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Paolini, Xella Italia: “Grazie al temporary manager ricavi in crescita del 7%”

Il Ceo di Xella Italia, azienda con sede a Grassobbio, 'testimonial' al workshop organizzato da Ambrosetti e CDi Manager nella sede Abb di Dalmine.

Un professionista dotato di un ricco bagaglio di know how oltre che di tanta esperienza sul campo, E, proprio per questo, in grado di affiancare imprese grandi e piccole nelle fasi cruciali delle loro esistenze, oltre che nell’inevitabile processo di trasformazione verso l’auspicato traguardo dell’Industry 4.0. Ecco chi è il Temporary manager: un uomo (o donna) che in un’azienda arriva e si ferma per un tempo predeterminato, al solo scopo di risolvere uno specifico problema.

E Antonio Paganini è un temporary manager che, nel 2015,  è stato chiamato a Grassobbio per risolvere un problema in Xella Italia, filiale dell’omonima multinazionale tedesca (1,2 miliardi di fatturato, quasi 6mila dipendenti e presente in 32 Paesi) attiva nel settore dei materiali da costruzione.

“Volevamo riorganizzare la nostra rete commerciale nel sud Italia – ha spiegato Marco Paolini, Ceo della società che, tra la sede amministrativa nell’hinterland bergamasco e l’unità produttiva nel Piacentino, conta circa 80 dipendenti -. Dopo un intenso anno di lavoro, ci stiamo ora apprestando a chiudere il 2016 con un giro d’affari vicino ai 30 milioni: in crescita del 7% rispetto al precedente esercizio. Un buon risultato, se si tiene conto del difficile momento che il settore in cui operiamo sta continuando ad attraversare” ha detto concludendo la sua ‘testimonianza’, davanti ai partecipanti al workshop “La ricetta dei vincitori. Le scelte delle aziende che hanno vinto la crisi e le soluzioni concrete per modernizzare le Pmi del territorio”, ospitato nella sede di ABB, a Dalmine, e organizzato da Ambrosetti e CDi Manager in collaborazione con Var Group e Argos.

“Una professione ad elevato livello di adrenalina – l’ha definita Ettore Cambise, presidente di CDi Manager (società di scopo di Federmanager) che da tempo opera proprio per favorire l’incontro tra domanda e offerta in questo settore – che può dare grandi soddisfazioni, ma che necessita di una straordinaria dose di impegno e dedizione”.

Ma perché la figura del Temporary manager si affermi anche in Italia, come una professione fatta e finita e non un ripiego momentaneo, c’è ancora parecchio da fare. “Gli imprenditori, e in particolare i titolari di piccole medie imprese a governance familiare – ha sottolineato Alessandro De Biasio, partner di Ambrosetti – devono essere umili per confrontarsi col mercato, soprattutto per comprendere se stanno andando nella giusta direzione oppure no. E un temporary manager a questo serve”

“Stiamo ‘acculturando’ il mondo delle Pmi – spiega Francesco Falaschi di Var Group – partendo da innovation meeting, che ci permettono di comprendere le problematiche delle aziende cui poi offriamo soluzioni che abbattano le ‘barriere’ verso l’innovazione. Lo facciamo attraverso progetti pilota che, spesso, si traducono in atti concreti. L’attuale è un momento di fermento, e gli imprenditori più propensi al cambiamento mostrano interesse nei confronti del temporary management, inteso anche come supporto alla crescita”.

In un contesto di diffusa crisi delle forme di credito tradizionale – ha concluso Arturo Uselli di Argos – si stanno facendo sempre più strada modalità alternative per avere finanziamenti. La difficoltà principale è trasmettere all’imprenditore il messaggio per cui, con il supporto di un socio terzo, come per esempio un fondo di private equity, si può crescere, valorizzando il progetto imprenditoriale”.

 

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