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Lauree in Città Alta, il disappunto di uno studente sulla cerimonia foto

La lettera di Leonardo Zeduri, studente dell'Università di Bergamo, dopo la cerimonia delle lauree di circa 180 studenti, avvenuta mercoledì 16 novembre

Caotica, asettica, sbrigativa. Riceviamo e pubblichiamo la lettera che Leonardo Zeduri, studente 24enne dell’Università degli Studi di Bergamo, ha inviato alla nostra redazione in merito alla cerimonia delle lauree di circa 180 studenti avvenuta mercoledì 16 novembre in Città Alta. Il nuovo format adottato dall’ateneo, stando a quando riportato, non sembra del tutto rispettare le attese di una giornata così sentita dagli studenti.

I giorni Speciali, quelli veri, quelli che si ricorderanno per tutta la vita, non capitano ad ogni risveglio. Chiusi nella nostra frenetica quotidianità sono poche le occasioni capaci di emozionarci e di farci sentire partecipi ad un sentimento comune. Ecco, il giorno della laurea è proprio una di queste ricorrenze del tutto particolari: la fine di un percorso di studi, il tanto agognato traguardo, coincide con il punto di partenza di una nuova dimensione per i giovani, e non, che lo raggiungono.

L’essere proclamato “Dottore/essa” di fronte a parenti e amici è la chiusa perfetta di un percorso che cela gioie e soddisfazioni ma anche rinunce e sacrifici. Il giorno tanto atteso è stato mercoledì 16 novembre, per circa 180 studenti e studentesse del Dipartimento di Scienze umane e sociali che hanno visto concludersi la loro esperienza presso l’Università degli Studi di Bergamo.

Purtroppo, però, la cerimonia che Unibg ha riservato ai suoi studenti è stata ben distante dalle aspettative dei laureandi e dei loro amici e parenti. In un nuovo formato che prevede la discussione della tesi e la proclamazione in due occasioni separate il rettore e i docenti del dipartimento di Scienze dell’educazione e di Scienze pedagogiche pare si siano scordati della dimensione emozionale intrinseca di questo giorno.

Nella splendida cornice dell’aula magna di Sant’Agostino si è consumata una celebrazione totalmente asettica, oltre che incomprensibile: le decine e decine di studenti, accompagnati da parenti ed amici, hanno sentito pronunciare il proprio nome, e successivamente il voto conseguito, dal Direttore del Dipartimento, il professor Giuseppe Bertagna, senza però che ci fosse la possibilità di associare a quel nome un volto. I laureandi, infatti, non sono stati chiamati a raggiungere la commissione, né invitati ad alzarsi singolarmente, né tantomeno è stato permesso loro di godersi l’applauso dei propri cari in seguito all’annuncio dell’esito della propria esperienza accademica. La sensazione percepita è stata quella di una incombenza burocratica da portare a termine il più velocemente e meccanicamente possibile.

A generica

Questo non riconoscimento si è poi svolto in un contesto del tutto sregolato: la quantità di persone che hanno affollato la ex chiesa di Sant’Agostino ha intasato l’aula magna senza possibilità di muoversi, sia in entrata che in uscita incurante di qualunque norma di sicurezza.
Ipotizzando un numero medio di otto tra amici e parenti per laureando è possibile immaginare la dimensione della marea di partecipanti che hanno preso parte a quello che, in ogni caso, siamo sicuri, sia stato un giorno di festa per gli studenti protagonisti.

La quantità di gente è stata tale che persino la viabilità, tra la città bassa e città alta, ne ha risentito, complice il riempimento repentino dei posti auto disponibili lungo tutto il viale delle mura e la conseguente sosta selvaggia a bordo strada; una sosta selvaggia che è stata segnalata alla polizia locale la quale ha provveduto alle canoniche multe.

Insomma, decisamente una celebrazione rivedibile e che ha lasciato l’amaro in bocca a parecchi presenti. Dopotutto, come per ogni nuova iniziativa, come questo nuovo “format” di lauree proposto da Unibg, le migliorie da apportare sono numerose e speriamo che i docenti presenti se ne siano resi conto. Sarebbe un vero peccato se altri studenti trovassero una macchia in quello che, nonostante tutto, rimarrà uno di quei giorni da ricordare.

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