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Flavio Tosi: “Con il Sì per un’Italia delle scelte coraggiose contro l’immobilismo”

Flavio Tosi, sindaco di Verona e del comitato il Centrodestra per il Sì, lunedì 28 novembre sarà ad Alzano Lombardo con il sindaco di Bergamo Giorgio Gori. I due primi cittadini spiegheranno i motivi che li spingono a votare Sì al prossimo referendum costituzionale di domenica 4 dicembre.

L’appuntamento è per le 20.30 all’auditorium Nassiriya, fermata Teb Alzano centro.

Sindaco Tosi, perché ha deciso di appoggiare e di battersi per questa riforma costituzionale?
“Abbiamo deciso di votare “sì” al referendum costituzionale perché l’Italia ha bisogno di governabilità, e questa riforma la assicura. Il Paese necessita di scelte coraggiose. Da tempo sosteniamo che questa non è certo la migliore delle riforme possibili, e nelle sedi opportune il nostro Movimento si è battuto per modificarla. La scelta finale però era tra rimanere ancora una volta fermi, impantanati nelle sabbie mobili tipiche di uno Stato che non vuole voltare pagina, oppure decidere di dare un segnale forte e accettare la sfida del cambiamento. Votare “sì” non significa essere renziani; il voto non è un giudizio sull’operato del presidente del Consiglio. Noi siamo di centro-destra, siamo all’opposizione, ma il 4 dicembre voteremo sul contenuto della riforma.
E’ un confronto tra riformisti e reazionari: se si ferma tutto, di nuovo, sarà l’immobilismo. E il nostro Paese, forse, non avrà una nuova occasione di cambiamento. Questa legge può garantire la governabilità: il Parlamento fino ad oggi ha approvato circa 300 leggi, quasi il 40% imponendo la fiducia. Grazie alla vittoria del Sì solo il 3% delle leggi dovranno passare anche dal Senato, il 97% verrà approvato dalla sola Camera”.

Il nuovo senato avrebbe al suo interno anche 21 sindaci, perché ritiene importante che un primo cittadino sieda in Senato per approvare le Leggi italiane?
“L’istituzione del Senato delle autonomie permetterà ai Comuni di essere finalmente rappresentati. La riforma del Senato, con il superamento del bicameralismo paritario, è una vera svolta. Una camera che rappresenti gli enti territoriali elettivi e che perciò non dev’essere direttamente elettiva, garantisce maggiore rappresentatività, cooperazione istituzionale e dunque legittimazione del sistema. Un sistema equilibrato evita il contenzioso fra Stato e Regioni che ha ingolfato la Corte Costituzionale. Il nuovo Senato rappresenta inoltre un efficace strumento per consentire a Regioni ed enti locali di partecipare all’attuazione delle politiche comunitarie e per contribuire attivamente alla loro elaborazione, rendendo così le istituzioni dell’Unione Europea più vicine”.

Questa riforma potrebbe avere anche dei risvolti, con delle ricadute sulla semplificazione nelle pubbliche amministrazioni?
“Il nostro Paese è bloccato a causa della impossibilità di decidere e di approvare riforme fondamentali, come quella per abbattere la burocrazia, basti vedere il giudizio pronunciato ieri dalla Corte Costituzionale che dichiara illegittima parte della riforma Madia sulle Pubbliche Amministrazioni. L’ennesimo insensato blocco, che ha fatto sprecare tempo e soldi agli Italiani per le sedute del Parlamento necessarie ad approvare i provvedimenti in oggetto e soprattutto impedisce di ammodernare l’elefantiaca macchina burocratica statale. Uno stop che la riforma costituzionale permetterebbe di superare, limitando l’assurdo, enorme contenzioso tra Stato e Regioni”.

Se dovesse vincere il No, che cosa cambia, a che cosa dice No l’Italia?
“Come si sbagliò 10 anni fa a bocciare la devolution, sarebbe un altro errore ora respingere la riforma che renderà governabile il Paese. Qualora prevalesse il NO potrebbero esserci pesanti conseguenze economiche, per esempio le grandi banche come Unicredit, aspettano l’esito del referendum per definire gli aumenti di capitale. Se vincesse il No saremmo meno competitivi, meno efficienti e meno attrattivi per gli investitori, rischieremmo quindi di trovarci con lo spread come 5 anni fa, con il Paese sull’orlo del baratro. La sensazione è che, oltre ai tanti favorevoli sui contenuti della riforma, ci siano ancora moltissimi cittadini indecisi su come votare al referendum del 4 dicembre e anche parecchi che voterebbero No solo contro Matteo Renzi, ma non ne sono affatto convinti. Dobbiamo far capire loro l’importanza epocale di questo voto, ne va del futuro loro e dell’Italia, non per niente le più importanti rappresentanze delle categorie economiche e produttive, fatto mai accaduto prima, si sono ufficialmente schierate per il SI”.

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