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Alternanza scuola-lavoro: aziende in pista per i progetti 2016-2017 fotogallery

A Confindustria Bergamo il punto sulle esperienze più avanzate. Il sito www.aziendaescuola.it favorirà l’incontro fra domanda e offerta.

“No, le fotocopie no” supplicava in cuor suo il malcapitato studente strappato al banco di scuola e spedito nei più svariati luoghi di lavoro per una o due settimane di stage o alternanza.

Oggi lo spauracchio di passare giornate a svolgere lavori ripetitivi e noiosi non c’è più. Piuttosto, almeno nelle esperienze aziendali più avanzate, l’arrivo dei ragazzi è sentito come una ventata di aria fresca, uno stimolo a elaborare approcci al lavoro innovativi e un aiuto a “guardarsi dentro”, beneficiando di un altro punto di vista. Una conferma è venuta anche dal racconto delle “best-practices” che hanno costituito il cuore del convegno organizzato da Confindustria Bergamo per fare il punto su quanto fatto e mettersi in pista per i progetti dell’annata 2016-2017. Fra i nuovi strumenti a disposizione per agevolare il dialogo tra aziende e istituti scolastici e realizzare progetti specifici, anche un portale ad hoc, all’indirizzo www.aziendaescuola.it, realizzato grazie alla collaborazione fra Confindustria Bergamo e Ufficio scolastico. Nelle prossime settimane sarà inoltre disponibile un manuale che fa il punto sull’esperienza bergamasca con dati, riferimenti normativi e casi concreti.

“Non dobbiamo avere paura – ha spiegato Vittoria Guadalupi, marketing & finance director Vin Service Dispensing Group, che ha presentato il project work “Acqua alla fonte” con il liceo classico Sarpi e l’esperienza di alternanza con il Liceo scientifico Mascheroni condotti nel passato anno scolastico – perché proporre un percorso strutturato, che consenta ai ragazzi di crescere e di lavorare insieme, dà risultati molto più tangibili di un semplice affiancamento alle normali funzioni aziendali”.

Sulla stessa lunghezza d’onda anche Dario Tognazzi, vice-presidente del Comitato Piccola Industria, che ha presentato il modello di alternanza con l’Istituto Tecnico Commerciale Vittorio Emanuele e la rete “Piccole imprese per l’alternanza” creata per sostenere le aziende meno strutturate durante tutte le fasi, Omar Imberti, responsabile marketing operativo di Scame Parre, che ha illustrato il project work condotto con il liceo linguistico Falcone basato sull’analisi del sito aziendale e dei siti web concorrenti, progetto che verrà riproposto in primavera, e Roberta Beltrami, hr di Radici Group, già in pista per l’adozione di una ventina di ragazzi in questo anno scolastico, che ha presentato il progetto “Poliammide di classe” con l’istituto Superiore Natta, caratterizzato dal coinvolgimento dei docenti e la stretta concessione con i programmi scolastici, e l’esperienza con l’Istituto Superiore Valle Seriana.

Replicabilità del modello e coinvolgimento dei docenti, nonché dei genitori, a volte, soprattutto nel caso dei licei, poco convinti della bontà di queste esperienze fuori dall’aula, sono alcuni degli elementi chiave su cui ha invitato a riflettere Clelia Valle, vice-presidente dei Giovani Imprenditori di Confindustria Bergamo, mentre in apertura Patrizia Graziani, dirigente Ufficio Scolastico di Bergamo, ha ricordato la partecipata sperimentazione che ha riguardato la nostra provincia, attiva fin dal 2003, e che ha permesso di arrivare preparati e con un modello virtuoso, all’attuale fase di alternanza obbligatoria ed estesa anche ai licei, seppur con un monte ore inferiore. In totale sono stati coinvolti nella provincia poco meno di 16 mila studenti nell’anno 2015-2016 che potrebbero diventare 24 mila in questo anno scolastico.

“Il modello duale tedesco – ha sottolineato – sembra l’unico punto di riferimento, ma il modello italiano ha una propria storia e dignità. La nostra risposta sono gli Its, che puntano su uno stretto raccordo fra formazione in aula e in azienda, ma a più alto livello”.

L’obiettivo, ha spiegato Cristina Bombassei, vice-presidente di Confindustria Bergamo, delegata per l’education, è ora lavorare sulla qualità e fare sistema.
“Si parla ormai ogni giorno di industria 4.0 – ha sottolineato – ma le innovazioni tecnologiche non possono prescindere dalle risorse umane. Se vogliamo avere un’industria 4.0 dobbiamo avere anche una scuola 4.0. E l’alternanza in questo senso è un’occasione preziosa per aiutare a proporre nuovi approcci formativi che valorizzino non solo le conoscenze base, da quelle linguistiche a quelle matematiche, sempre più necessarie, e quelle tecniche, ma anche le competenze trasversali, come la capacità di relazionarsi, l’abilità di lavorare in gruppo, la capacità di prendere decisioni in tempi rapidi”.

Fra le esperienze più avanzate che caratterizzano il nostro territorio Cristina Bombassei ha ricordato anche il progetto Smile, degli Istituti Paleocapa e Natta, che istituisce laboratori territoriali per l’occupabilità, e gli Its, percorsi formativi post-diploma che si stanno rivelando ottimi canali per trovare un lavoro coerente con gli studi.

Perché se è vero, come ha ricordato Claudio Gentili, vice direttore area lavoro welfare e capitale umano di Confindustria, che il 40% della disoccupazione è legata al mancato incontro fra domanda e offerta, si può allora fare molto per favorire una maggiore integrazione fra scuola e mondo del lavoro. E i progetti di alternanza, che puntano sull’interdisciplinarietà e sull’integrazione delle conoscenze e delle competenze, si rivelano preziosi.

“Il percorso – ha sottolineato – è però idealmente triennale. Con un primo anno dedicato alla conoscenza dell’azienda, il secondo alla condivisione della vita aziendale e il terzo, perché no, alla creazione di una vera e propria impresa “di classe”. Gli strumenti ci sono e gli esempi positivi non mancano”.

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