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“Crollo diga del Gleno, 359 morti: ci fu una bomba”, l’ipotesi nel libro di Bonomo video

"Dietro il crollo della diga, come concausa, ci fu un attentato". È l'ipotesi avanzata dall'avvocato bergamasco Benedetto Maria Bonomo nella sua opera sulla tragedia del primo dicembre 1923

“Dietro il crollo della diga, come concausa, ci fu una bomba”. È l’ipotesi avanzata dall’avvocato bergamasco Benedetto Maria Bonomo nel suo libro “La tragedia della diga del Gleno”.

Benedetto bonomo

L’opera di Bonomo, oltre che penalista anche sindaco di Colere, è “l’indagine su un disastro dimenticato”, come scritto nel sottotitolo. Il libro è in uscita in questi giorni, a 93 anni da quell’incubo del primo dicembre 1923. Quel giorno a Vilminore di Scalve crollò una parte della diga appena terminata a Pian del Gleno, riversando a valle l’acqua e la parte centrale della costruzione, a cui si aggiunsero il materiale naturale e le costruzioni che la devastante massa in movimento trovò sul suo tracciato, trascinando via tutto. I morti furono ufficialmente 359, ma i numeri sono ancora oggi incerti.

Avvocato Bonomo, come nasce l’interesse per il disastro del Gleno?

“Premetto che sono sindaco del paese che ebbe più vittime, ben 206, e sono un appassionato di storia. La mia famiglia colleziona testi e documenti storici da generazioni, così qualche anno fa sono entrato in possesso di alcune carte del processo che si svolse all’epoca”.

Cosa la colpì?

“Conoscevo la storia, come tutti, perché letta nell’unico testo che l’ha approfonditamente trattata, nella quale, come tutt’ora si crede in valle, si dice che il proprietario Viganò e il progettista Santangelo furono condannati. Nelle carte che invece avevo sottomano, compresa la sentenza della Corte d’Appello di Milano, la storia era diversa”.

In che senso?

“Tutti furono assolti, in primo o in secondo grado. La prima falsità, quindi, era che non c’era un colpevole”.

E la seconda? Perché nessun colpevole?

“Perché tutto il processo, condizionato dall’opinione pubblica, fu diretto nei confronti del progettista, del costruttore e del proprietario. Tuttavia la carta che avevo sottomano, la relazione di un colonnello del Genio Militare, Ottorino Cugini, parlava di un’esplosione avvenuta nella galleria di svuotamento della diga, proprio la mattina in cui crollò. Il giudice istruttore incaricò un perito balistico per controvertire il dato emerso dalla consulenza della difesa, ma questa riconfermò che un’esplosione ci fu davvero. Tale circostanza fu anche dichiarata da un detenuto, nel carcere di Breno, nell’immediatezza del crollo. La mia curiosità da avvocato mi portò ad approfondire la vicenda”.

libro bonomo

E cosa scoprì?

“Innanzitutto che quella testimonianza, stranamente, venne in qualche modo dribblata. E poi che qualche giorno prima della tragedia erano stati rubati 75 chilogrammi di dinamite da un cantiere nelle vicinanze della diga”.

Quindi sta dicendo che è stata un’esplosione a farla crollare?

“No, ma fu sicuramente una concausa. Difatti, ne sarebbero serviti 500 di chilogrammi per farla crollare, ma è vero anche che la struttura era stata costruita con materiale dell’epoca e sopra un dicco di roccia porfirica. Il botto diciamo che fu la goccia che fece traboccare il vaso”.

Ma qual’era l’obiettivo di quell’attentato e chi l’ha compiuto?

“L’intento era quello di provocare uno svuotamento della diga, che era stata riempita solo qualche mese prima. Questo per arrecare un danno economico al proprietario, Viganò, di origine milanese, che si era creato molte antipatie nella zona. Nel libro questo aspetto viene approfondito”.

Quanto tempo ci ha messo a scriverlo?

“È stato un lavoro lungo e complicato, perché la vicenda è molto delicata e ci sono di mezzo molte vite umane. Inoltre tutti i testimoni dell’epoca sono ormai defunti. Alla fine, in ogni caso, credo sia stata realizzata un’opera completa e razionale, perché basata su documenti e non su illazioni. È disponibile da alcuni giorni in libreria e anche sui canali di vendita on line, dove sta riscuotendo un grande successo”.

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