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Terzo trimestre positivo per Ubi, Massiah: “Buon ritorno all’utile”

Il consigliere delegato di Ubi Banca Victor Massiah commenta i risultati del terzo trimestre dell'anno che ha visto un utile di 32,5 milioni di euro.

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Il Consiglio di Gestione di Ubi Banca ha approvato i risultati consolidati dei primi 9 mesi dell’anno che si sono chiusi, dopo la contabilizzazione degli impatti “una tantum” relativi al nuovo Piano Industriale presentato il 27 giugno, con un risultato netto di -754,5 milioni, in miglioramento rispetto al risultato di giugno (-787 milioni) grazie all’utile conseguito nel terzo trimestre dell’anno, pari a 32,5 milioni. Il risultato dei 9 mesi va a raffrontarsi con i 162 milioni conseguiti nei primi nove mesi del 2015.

La sede di Ubi Banca

Gli impatti derivanti dall’attuazione del Piano Industriale, contabilizzati essenzialmente nel secondo trimestre dell’anno, ammontano complessivamente a circa -840 milioni netti.

I primi 9 mesi dell’anno si sono chiusi con proventi operativi per 2.334 milioni, rispetto ai 2.467 dei primi 9 mesi del 2015, segnati dal minor contributo del margine d’interesse e della finanza, mentre risulta in crescita l’apporto delle commissioni nette. Nel dettaglio, il margine d’interesse, pari a 1.133 milioni, ha mostrato una flessione rispetto ai 1.246 milioni dell’analogo periodo del 2015, attribuibile in parti pressochè uguali alla riduzione del contributo del portafoglio titoli di proprietà e alla contrazione del risultato dell’intermediazione con la clientela in uno scenario di forte riduzione dei tassi di mercato.

Nel dettaglio, il portafoglio titoli di proprietà ha generato interessi attivi per circa 172 milioni rispetto ai precedenti 227,8 – in presenza di investimenti in titoli di debito scesi nei 12 mesi di 1,3 miliardi (-3,2 miliardi il portafoglio titoli di stato italiani). Il margine netto prodotto dall’attività di intermediazione con la clientela si è attestato a 966,8 milioni, in flessione rispetto ai precedenti 1.026,5 principalmente per effetto dell’impatto dell’evoluzione dei tassi di mercato, non controbilanciata dall’evoluzione dei volumi di impiego, stabili in termini medi, e dalla progressiva riduzione in corso del costo della raccolta.

L’andamento del margine d’interesse risente inoltre della riduzione degli interessi attivi registrati sulle attività deteriorate, in relazione alla significativa contrazione dei volumi di inadempienze probabili, pari a -34,9 milioni anno su anno. Le commissioni nette hanno totalizzato 988,8 milioni, +2% rispetto all’analogo periodo del 2015
nonostante la minor presenza di commissioni di performance (-4,6 milioni). Le commissioni relative ai servizi di gestione, intermediazione e consulenza, che rappresentano il 56% circa dell’aggregato commissionale, si sono attestati a 555,3 milioni, in crescita del 7,1% rispetto al 2015; le commissioni correlate all’attività bancaria tradizionale ammontano a 433,5 milioni, e registrano una riduzione del 3,9% rispetto all’anno precedente.

Il risultato dell’attività finanziaria si è posizionato a 106,3 milioni (138,9 milioni di euro nei primi 9 mesi del 2015), e registra i seguenti contributi:

– per 23,5 milioni dall’attività di negoziazione (57,3 milioni nei primi 9 mesi del 2015);

– per 89,1 milioni dalla cessione di asset finanziari (70,6 milioni nei 9 mesi 2015), principalmente riconducibili, come nel periodo precedente, alla cessione di titoli di Stato italiani; la voce comprende inoltre nel 2016 gli introiti riconducibili alle azioni Visa Europe Ltd, per un ammontare complessivo di 15,2 milioni contabilizzati nel secondo trimestre 2016;

– per -7,2 milioni dalla valutazione delle attività finanziarie al fair value (+3,8 milioni nei 9 mesi 2015);

– per 1 milione dalle attività di copertura (+7,3 milioni nei 9 mesi 2015).

