BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Grande Guerra, Pillola 101: il capolavoro di Vimy Ridge fotogallery

La cresta di Vimy, con le sue posizioni dominanti e le sue possenti strutture fortificate, sembrava una fortezza inespugnabile: rappresentò invece il più clamoroso successo ottenuto dall'Intesa sul fronte occidentale fino a quel momento, il 12 aprile 1917.

Le forze germaniche si erano impadronite della cresta di Vimy, una serie di alture che dominavano la pianura dell’Artois, ad una dozzina di chilometri da Arras, nel settembre del 1914, e subito avevano iniziato a fortificare con metodo quella fondamentale posizione, da cui le loro artiglierie pesanti potevano colpire, pressoché indisturbate, le posizioni avversarie.

In due anni e mezzo di guerra, le alture di Vimy erano state traforate da un reticolo colossale di gallerie, di camminamenti e trincee a prova di granata: erano sorti centri di fuoco blindati, bunker in cemento armato, nidi di mitragliatrici e difese campali di ogni genere. Consci dell’importanza di Vimy, i francesi, dal 1914 fino al marzo del 1916, quando erano stati rilevati dal BEF, avevano tentato più volte di conquistare le alture da cui veniva sistematicamente demolita Arras, ma erano sempre stati respinti, con perdite che, alla fine, si aggirarono intorno ai 150.000 uomini, indietreggiando addirittura di un paio di chilometri il proprio fronte.

La cresta di Vimy, con le sue posizioni dominanti e le sue possenti strutture fortificate, sembrava una fortezza inespugnabile: nonostante questo, i britannici, che si erano insediati ai piedi delle alture, non rinunciarono all’idea di conquistarla, all’interno di un piano di vasta portata strategica che interessava l’intero settore di Arras, e che era stato progettato per la primavera del 1917.

L’onore e l’arduo compito di occupare la cresta di Vimy sarebbero toccati al corpo d’armata canadese, forte di 4 divisioni e comandato dal generale britannico Julian Byng. Per l’attacco a Vimy, i canadesi misero in atto tutta una serie di accorgimenti atti a cercare di diminuire, se non azzerare, il vantaggio logistico nemico: palloni frenati avrebbero permesso di superare l’handicap dell’osservazione, mentre delle lunghe gallerie, usate come camminamenti al coperto, avrebbero risparmiato fino all’ultimo agli attaccanti le disastrose conseguenze del fuoco di sbarramento avversario. Inoltre, l’attacco venne preceduto da un impressionante tiro di saturazione da parte delle artiglierie britanniche, durato ben tre settimane, mentre le fanterie avrebbero potuto avanzare sotto l’ombrello del creeping barrage, già sperimentato, per la verità senza molto successo, fin dai tempi della prima battaglia della Somme.

L’attacco cominciò all’alba del lunedì di Pasqua 1917, il 9 aprile, a dimostrazione di come, ormai, non si tenesse più il minimo conto delle ricorrenze religiose, nell’agenda del massacro. Nella prima mezz’ora di battaglia, in un’autentica tempesta di neve, la 1a divisione canadese s’impadronì delle prime linee germaniche, proseguendo verso le seconde linee, che caddero a loro volta, altri trenta minuti dopo. Dopo 4 giorni di furiosi combattimenti, il 12 aprile, anche l’ultimo baluardo tedesco, la quota 145, era in mano alleata e tutta la cresta di Vimy era stata conquistata.

Si trattò, senza dubbio, di un’operazione impeccabile, dal punto di vista militare, condotta con grande perizia tattica e portata a termine da truppe valorose e motivate, che combattevano contro un avversario forte e potentemente trincerato: essa fu ritenuta il più clamoroso successo ottenuto dall’Intesa sul fronte occidentale fino a quel momento.

La conquista di Vimy entrò di diritto nel pantheon delle glorie canadesi: essa era costata ai soldati di Sua Maestà circa 15.000 perdite, mentre i difensori avevano perso quasi 20.000 uomini. Vimy Ridge sarebbe poi rimasta in mano alleata fino alla fine della guerra.

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di VareseNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.