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Il sindaco Gori su Facebook all’amico della figlia che vota No: “Sbagli”

Dopo aver letto il post pubblicato sul social da un amico della figlia Angelica, con quelle che sarebbero le sue motivazioni a favore del 'No' al referendum, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha deciso di rispondergli punto per punto

La riforma secondo Gori. Dopo aver letto il post pubblicato su Facebook da un amico della figlia Angelica, con quelle che sarebbero le sue motivazioni a favore del ‘No’ al referendum costituzionale del prossimo 4 dicembre, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ha deciso di rispondergli punto dopo punto, portando a sua volta le ragioni che lo spingono a votare per il ‘Sì’.

“Un paio di giorni fa Angelica mi ha fatto leggere il post pubblicato su Facebook da un suo amico (sospetto un po’ più grande), nel quale vengono messe in fila le ragioni per cui questo ragazzo è orientato a votare ‘NO’ al referendum del 4 dicembre”, scrive il sindaco su Facebook.

Sarebbero motivazioni di merito, alcune delle quali molto popolari sul web. “Chi l’ha scritto non cita questioni politiche, non vota ‘NO’ per far dispetto a Renzi – continua Gori -. Lo fa perché la riforma non lo convince. Mi è venuta allora voglia di rispondergli pubblicamente, impegnandomi con mia figlia a non svelarne l’identità”.

Punto dopo punto, qui di seguito, trovate le sue argomentazioni – contrassegnate con la lettera A: amico – e quelle del sindaco, con la lettera G.

A – Voto no perché la riforma è scritta male ed è confusa e di certo non semplifica.

G – La riforma non è affatto confusa. Anzi, semmai – si veda il famoso art.70, quello che fissa i compiti della Camera e del nuovo Senato -, è in alcuni passaggi fin troppo precisa. Semplifica, perché supera il bicameralismo paritario (un’assoluta anomalia italiana) e mette finalmente ordine tra i compiti dello Stato e delle Regioni. E’ perfetta? Ovviamente no. E’ il frutto di un lunghissimo iter parlamentare (173 sedute, 4.700 interventi, oltre cento emendamenti accolti sui 589 mila presentati) che ha comportato numerose mediazioni, com’è normale in democrazia. Ma è di gran lunga preferibile al lasciare le cose così come sono. L’Italia ha un assoluto bisogno di diventare un Paese più semplice e più efficiente: la riforma va esattamente in questa direzione.

A – Non finisce il bicameralismo paritario anzi diventerebbe un ibrido che di certo non significa velocità nel produrre le leggi.

G – Il bicameralismo differenziato, in cui i due rami del Parlamento hanno ruoli differenti anziché essere uno la copia dell’altro, è il sistema istituzionale più di gran lunga più diffuso. La riforma semplifica e velocizza il processo di formazione delle leggi perché riduce a pochi casi – tra cui le leggi costituzionali ed elettorali – la necessità di voto bicamerale. In questo modo si potrà anche mettere fine all’abuso della decretazione d’urgenza e del voto di fiducia, espedienti utilizzati dall’Esecutivo per velocizzare l’iter legislativo che sviliscono però il ruolo dei parlamentari.

A – Il nuovo Senato sarebbe sì tagliato (in totale 630 deputati e 100 senatori ma totalmente sbilanciati), ma sarebbe formato da consiglieri regionali e sindaci (che già sono poco presenti per le loro città) NON più eletti da noi e che oltre tutto prenderebbero l’immunità parlamentare.