Dal lato dei costi, nonostante l’inclusione dei contributi ordinari al Fondo di Risoluzione (circa 32 milioni nel primo trimestre 2016) e al Deposit Guarantee Scheme (26,4 milioni nel terzo trimestre 2016), non presenti nel 2015, gli oneri operativi dei primi 9 mesi dell’anno si sono attestati a 1.553,2 milioni di euro, con un incremento di soli 11,1 milioni rispetto al 2015. Gli oneri operativi non includono i costi straordinari correlati al nuovo Piano Industriale, che sono stati riclassificati a voci proprie, per consentire la disamina delle tendenze operative ordinarie.

Nel dettaglio:

– le spese per il personale hanno registrato un’ulteriore riduzione di 18,9 milioni (-1,9%) rispetto ai primi 9 mesi 2015, totalizzando 953,8 milioni. I risparmi derivano principalmente dalla diminuita forza lavoro media (-285 risorse nei dodici mesi), dal turnover delle risorse incentivate, nonché dai minori esborsi per prestazioni lavorative nelle varie forme previste dagli Accordi sindacali via via sottoscritti, dai congedi straordinari fino all’impatto dei nuovi part-time;

– le altre spese amministrative, pari a 493,4 milioni, includono i 58,4 milioni complessivi relativi ai contributi ordinari al Fondo di Risoluzione e al Deposit Guarantee Scheme di cui sopra, non presenti nel 2015 in questa voce, e si raffrontano con i 454,6 milioni del 2015. Al netto di tali contributi, le altre spese amministrative risultano in riduzione del 4,3% rispetto al 2015, grazie al contenimento di pressoché tutte le componenti di costo.

– infine, le rettifiche di valore nette su attività materiali e immateriali hanno totalizzato 106 milioni, registrando una diminuzione di 8,7 milioni rispetto ai primi 9 mesi del 2015 per effetto di minori ammortamenti in ambito IT e real estate, ma anche di una minor PPA allocata a seguito dell’impairment dei marchi effettuato in sede di attivazione del Piano Industriale.

Nei primi 9 mesi dell’anno sono state contabilizzate rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 1.373,8 milioni (557,6 nei primi 9 mesi del 2015). Le maggiori rettifiche annunciate il 27 giugno u.s. quale premessa alle proiezioni di Piano Industriale, hanno comportato il parziale riassorbimento della cosiddetta “shortfall”, ossia della differenza tra la perdita attesa e le rettifiche di valore, già dedotta dal patrimonio di vigilanza, per circa 851 milioni. Al netto di tale importo, le rettifiche di
valore del periodo ammontano a circa 522,9 milioni.

Grazie alle rettifiche di valore effettuate, la copertura complessiva dei crediti deteriorati ha segnato un incremento, attestandosi, inclusi gli stralci, al 45,1% (era il 44,3% a giugno 2016 e il 37,2% a dicembre 2015).

Infine, il conto economico dei primi 9 mesi del 2016 registra rettifiche di valore nette per deterioramento di altre attività/passività finanziarie per 50,9 milioni (6,4 nel 2015) essenzialmente riconducibili a un importo una tantum (43,4 milioni lordi) relativo al sostanziale azzeramento del rischio di credito residuo legato a strumenti finanziari rivenienti da una posizione di credito deteriorato.

Dopo la perdita netta pari a 829 milioni registrata nel secondo trimestre 2016 (a seguito della contabilizzazione nel mese di giugno degli impatti derivanti dall’attuazione del Piano Industriale, descritti sopra, per circa 835 milioni netti e dell’appostamento di rettifiche di valore “una tantum” su strumenti finanziari rivenienti da una posizione di credito deteriorato per 39,4 milioni netti), il terzo trimestre 2016 si è chiuso con un utile pari a 32,5 milioni, molto vicino all’utile di 37,6 milioni conseguito nel
terzo semestre 2015, nonostante la contabilizzazione nel 2016 di un maggior importo relativo al contributo ordinario annuo al Deposit Guarantee Scheme per oltre 10 milioni netti incrementali.

