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La Lega: “Assurdo svendere le azioni Sacbo”, e minaccia causa per danno erariale

Il Gruppo Consigliare della Lega invita l’amministrazione a tornare sui propri passi e a valutare con maggior ponderazione la decisione di vendere le azioni SACBO

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La Lega Nord non molla e continua a opporsi alla cessione delle azioni Sacbo. In occasione del Consiglio Provinciale del 4 novembre, è stata deliberata a maggioranza la vendita del 3% delle azioni SACBO detenute dalla Provincia: “Premesso che il nostro Gruppo considera assurdo vendere una partecipazione considerata da tutti “strategica” per tappare le buche delle strade, con la presente si vuol portare l’attenzione di tutti sul prezzo che si intende porre a base d’asta per la vendita stessa – afferma il Gruppo Consigliare della Lega Nord -. Già in occasione della discussione dell’odg avevamo evidenziato la non appropriatezza del prezzo proposto dallo Studio Cattaneo proponendo una mozione in tal senso, ma a seguito di una successiva ed approfondita analisi emerge ancor di più la mancanza di congruità del prezzo proposto di euro 64 e la concretizzazione della transazione a tale prezzo configurerebbe un grave danno economico per l’Ente Provinciale”.

Il gruppo, poi, elenca uno per uno gli elementi che hanno portato alle conclusioni precedenti:
1. Il tempo a disposizione dello Studio Cattaneo risulta talmente risicato al punto dal rendere impossibile un’analisi approfondita. Lo Studio ha infatti presentato l’offerta finalizzata alla valorizzazione delle azioni in data 14 ottobre 2016 e ha protocollato il documento asseverativo in data 31 ottobre. Per recuperare il materiale necessario e effettuare l’analisi ha quindi avuto a disposizione circa 10 giorni;
2. Per questo motivo, per l’analisi sono stati utilizzati i documenti messi a diposizione dal Direttore Generale della Provincia che non sono stati oggetto di alcuna due diligence volta a valutare l’attendibilità, l’affidabilità e la completezza degli stessi;
3. Pertanto nell’analisi non si tiene conto, ad esempio, del Piano di Sviluppo Industriale della Sacbo che evidenzia un potenziale economico oggi inespresso;
4. Il valutatore ipotizza, nel caso di vendita, uno sconto sulla valutazione del 35% a causa della poca liquidità del titoli e della assenza di soci di interessati al raggiungimento della maggioranza di azioni, senza tener conto che la SACBO aveva già dichiarato, in data 5 ottobre 2016, la propria disponibilità ad acquisire le azioni. (La SACBO non è un socio di minoranza e il possesso anche una piccola quota potrebbe permettere alla stessa di influenzare i futuri assetti della società);
5. Per quanto lo stesso valutatore ritenga insufficiente l’utilizzo di un criterio di misurazione lineare, nei fatti per la valutazione della SACBO ha utilizzato proprio quello. Infatti ha proceduto ad utilizzare due metodi di valutazione (quello reddituale e quello dei multipli di mercato che portano a risultati completamente differenti, sommando i risultati e dividendoli semplicisticamente per due).
6. Il primo metodo, infatti porta ad una valutazione di 425.110.000 euro e il secondo a 277.846.000 euro. Come si vede sono valori ben diversi che non possono avere lo stesso peso. I dati storici relativi alla redditività di SACBO (che non tengono peraltro conto del futuro programmato sviluppo dell’ azienda) si sono mostrati decisamente migliori a quelli della concorrenza e pertanto andrebbero “pesati” diversamente nel calcolo di valutazione;
7. Attribuire quindi alle azioni SACBO un valore economico di 351.478.000 di euro sommando i due risultati ottenuti e dividendoli per due significa effettuare una operazione semplicistica e assolutamente fuorviante ai fini del calcolo del valore delle azioni;
8. L’applicazione di uno sconto del 35 per cento proposto non risulta supportata da motivazioni valide. Se è vero che in dottrina viene reputato equo uno sconto variabile tra il 15% e il 35%, non si capisce per quale motivo si debba applicare il valore più alto e penalizzante per l’ ente provincia. Il paragone con la transazione effettuata da SEA nel 2010 non può essere preso a riferimento in quanto da allora la SACBO ha decisamente aumentato il peso nell’economia bergamasca.

A questo punto l’unica motivazione che possa giustificare la decisione di vendere le azioni a 64 euro anziché 99 risulterebbe essere “la fretta”. Ma come si dice a Bergamo la “la gata frésusa la fa i micì orp”, che in questo caso significa causare alla provincia un danno di 3 milioni di euro. Tanto vale aspettare ancora un po’ di tempo e valutare con più ponderazione l’operazione. Richiesta ancor più valida alla luce della disponibilità del Ministro Delrio di mettere in carico ad ANAS la gestione di una buona parte delle nostre strade provinciali.

Si invita pertanto l’amministrazione a tornare sui propri passi e a valutare con maggior ponderazione la decisione di vendere le azioni SACBO.

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