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Bergamo, il 90% delle imprese conta meno di 9 dipendenti

Lo sviluppo e la ricetta Cisl: ricerca, aggregazioni industriali, scuola. Meloni: “Al centro dell’agenda lo sviluppo. Governo e imprese facciano la loro parte”

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“Ci sono 79.500 imprese con 151.193 occupati , nella fascia da 1 a 9 dipendenti, su un totale di 85.000 realtà produttive in provincia. È difficile pensare a uno sviluppo territoriale che poggi su gambe così deboli”. Giacomo Meloni, segretario bergamasco della CIsl, prova a individuare criticità e vie d’uscita a una crisi che attanaglia la provincia ormai da 8 anni.

“È inutile rimpallarci i numeri e usarli a nostro piacimento: da questa situazione di stallo economico e occupazionale potremo uscire soltanto rafforzando strutture, sistemi e servizi che sappiano rendere alle imprese e ai lavoratori quei servigi che davvero necessitano”.

Sono freschi i dati trimestrali dell’economia bergamasca, dai quali si capisce che l’effetto degli incentivi per le assunzioni ha iniziato a scemare (2972 avviamenti in meno da luglio a settembre 2016 rispetto allo stesso periodo del 2015), ma una lettura più attenta consegna aspettative più rosee: rispetto al 2014 i nuovi posti di lavoro sono 551 in più. “Qualcosa che si muove c’è, gli stimoli non mancano, anche se ci diranno che a fine anno il tasso di disoccupazione sarà invariato, e quindi il doppio di quanto era nel 2008, noi dobbiamo pensare a preparare il terreno perché questi piccoli movimenti si stabilizzino e creino le condizioni per rigenerare un tessuto che per forza di cose non sarà più quello di prima”.

Per fare questo, la “ricetta” di Meloni si fonda su quattro ingredienti semplici: innanzitutto, “il varo della nuova Agenzia nazionale per le Politiche Attive, promessa, in fase di studio e di avvio, ma ancora non produttiva; il potenziamento dei Centri per l’Impiego con l’intreccio fra pubblico e privato per maggiori e sempre più efficaci politiche attive del lavoro; la valorizzazione effettiva dell’Apprendistato ( 8.911 sono stati i contratti di apprendistato nel 2015 su un totale di 324.591 lavoratori dipendenti a Bergamo nel 2015, il 2,7%), e l’utilizzazione seria e efficace dell’alternanza Scuola – Lavoro. Se poi vedesse la luce quel famoso fondo territoriale più volte vagheggiato, Bergamo e la provincia non si troverebbe disorientata all’arrivo della ripresa”.

“Occorre mettere al centro della agenda lo sviluppo. Abbiamo le potenzialità e le capacità per recuperare tutti i punti di produzione persi durante la crisi, mettendo al centro l’innovazione, la ricerca, la contrattazione e la produttività”, materie queste ultime di un confronto aperto con Confindustria Bergamo.
La Cisl, “attraverso la contrattazione, farà la sua parte fino in fondo”, ma il governo, le imprese, “devono investire, innanzitutto in innovazione e ricerca, ” cogliendo anche l’opportunità che la legge di bilancio in via di approvazione prevede, di forti incentivi agli investimenti, quali la proroga del super-ammortamento e l ’iper-ammortamento al 250% degli investimenti in alta tecnologia, di industria 4.0.

La frammentazione dell’impresa bergamasca è senz’altro un problema. “Se per la struttura del mercato pre-crisi potevano essere una risorsa . insiste Meloni -, oggi è assodato che la micro-impresa fatica a fare progetti e piazzarsi sul mercato internazionale. Gli imprenditori devono favorire la collaborazione tra le imprese e garantire una crescita anche dimensionale che funga da garanzia, anche per l’occupazione. Sempre più opportuna, la necessità di investire di più nella ricerca e nella creazione di diffuse e più qualificate competenze degli imprenditori, del management e dei lavoratori”.

Altro nodo è quello del credito: “riteniamo che il sistema bancario abbia bisogno in primo luogo di separare le attività di banca quelle d’investimento e di riappropriarsi di competenze industriali capaci di accompagnare i progetti di investimento delle imprese , i programmi di sviluppo dei territori”, e i consumi delle famiglie.

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