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Vertenza Italcementi: “Nessuna certezza sulla cassa, a Bergamo rischiano in 350”

La vertenza Italcementi ancora una volta al centro del dibattito del Comitato Direttivo della Fillea-Cgil provinciale: "Ad oggi non c'è alcuna garanzia sulla proroga della cassa straordinaria".

Si è parlato di sciopero nazionale dei lavoratori del settore Legno Arredo che si terrà il 16 dicembre, ma anche di Piattaforma unica per il rinnovo del Contratto nazionale degli Edili, di sicurezza (e dell’incontro avuto al riguardo con il Prefetto di Bergamo) e di Anticipo Pensionistico APE Agevolata. Ma è stata la vertenza Italcementi, ancora una volta, a essere messa al centro del dibattito del Comitato Direttivo della Fillea-Cgil provinciale che si è tenuto giovedì mattina anche con la partecipazione del segretario generale nazionale di categoria Alessandro Genovesi.

Il 28 ottobre scorso, in una telefonata con i rappresentanti sindacali provinciali di Feneal-Uil, Filca Cisl e Fillea-Cgil, il Ministro Carlo Calenda aveva dato rassicurazioni in merito alla concessione di una proroga della Cassa straordinaria per i dipendenti di Italcementi.

Solo una settimana prima, con una lettera inviata al Governo, le Rsu Italcementi della sede centrale e della cementeria di Calusco,  i sindacati di categoria, i segretari generali provinciali di Cgil, Cisl e Uil, ma anche il sindaco di Bergamo Giorgio Gori, il presidente della Provincia Matteo Rossi e nove parlamentari bergamaschi avevano chiesto garanzie proprio sulla tenuta degli ammortizzatori sociali.

“Ad oggi, però, ancora non abbiamo alcuna certezza” ha detto giovedì mattina il segretario generale nazionale Fillea Cgil, Alessandro Genovesi davanti alla platea del Direttivo di categoria a Bergamo. “E’ ormai la fine di novembre e ancora non abbiamo ricevuto alcuna comunicazione presso il Mise. Ricordiamo che il 23 settembre 2017 scadrà la cassa attualmente in corso, ma se una proroga non sarà decretata a breve, 225 lavoratori delle unità produttive di Scafa e Monselice verranno collocati in mobilità a febbraio e, qui a Bergamo, 350 dipendenti della sede centrale avranno lo stesso destino a partire dal prossimo giugno. Ecco perché è importante muoversi subito e garantire una copertura con ulteriori ammortizzatori sociali quanto prima. Chiediamo anche che ci vengano date rassicurazione sul fronte del piano industriale: sappiamo che è in corso un confronto tra Governo e HeidelbergCement, vorremmo capire a che punto ci troviamo oggi”.

La Fillea Cgil, come anche le altre sigle sindacali, spera ci siano presto risposte concrete proprio grazie all’applicazione dell’articolo 42 del decreto legislativo 148/2015, cioè le nuove misure introdotte dopo il Jobs Act per la gestione di vertenze di interesse nazionale.

Cosa è successo nei mesi scorsi?

Nell’aprile 2016, HeildebergCement ha presentato al management Italcementi il Piano di riorganizzazione di Italcementi Italia, suddiviso in 5 fasi, in cui si prevedeva una graduale uscita dei lavoratori (260 persone più 170 riallocazioni in Heildeberg Cement, nel 2016 e nel 2017 e poi tranche di 30-40 persone per ogni anno dal 2018 al 2020) per un totale di 415 esuberi, solo nella sede centrale di Bergamo. A questi si aggiungevano 225 lavoratori dei centri di macinazione chiusi o in chiusura.

Il periodo di transizione si è già ridotto di due anni: dal 2020 al 2018. Pochissimi lavoratori, tra quelli considerati esuberi, lavoreranno infatti sino al 2020; questi hanno tutti mansioni non funzionali al business, come ad esempio, fattorini/operai chiamati a gestire gli spostamenti di uffici e materiali in sede a Bergamo o in sedi limitrofe.

Oggi il CTG (Centro Tecnico di Gruppo) è praticamente svuotato. Tutte le figure che si ritenevano utili per un periodo di transizione più lungo sono state lasciate andare via. Inoltre, altre figure tecniche, che potevano costituire il “famigerato” satellite di assistenza tecnica alle cementerie del Mediterraneo, non ci sono più.

I laboratori e la ricerca sono stati ridotti numericamente (40 persone): per il momento I.LAB rimarrà, ma è evidente che non c’è l’interesse a potenziarlo. Ne è prova il fatto che i progetti di ricerca in corso finiranno nel 2018 e i progetti già finanziati (vedi Enea) non sono ancora partiti.

In tema di investimenti sono previsti solo quelli strettamente necessari per l’adeguamento di due cementerie ammiraglie (Isola delle Femmine in Sicilia e Samatzai in Sardegna).

Per quelle cementerie diventate Centri di macinazione (Castrovillari, Salerno e Sarche) si attenderà la fine della Cassa Integrazione Straordinaria per fare il punto della situazione, ma è palese a tutti che saranno destinate alla chiusura.

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