della Libertà, si sono tenute due proiezioni del suo ultimo film, In guerra per amore.

Pif indossa una giacca e un cappellino con una visiera persino dentro all’auditorium, che toglie soltanto quando al termine della proiezione sale sul palco per rispondere alle domande del pubblico. “Doveva essere un film comico, ma sembra piuttosto drammatico: con certi temi non si scherza – commenta, per rompere il ghiaccio – All’inizio avrei voluto parlare di partigiani – risponde Pif a una domanda dal pubblico – ma mi sono reso conto che è un tema che, più che unire, divide” commenta, con un po’ di rammarico nella voce.

Il regista, palermitano, è anche membro dell’Anpi, l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia. “Anche lo sbarco degli Alleati in Italia, però, è un avvenimento di interesse e importanza storica”. Il film parla proprio di questo: si parte dagli Stati Uniti e dal protagonista Arturo, interpretato dallo stesso Pif, innamorato di Flora di un amore corrisposto. Flora, però, è nipote del gestore del locale per cui lavora anche Arturo, ed è stata promessa in sposa a Carmelo, figlio di un boss mafioso. Arturo allora si arruola nell’esercito e approfitta dello sbarco in Sicilia per andare a chiedere la mano di Flora al padre.

Il messaggio del regista è polemico e storico: “Per fare il bene non bisogna allearsi con il male, perché ‘batte cassa’”. Nel corso delle operazioni, infatti, gli americani hanno collaborato con i boss mafiosi per conquistare l’isola in modo rapido e indolore e in cambio hanno permesso la scarcerazione di criminali e mafiosi che sono stati nominati responsabili delle amministrazioni cittadine, assicurando la rinascita della criminalità organizzata. “Si tratta di un periodo con cui non abbiamo mai fatto i conti. Se da un lato i tedeschi hanno avuto ogni giorno per chiedersi come fossero arrivati al nazismo, noi italiani abbiamo cancellato tutto. Non eravamo semplicemente alleati con il nemico, eravamo il nemico: abbiamo dichiarato guerra agli Stati Uniti d’America e all’Inghilterra, tra le tante nazioni coinvolte nel conflitto, e dopo lo sbarco abbiamo accolto come salvatori gli americani”.

Il film, occupandosi di questi temi, è anche una rievocazione storica. “Ho letto numerosi libri per documentarmi e mi sono recato sul luogo dello sbarco. Nei paesi ci sono tanti ottantenni e novantenni perfettamente lucidi che ricordano tutto”. Sono stati gli stessi abitanti dei paesini a sostenerlo durante le riprese: “Non si può girare un film senza questa collaborazione. Sono stati tutti gentili nonostante non fossero mai stati abituati al cinema”.

pif a bergamo

Ma il tema di fondo è la mafia. Pif, spiega a Bergamonews, ha accompagnato i suoi spettatori indietro nel tempo, dagli anni Novanta in cui è ambientato La mafia uccide solo d’estate, il suo primo film. Spesso Pif si riferisce a In guerra per amore come il prequel del secondo. «”La mafia è esistita sempre, ma ha fatto un salto di qualità con lo sbarco. Questo film spiega come siamo arrivati alla situazione degli anni Novanta”.

La situazione è migliorata, però. “Andare a Palermo non è mica andare in Afghanistan – risponde Pif a un ragazzo del pubblico, scherzando – e se ti va bene al massimo ti scippano la borsa. Palermo è diversa: ora è possibile aprire un negozio senza dover pagare il pizzo. È stato un cambiamento lento per cui abbiamo pagato un prezzo altissimo, ma lo dico con orgoglio. In Calabria, ad esempio, è tutto come vent’anni fa”.

“Nei miei film denuncio la ‘borghesia palermitana’ in cui sono cresciuto – prosegue il regista – perché nonostante avesse gli strumenti per capire non li ha mai usati. Questo vale anche per il nord dell’Italia e Bergamo”. Pif ricorda infatti di un incontro con une ex presidente della Provincia che sosteneva che “di mafiosi con la coppola non ce ne sono al nord” e replica: “Nemmeno io ne ho mai visti in Sicilia. Eppure la mafia c’è. L’errore è nell’orgoglio, perché non si vuole accettare che la mafia è arrivata fin qui, lo stesso orgoglio dei palermitani”.

Spiega Pif a Bergamonews: “Non ho scelto di fare un film ruffiano. Pur riconoscendo che fare film è qualcosa di commerciale, sono riuscito nel mio lavoro perché sono stato in grado di far combaciare il mio interesse a quello economico della produzione”. Pif guarda al cinema come uno strumento per rappresentare il passato, “perché di attualità si occupa la televisione. Non permette la dialettica diretta ed è per questo che occasioni di confronto come queste sono importanti. È bello incontrare gli spettatori e ragionare a voce alta”.

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