G – Qui ci sono tre cose da correggere:
1) non è vero che sindaci e consiglieri regionali non si occupino delle loro città (o regioni). Già oggi sono obbligati ad andare di frequente a Roma per seguire questioni importanti per il loro territorio. Il nuovo Senato delle autonomie – che sia i partiti di centrosinistra che quelli di centrodestra hanno da tempo nel loro programma – darà finalmente una veste istituzionale a questo ruolo. Per i 100 senatori non è previsto alcun compenso.
2) non è vero che l’elezione dei senatori sia sottratta ai cittadini. La legge è chiara. La Regioni indicheranno infatti i senatori “in conformità alle scelte espresse degli elettori”. Significa che saranno i cittadini – in occasione del rinnovo dei consigli regionali, attraverso una doppia scheda o attraverso le preferenze, secondo un meccanismo che verrà precisato attraverso una legge ordinaria – a scegliere i propri rappresentanti al Senato.
3) l’immunità parlamentare, che è riconosciuta dalla Costituzione della Repubblica a tutti i membri del Parlamento, non è affatto – come qualcuno pensa (o dice) – un meccanismo che ne assicura l’impunità. Indagini, processi e condanne funzionano per i parlamentari come per tutti i cittadini. L’unica “ “protezione”, a garanzia dell’indipendenza del potere legislativo rispetto a quello giudiziario, consiste nel divieto di perquisizione, di intercettazione e di arresto cautelare dei parlamentari (salvo che siano colti in flagranza di reato) in assenza di un’autorizzazione della Camera a cui appartengono. Si tratta di un dispositivo presente in tutti i Paesi democratici. L’unico Paese che l’ha abolito, negli ultimi tempi, è la Turchia di Ergogan.

A – Se dobbiamo parlare di questione di governabilità, in realtà le leggi non verrebbero velocizzate perché questa dipende dalla capacità e coesione delle forze politiche e non di certo dai regolamenti e l’iter legislativo. Anche perché il passaggio Senato-Camera avviene appena solo per il 20% delle leggi emanate.

G – Non è vero. Attualmente tutte le leggi hanno bisogno della doppia approvazione Senato-Camera. Se la riforma costituzionale fosse già stata in vigore, invece, solo il 3% delle leggi approvate nell’attuale legislatura avrebbe avuto bisogno del voto bicamerale.

A – La burocrazia in Italia è lenta? Vero. Se vince il Sì si velocizza? Falso. Anche perché Renzi è riuscito a far passare leggi per lui comode in brevissimo tempo (Lodo Alfano 20 giorni, Porcellum 3 mesi, Buona scuola circa 4 mesi).

G – Tanto il Lodo Alfano che il Porcellum sono leggi varate dal centrodestra quando al governo c’era Berlusconi, entrambe poi bocciate dalla Corte Costituzionale. Renzi non c’entra nulla e il centrosinistra votò contro in entrambi i casi. La Buona Scuola è sì stata approvata in 4 mesi, ma solo grazie al voto di fiducia del Senato sul cosiddetto “maxiemendamento” confezionato dal Governo, diversamente non avrebbe mai superato l’ostacolo degli oltre 3 mila emendamenti presentati. Resta il fatto che la media dei tempi di approvazione delle leggi di iniziativa parlamentare è, per l’attuale legislatura, superiore ai 500 giorni, con diverse leggi che ci hanno messo 3 o 4 anni a superare il rimpallo tra Camera e Senato.

A – Voto no perché i famosi costi della politica si ridurrebbero a 49 milioni di Euro, una misera cifra in confronto a quasi 2 miliardi di euro. E l’assurdità è che da quando Renzi è al governo i costi di Palazzo Chigi sono aumentati pure di 100 milioni di euro.

G – I risparmi legati alla riforma sono ben più consistenti. Taglio di 315 indennità, economie sul funzionamento del Senato, riduzione degli stipendi dei consiglieri regionali, eliminazione dei trasferimenti ai gruppi regionali, eliminazione delle province e soppressione del CNEL portano complessivamente ad un risparmio di circa 490 milioni di euro. I risparmi più importanti deriveranno però dalla maggior celerità dell’eliminazione di tanti rallentamenti e blocchi dovuti alla burocrazia. I contenziosi tra Stato e Regioni generati in questi anni dal confuso Titolo V sono stati ben 1.715, che hanno occupato più del 40% del tempo della Corte costituzionale: significa che provvedimenti importanti per i cittadini e per la nostra economia sono rimasti bloccati dalla burocrazia per mesi o addirittura per anni”.

“Per questa ragione, e per tutte le precedenti – conclude il sindaco – il 4 dicembre voto ‘SI’’…e vi invito a fare altrettanto”.

IL POST SU FACEBOOK PUBBLICATO DAL SINDACO

Commenti

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  1. Scritto da Marcus242

    Tutti dimenticano che se vince il sì, la sanità verrà centralizzata a Roma e quindi le risorse della sanità lombarda saranno dirottate verso altre regioni. Quindi chi vota sì deve sapere che vota per avere meno cure e per pagare molto di più quelle poche che resteranno. Per questo io voto NO.