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L’Anpi e gli iscritti pro Sì: non cacciamo nessuno, ma non fate campagna a nome nostro

Dopo il caso Puppato: anche a Bergamo ci sono iscritti "di peso" all'Associazione dei partigiani che stanno facendo una chiara campagna per il Sì, in contrasto con l'orientamento della sezione. Basti pensare all'ex sindaco Roberto Bruni.

Ha scatenato polemiche a non finire, con commenti acidi, dibattiti al vetriolo, insulti anche, la notizia comparsa su più giornali giovedì dell’espulsione della senatrice del Pd Laura Puppato, dall’Anpi di Montebelluna (Treviso) a causa della sua campagna referendaria per il Sì.

I quotidiani hanno scritto che  l’Associazione nazionale partigiani le ha negato il rinnovo della tessera per il suo attivismo a favore della riforma costituzionale. Una  decisione che la senatrice Puppato ha così commentato: “È una cosa incomprensibile e inaudita. Qui qualcuno è uscito fuori dal seminato e non sono io. Quando i valori delle persone, le loro convinzioni, la loro storia non contano nulla e ha valore solo combattere un primo ministro giovane che si chiama Matteo Renzi, si è perso il senso della misura, il senso dei valori che i partigiani ci hanno tramandato”. A dire il vero l’Anpi di Montebelluna ha replicato che la senatrice non ha chiesto la tessera alla sua sezione ma a un’altra “in modo scorretto”.

Anche a Bergamo ci sono iscritti “di peso” all’Associazione dei partigiani che stanno facendo una chiara campagna per il Sì, in contrasto con l’orientamento della sezione. Basti pensare all’ex sindaco Roberto Bruni. Come si comporta l’Anpi bergamasca? Lo spiega il presidente del Comitato provinciale Mauro Magistrati: “L’Anpi non ha cacciato, non caccia e non caccerà nessuno che dissenta dalla linea approvata in materia referendaria (favorevole al NO)”, premette.

“Al nostro interno il dissenso è libero e nessuno verrà punito per avere un’opinione diversa da quella espressa dall’Associazione. Ci mancherebbe altro. Se c’è qualcuno che non ha rinnovato la tessera Anpi per il 2016 o che intende non rinnovarla in futuro per la nostra posizione espressa sul referendum costituzionale, me ne dispiaccio perché non si vuole comprendere e vedere che l’Anpi non vuol dire solo NO alla riforma: vuol dire promozione della memoria della Resistenza, difesa delle istituzioni democratiche e dalla Costituzione, impegno per l’attuazione di un concreto spirito antifascista aggiornato e attrezzato per contrastare i mali del nostro tempo, educazione nelle scuole. L’Anpi è tutto questo e molto di più”.

E prosegue: “Siamo una comunità pluralista per cui è normale avere opinioni diverse al nostro interno. Altra cosa sono però i comportamenti: quello che abbiamo chiesto ai nostri iscritti che, a livello bergamasco, sono per il SI anche in termini di impegno propagandistico è di non farlo come iscritti Anpi perché sarebbe un danneggiare palesemente la loro casa che deve restare in piedi e continuare a lavorare anche dopo il 4 dicembre. Abbiamo chiesto ai nostri iscritti che legittimamente sono per il SI è di rispettare la decisione assunta dopo un dibattito congressuale e una votazione a stragrande maggioranza. Nessuno sarà ‘punito’ per avere espresso una posizione differente da quella del NO. Chiediamo semplicemente di rispettarla per quella che è: una posizione assunta con un voto democratico da un’assemblea democraticamente eletta e coerente con il lavoro fatto in questi anni. Non è da ieri che diciamo che questa riforma non ci piace nel metodo e nel merito, ma è da quando tutto il suo iter ha cominciato a prendere piede più di due anni fa. Solo che all’epoca la posizione dell’Anpi non faceva notizia”.

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