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La levataccia, il viaggio e la grande gioia: storia di una trasferta bolognese per l’Atalanta dei record

Il nostro amico Andrea Boreatti, esperto di Atalanta e firma di Bergamonews, domenica ha seguito i nerazzurri al Dall'Ara. E ci ha raccontato la sua domenica carica di passione ed entusiasmo

E’ domenica mattina, mi sveglio e guardo la sveglia: 7.30. Come mai così presto? Mi sento al contempo euforico e agitato. Da un lato la voglia di passare l’intera giornata con i miei figli per seguire la Dea in trasferta mi galvanizza, dall’altra penso che se non dovessimo fare risultato è la mia prima trasferta dell’anno e quindi… mai più per tutto il campionato.

Ripenso per un attimo alla vittoria con la Roma ed alla promessa fatta ad Enrico e Pietro: se battiamo la Roma andiamo a Bologna. Fischio finale, io e Pietro ci abbracciamo e, a mo’ di Caressa e Bergomi, gridiamo: “Andiamo a Bologna”.

I preparativi trascorrono veloci: colazione, vestiti, vessilli nerazzurri da preparare. Salutiamo le donne di casa ed il piccolo Tommaso. Sono dispiaciuto di non poterlo portare con noi, ma deve fare un ritiro per la Prima Comunione e mia moglie su questo è inflessibile: oggi per lui Bologna è off limits.

L’appuntamento è alle 9.40 vicino all’autostrada con alcuni amici, un breve saluto, controlliamo se le sciarpe sono ben posizionate e si parte. Vedo che nell’altra auto c’è anche il figlio di Alessandro e questo mi obbligherà a mantenere la consegna del silenzio con Tommaso circa la sua presenza: sarebbe un ulteriore dispiacere per lui.

Il viaggio è molto tranquillo, l’unica preoccupazione è un po’ di nebbia peraltro prevista. I ragazzi ascoltano musica, dormono, chiacchierano. Io parlo pochissimo e mi accorgo che, nonostante l’apparenza, sono abbastanza agitato. La Dea sta giocando un gran calcio, stiamo dando lezioni a tutti, vuoi vedere che proprio oggi succede l’imprevedibile? Del resto non sarebbe una cosa così fuori dal mondo, un po’ di appagamento, un calo di concentrazione, si insomma una gara sottotono potrebbe anche starci.

Ma no dai, non proprio oggi, non quando ho deciso di venire a sostenerla. E così arriviamo a Bologna. Sistemiamo le auto nei pressi della curva ospiti, già posizionate per poi poter ripartire dopo il match senza restare imbottigliati nel traffico. Entriamo al ristorante che avevamo prenotato, siamo solo noi anche perché l’orario è abbastanza anticipato visto che è soltanto mezzogiorno.

Nel giro di mezz’ora il ristorante si riempie e sembra di essere al Bar Stadio in viale Giulio Cesare: praticamente quasi tutti i tavoli sono occupati da atalantini, i pochi bolognesi se ne stanno zitti e pensano a mangiare. Ci si saluta, incontro alcuni amici, tutti sono carichi. Più passa il tempo e più penso che no davvero, oggi non può andare male.

Pochi passi e siamo all’entrata del settore ospiti, ci perquisiscono come se fossimo dei terroristi ma non trovano nessun kalashnikov e quindi ci permettono di entrare. Il clima all’interno dello stadio è molto tranquillo, un bel sole sta scaldando Bologna e la giornata tersa fa sì che i colori autunnali sembrino ancora più marcati.

Nel settore ospiti saremo qualche decina, la stragrande maggioranza deve ancora arrivare con i pullman organizzati. Abbiamo tutto il tempo di decidere dove posizionarci, saliamo in alto per goderci una visione completa di tutto il Dall’Ara ma poi decidiamo di sederci molto più in basso, ci sembra di poter stare più vicini alla squadra.

Enrico e Pietro sono molto carichi, canticchiano qualche coro, ma in pochi li seguono. E’ ancora presto.

L’attesa è lunga, si chiacchiera, si aspetta il risultato finale dell’anticipo della Lazio sperando che non vinca, ma poi così non sarà. Man mano che il tempo passa il settore ospiti si riempie: tifosi organizzati, facce note. Una cosa mi colpisce: tante famiglie con i loro bambini, persone che hanno deciso di seguire la squadra sperando in una domenica di festa. E tante donne, ragazze, mamme.

