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“Io e Rochelle”… dietro le quinte di una mostra d’arte contemporanea

Stefano Raimondi scrive per Bergamonews questo singolare diario che racconta come viene concepita e prende forma una mostra d'arte contemporanea, in particolare questa dell'artista canadese Rochelle Goldberg che si apre venerdì 25 novembre.

Stefano Raimondi scrive per Bergamonews un singolare diario che racconta come viene concepita e prende forma una mostra d’arte contemporanea, in particolare quella dell’artista canadese Rochelle Goldberg che si apre venerdì 25 novembre. 

Più o meno tutti noi abbiamo visitato almeno una volta una mostra d’arte contemporanea (e chi non lo ha fatto può farlo in ogni momento), chi per curiosità e interesse personale, chi per stare al passo con i tempi, chi invogliato dal passaparola, dalla pubblicità o da recensioni particolarmente positive.

Dopo averla vista l’abbiamo a nostra volta commentata, condivisa, criticata o apprezzata. Ma dietro questa visita, di pochi minuti o qualche ora, c’è un lavoro nascosto da raccontare, fatto di aneddoti, difficoltà, scelte e incontri.

È un po’ come poter seguire gli allenamenti di una squadra di calcio, entrare nelle tattiche e nelle decisioni prese, essere negli spogliatoi il momento prima di entrare in campo. Così come una partita, la mostra è il risultato di tutto quello che è stato fatto e deciso in precedenza. Un lavoro che richiede un tempo lungo e che come curatore, ossia come persona che segue dall’inizio alla fine il processo di una mostra, vorrei condividere come un diario di viaggio, prendendo spunto dalla prossima mostra di Rochelle Goldberg che inaugura la sua prima personale in Europa alla GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo, giovedì 24 novembre 2016.

Novembre 2014: la cena
La prima volta che ho incontrato Rochelle, artista canadese ma di stanza a New York, me lo ricordo bene, è stato esattamente due anni fa a Bergamo, dove si trovava in compagnia di altri amici. Il ricordo è particolarmente nitido perché insieme a diversi artisti e curatori eravamo a cena e la parlata canadese di Rochelle era particolarmente evidente, così come i pantaloni in pelle nera e un’incredibile passione e competenza per il suo lavoro che lasciavano chiaramente intravedere un grande potenziale.

Novembre 2015: il viaggio a New York
Dopo un anno di osservazione, seguendo la maturazione del lavoro dell’artista nelle gallerie e sui siti internet, vedendo il continuo miglioramento delle opere, predatori ambigui realizzati in ceramica, petrolio e fibre ottiche, sculture d’acciaio ed elementi naturali come i semi di chia, con rimandi ora metafisici ora surrealisti, approfitto del mio annuale viaggio a New York per fare uno studio visit approfondito e mando una mail per fissare questo incontro nel suo studio di Brooklyn.

3 novembre 2015: lo studio visit
Navy Yard è il tipico posto di New York in cui dietro un aspetto sinistro e minaccioso c’è un’energia imprevedibile. Siamo a Brooklyn, sulle sponde dell’Hudson River, nei cantieri dove un tempo costruivano le navi da guerra e ora, negli enormi capannoni, si susseguono studi di artisti e creativi. Una guardia ti controlla da testa a piedi e il tempo sembra essersi fermato al passato. Una volta entrato nello studio numero 313 di Rochelle, ho sussurrato a bassa voce “ wooow!”; delle opere in via di costruzione avevano un impatto così forte da emozionare. Bastava vedere quei lavori, il loro connettersi a tematiche quali il cambiamento, il controllo, il rapporto con la natura, lo sguardo e il coinvolgimento del visitatore per capire che sarebbe stato bellissimo fare un progetto insieme. Naturalmente non ero l’unico ad aver notato il suo lavoro, tant’è che il Whitney Museum e lo Sculpture Centre di New York avevano già programmato delle mostre per i mesi a venire. Le accenno che sarebbe interessante lavorare insieme; una certa empatia e il programma della GAMeC – uno dei pochissimi musei italiani d’arte contemporanea che grazie al suo programma è conosciuto e stimato a livello internazionale – lasciano le porte aperte per un progetto futuro.

Rochelle Goldberg

Agosto 2016: il futuro è ora
Una serie di fortunate coincidenze e rimpalli si materializza in estate. Al museo si apre la possibilità di realizzare una mostra al termine dell’anno e contemporaneamente Rochelle si trova in Italia per una residenza sulla ceramica. È la tipica occasione da prendere al volo. Condivido l’idea prima con la mia collega Sara Fumagalli e poi con il Direttore Giacinto Di Pietrantonio, il quale, dopo aver visto i suoi lavori, da l’ok a quella che è una corsa contro il tempo. Una mostra richiede di solito un anno pieno di elaborazione contro i cinque mesi a nostra disposizione. Ma tutti pensiamo che valga la pena e inizia un lavoro fatto di idee e fusi orari. Ma cosa c’è da fare esattamente per una mostra?

