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Trecento chilometri a piedi in Scozia: il viaggio solitario di un 20enne bergamasco fotogallery video

Giacomo Quarenghi, giovane studente di Medicina, ha trascorso 13 giorni in Scozia muovendosi a piedi: “Cercavo la solitudine, un viaggio introspettivo per conoscermi”.

Trecento chilometri a piedi attraverso la Scozia, in tredici giorni. Sulle spalle, trenta chili di zaino senz’acqua. Completamente da solo. È l’avventura di Giacomo Quarenghi, 20 anni, residente a Bergamo e studente di Medicina all’Università di Brescia.

Il viaggio di Giacomo incomincia il 15 settembre, il giorno dopo il test nazionale: “Ho programmato il viaggio per le due settimane immediatamente successive, al termine delle quali sarebbe stato pubblicato l’esito. Sentivo il bisogno della solitudine per interrogarmi su ciò che avrei voluto fare della mia vita se non fossi entrato a Medicina. All’inizio volevo andare in Islanda, ma avrei speso più di mille euro solo di volo. Così ne ho spesi 160 per tre voli, con una sosta di due giorni a Londra. L’itinerario era abbastanza preciso: da Milngavie a Fort William, poi da lì a Inverness, vicino a Loch Ness. Ho incontrato molta meno gente di quanta mi aspettassi, soltanto un gruppo dal Belgio e uno dalla Germania”.

Giacomo ricorda tutti i dettagli del viaggio: bisogna essere precisi e pensare a tutto, anche se non mancano mai inconvenienti e imprevisti. Ad esempio, aveva con sé cibo per quindici pranzi e altrettante cene, che sono durate solo la metà: Ho sottovalutato la fame che si ha dopo aver camminato per venti, venticinque chilometri. Avevo dei risotti disidratati sia per pranzo che per cena, mentre per colazione dei sacchettini con delle porzioni di avena e frutta secca su cui rovesciavo dell’acqua calda”.

È sicuramente una poltiglia dal sapore discutibile, conclude, ma altamente energetica: Bevevo l’acqua dei fiumi o dei laghi con un ‘LifeStraw’, una sorta di tubo con un filtro in fondo – spiega, gesticolando per far capire come si fa – aspirando con forza. I primi giorni ho avuto male alla mascella per lo sforzo di aspirare l’acqua. Ogni tanto mi imbattevo in una fontanella”.

“Rinunciavo a lavarmi a pezzi nei fiumi solo quando faceva troppo freddo”. La temperatura era di circa 15 gradi di giorno e cinque di notte, ma Giacomo avrebbe preferito che fosse un po’ più bassa: “Anche indossando una giacca leggera, sudavo comunque tanto”. Ma se durante le camminate era il caldo, in sosta era l’umido a tenere compagnia: “Ho dormito poco nulla per l’umidità”, un fattore che ha condizionato psicologicamente il viaggio.

“A volte non vorresti rimetterti a camminare sotto la pioggia, indossare di nuovo le scarpe bagnate dopo aver dormito così poco, e dover smontare e rimontare la tenda in fretta per non ritrovarla allagata in caso di pioggia. Alla fine la mattina dell’ultimo giorno, sotto a un diluvio, me ne sono rimasto in tenda a leggere e ho recuperato in autobus quel che non avevo percorso a piedi”. Questa, però, non è una sconfitta.

“Ho visto pochi animali, soprattutto dei rapaci. Non avete idea della meraviglia – spiega rapito – quando ho visto due falchetti inseguire un airone. Forse volevano rubargli le uova”.

A stupire non è soltanto la natura: “Camminando verso Inverness sono passato vicino a Loch Ness, che è l’ultimo di tre laghi. Lì c’è un sistema su tre livelli che porta le navi dal livello del mare a centocinquanta metri più in alto. Immagina cosa può essere camminare vicino alle chiuse alte cinquanta, sessanta metri”. Anche le città sono singolari: Inverness è spettacolare tanto è all’avanguardia: ci sono pannelli solari ovunque sui tetti delle case”.

Per immortalare questi paesaggi, Giacomo aveva con sé la fotocamera analogica del 1979 del padre, con quattro rullini. “Alla fine ne ho riempiti solo due. Ultimamente mi sono appassionato alle analogiche, anche se per uno scatto ci impiegavo cinque minuti”.

Ma nella totale solitudine del viaggio, che bisogno c’era di documentare tutto? “Quando hai solo da camminare – risponde Giacomo, per gli amici Jack – non hai altro da fare che pensare, fino al punto di annoiarti. Mentre camminavo mi sono interrogato sulla mia posizione riguardo a certi argomenti; per fare un esempio, è tutta l’estate che mi chiedo se l’altruismo sia autentico oppure sia solo un travestimento dell’egoismo. Quando finalmente entravo in tenda, avevo davvero voglia di scorrere il feed di Instagram: dovevo vedere quel che avevano fatto i miei follower e i miei amici, cosa era successo nel mondo. Avrei voluto essere più staccato dai social, ma mi sono reso conto che sono diventati una parte fondamentale della nostra vita”.

Il motivo è evidente, spiega Giacomo, ed è legato in parte anche alle sue riflessioni sull’altruismo e l’egoismo: È come raccontare una storia davanti a una birra: è il tuo momento di essere al centro dell’attenzione e parlare di te. I social network hanno ingrandito questo aspetto della vita, ma al contempo l’hanno diradato: le storie non sono più così intime perché si condividono con i propri follower” indistintamente e non più con gli amici più stretti.

Giacomo desidera la solitudine. Può sembrare strano, ma non è affatto perché è introverso: su Facebook ha più di mille “amici” e lavora come istruttore di vela allenando pure una squadra di ragazzi. A volte però si accorge di cercare la solitudine, “ad esempio quando torno da un viaggio: la prima sera che sono a casa non esco mai, magari quella dopo. La solitudine ti apre la testa, è uno stimolo nuovo e anche difficile da accettare, è una voglia di scavare dentro di sé”.

Stare da soli offre tutte queste opportunità, “perché ti rende vulnerabile: per questo motivo ci vuole una certa dose di coraggio per stare da soli”.

Alla fine del viaggio, però, Giacomo si è reso conto che non si riesce a trovare la solitudine totale, o forse sarebbe meglio dire a staccarsi anche solo per un momento dalla comunità. “Non riusciamo a rinunciare agli altri stimoli della nostra vita, soprattutto a quelli più facili, perché sono a portata di mano”. Nonostante ciò, però, la voglia di ripartire per un’avventura con se stessi rimane:Il valore aggiunto di questo viaggio è dato solo dalla solitudine. La prossima meta sarà Lisbona”.

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