Quando gli atalantini entrano per il riscaldamento cominciano i cori di incitamento. Il primo è Sportiello, al rientro dopo diverse settimane, e i tifosi gli chiedono di “saltare con la curva”, cosa che il numero uno atalantino fa. Poi tutti gli altri e ci sono grida e applausi per ognuno di loro. Anche i bolognesi incitano i loro beniamini: pubblico molto corretto, mai un coro fuori luogo.

Manca qualche minuto alle 15 ed il settore ospiti è una bolgia: i giocatori fanno il loro ingresso in campo accompagnati dall’incitamento dei tifosi e la partita comincia.

Nei primi dieci minuti i nostri sembrano un po’ frastornati ed il Bologna sembra partire forte. Ecco, dico tra me e me, oggi vedrai che gira male. Ma per fortuna è un fuoco di paglia. Già al 13° Conti può segnare solo davanti a Mirante, su splendido cross del Papu, ma arriva tardi e la sua conclusione gli sbatte sulla tibia e finisce alta. Passano pochi minuti e l’azione si ripete: cross del Papu ma stavolta Masiello con un piattone al volo supera Mirante.

Enrico accanto a me mi abbraccia, Pietro sotto di noi viene travolto e anche con gli altri amici è un abbraccio unico. Il settore ospiti trabocca di gioia, i cori si levano alti, sembra di essere in Pisani.

Siamo in vantaggio anche oggi. Il Bologna sembra inizialmente frastornato, la Dea gioca a memoria ma non con la stessa intensità di sempre. E così i padroni di casa ci provano e quando la palla calciata da Viviani colpisce la traversa un brivido corre sulla schiena di tutti noi. Pericolo scampato.

Ma il pallino l’abbiamo in mano noi, sbagliamo un paio di buone occasioni, ho paura che si possano rimpiangere questi gol non fatti e la persona seduta dietro di me la pensa nello stesso modo: dobbiamo mettere il risultato al sicuro.

L’intervallo trascorre veloce, non c’è il tempo di pensare a nulla e si riparte. Il copione è lo stesso: l’Atalanta gioca bene ma sbaglia troppo in fase conclusiva. Cerchiamo di incitare la squadra, Enrico e Pietro gridano come matti. Parte anche qualche coro non bellissimo contro i tifosi di casa: inutile, perché farlo? Vorrei solo tifo a favore, del resto i bolognesi si sono comportati bene.

A metà secondo tempo da un angolo di Gomez, Kurtic si alza in volo e di testa colpisce con forza il pallone spendendolo in fondo al sacco. A questo punto è davvero una bolgia inimmaginabile, Enrico e Pietro saltano come due forsennati, siamo di nuovo tutti abbracciati,. Ogni persona lo fa con il proprio vicino, come se ci si conoscesse da sempre mentre invece non sai neppure chi è.

E’ il colpo del ko, il Bologna è incapace di reagire e, anzi, siamo proprio noi ad andare nuovamente vicini al gol. Sono tranquillo, non ho più alcun timore che possa succedere qualcosa, i nostri spadroneggiano in campo e arriva il fischio finale.

I giocatori vengono sotto la curva, tutti insieme, vicinissimi, vogliono raccogliere l’abbraccio di noi tifosi e ringraziarci per il nostro sostegno. Alzo le braccia al cielo in segno di esultanza. Con i ragazzi usciamo dallo stadio, percorriamo il viale verso l’auto e tutto traborda di nerazzurro. Le auto dei nostri tifosi suonano i clacson, i poliziotti ci guardano, Enrico dice che sembriamo i padroni di Bologna.

Le sciarpe fuori dal finestrino e si parte. Anche all’autogrill di Modena quelli del bar ci guardano e commentano tra di loro. E io, mentre mi aggiro con la felpa della Dea, li osservo e orgogliosamente penso sempre tra me e me: si, siamo i tifosi dell’Atalanta e siamo quarti in classifica!

Dopo tutte queste emozioni la stanchezza prende il sopravvento sul gruppo: come al solito mi ritrovo solo a guidare mentre Enrico e Pietro si godono un po’ di relax.
Ma si dai ragazzi sognate, che magari sabato facciamo la festa anche alla Juve. Ma pensiamolo anche sottovoce.

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