Settembre 2016: tutto e subito
Dopo aver deciso che opere esporre, quali realizzare appositamente e come utilizzare lo spazio espositivo inizia il lavoro più complesso, ossia fare tutto, farlo bene e non sforare il budget. Ma cosa è questo tutto? Così tante cose che è difficile riportarle tutte. Trasporto, assicurazione, imballaggio, pratiche di importazione, realizzazione di un tappeto di 200 metri quadrati e di una pittura a muro, strutture curvilinee in acciaio, catalogo, testi, fotografie, promozione, comunicazione, etc… E ognuna di queste voci significa una serie di problemi che vanno risolti immediatamente. La gestione del budget è ovviamente la cosa più difficile, trattandosi di un’artista che lavora in una città tra le più costose del mondo, dove i costi per mettere le opere nelle casse e spedirle rischiano di essere superiore a quello che si può spendere per tutta la nostra mostra. E allora ecco un lavoro di collaborazione e trattative con aziende del nostro territorio, le gallerie dell’artista e gli amici del museo. Se c’è una cosa che è sicuramente vera per la GAMeC è che riusciamo a realizzare una mostra con la metà se non addirittura con un terzo dei fondi che servirebbero ad un altro museo.

Ottobre 2016: ritorno a New York
Manca ormai un mese all’inaugurazione e tutto è così concitato. Torno nuovamente a New York, a pochi giorni da una campagna elettorale che l’ha sicuramente sconvolta ma l’attenzione è solo sulla mostra. Faccio un altro incontro con Rochelle e il progetto si sviluppa ulteriormente; emergono alcune ipotesi affascinanti ma incompatibili (coi tempi, col budget, con la sicurezza) che creano dei momenti di tensione ma anche una presa di consapevolezza di quello che si può e non si può fare. Tra le nuove idee alcune sono molto importanti e decidiamo di realizzarle, aumentando ulteriormente il ritmo della corsa contro il tempo. Le telefonate con il museo sono fitte e costanti, skype e what’s up sempre connessi.

17 – 20 novembre 2016: Segni positivi
Rochelle arriva a Bergamo dove lo spazio è già predisposto ma vanno montate le opere che nel frattempo sono quasi tutte arrivate. Ne mancano all’appello tre che fortunatamente arrivano sane e salve (trattandosi di ceramica non è mai detto) il giorno successivo. In mezzo a questo delirio mi viene l’idea di scrivere questo diario. Lavoriamo tutto il weekend, l’Atalanta vince conto la Roma ed è indubbiamente un segno di buon auspicio.

22 novembre 2016: il momento della verità
Mancano due giorni all’inaugurazione, la mostra è pronta all’ottanta per cento, che è un ottimo risultato e ci lascia ben sperare che mercoledì sera sarà ultimata e giovedì 24 novembre in gran spolvero per aprirsi al suo pubblico. So che mi sto illudendo, perché Rochelle è il tipo di artista che userà tutto il tempo a disposizione, fino al secondo prima dell’inaugurazione, ma questa illusione è una strategia molto utile per allentare la tensione.
Quando si allestisce una mostra arriva il momento in cui capisci se sarà efficace o risulterà debole. Che non significa che la mostra piacerà o meno, quello dipende da una serie sconfinata di variabili, ma piuttosto se si percepirà un’energia capace di trasmettersi con forza a chi la visiterà. Per me questo è il momento della verità in cui non puoi più tornare indietro.

rochelle

DOVE E QUANDO
25 Novembre 2016 – 15 Gennaio 2017
Inaugurazione giovedì 24 novembre alle 19
ROCHELLE GOLDBERG
“No where, now here”
GAMeC – Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Bergamo
Via San Tomaso, 53 – Bergamo – Tel. + 39 035 270272 – www.gamec.it

Orari d’apertura
lunedì-domenica: ore 10:00-19:00 / giovedì: ore 10:00-22:00 / martedì chiuso
La biglietteria chiude un’ora prima.

Biglietto d’ingresso (valido per tutte le mostre in corso)
Intero: € 6,00 / Ridotto: € 4,00 / Scuole: gratuito
Biglietto famiglia 1+1: € 7,50 / Biglietto famiglia 2+1: € 12,00 / Biglietto famiglia 2+2: € 15,00

Commenti

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