Dal punto di vista dell’operatività ordinaria, il terzo trimestre del 2016 ha registrato i seguenti andamenti:

– il margine d’interesse si è contratto del 2,8% (10,4 milioni) terzo trimestre 2016/secondo trimestre 2016. La riduzione è ascrivibile all’ulteriore riduzione del portafoglio titoli (-1,2 miliardi trim/trim), a minori interessi contabilizzati in relazione alla riduzione delle inadempienze probabili, e all’ulteriore riduzione dei tassi di mercato (da una media Euribor a 1 mese di -35 bps nel secondo trimestre 2016, a -38 bps nel terzo trimestre 2016), che hanno influenzato gli spread clientela. Nel margine d’interesse del periodo non è stato contabilizzato il vantaggio relativo al TLTRO2 (10 milioni), che avrebbe riportato il margine trimestrale ai livelli del secondo trimestre 2016.

– Le commissioni nette si sono attestate a 321 milioni, con la consueta stagionalità rispetto ai 330,3 milioni del 2trim2016, ma in crescita del 7% rispetto al dato del 3trim2015 (300 milioni).

– Il risultato dell’attività finanziaria è sceso a 23,8 milioni rispetto ai 66,9 milioni del secondo trimestre 2016, principalmente a seguito di minori cessioni di titoli AFS (-53 milioni). Il secondo trimestre 2016 includeva inoltre gli introiti riconducibili alle azioni Visa Europe Ltd, per un ammontare complessivo di 15,2 milioni, non più presenti nel terzo trimestre 2016.

Gli oneri operativi si sono complessivamente attestati a 515 milioni, sostanzialmente in linea con il dato del secondo trimestre 2016 (510,5 milioni), nonostante l’inclusione di 26,4 milioni di contributo ordinario al Deposit Guarantee Scheme.

In dettaglio, rispetto al precedente trimestre:

– le spese per il personale, pari a 314,7 milioni, si presentano in discesa sia rispetto al secondo trimestre 2016 (319,3) che all’analogo periodo del 2015 (318 milioni), sintetizzando i risparmi conseguenti all’applicazione degli Accordi sindacali tempo per tempo sottoscritti e alla dinamica delle componenti variabili delle retribuzioni (in riduzione dopo le erogazioni una tantum contabilizzate nel secondo trimestre);

– le altre spese amministrative si sono attestate a 166,1 milioni, in crescita di soli 10,6 milioni rispetto al secondo trimestre 2016 nonostante l’inclusione di 26,4 milioni di contributo al DGS. Al netto di tale contributo, le altre spese amministrative avrebbero segnato infatti una contrazione di 15,8 milioni;

– le rettifiche di valore su immobilizzazioni materiali e immateriali si sono attestate a 34,3 milioni (-1,4 milioni), per effetto della minore PPA allocata, a seguito della svalutazione dei marchi effettuata tra i costi “una tantum” per l’avvio del Piano Industriale nel mese di giugno.

Nel terzo trimestre dell’anno sono state contabilizzate rettifiche di valore nette per deterioramento crediti per 167,4 milioni, ossia un costo del credito annualizzato dello 0,82%.

Si rammenta che nel secondo trimestre 2016 le rettifiche di valore su crediti si sono attestate a 1.051 milioni, includendo le maggiori rettifiche annunciate il 27 giugno u.s. quale premessa alle proiezioni di Piano Industriale, che hanno comportato il parziale riassorbimento della cosiddetta “shortfall”, ossia della differenza tra la perdita attesa e le rettifiche di valore, già dedotta dal patrimonio di vigilanza, per circa 851 milioni. Al netto di tale importo, le rettifiche di valore del secondo trimestre 2016 ammontano a circa 200 milioni.

Le rettifiche effettuate hanno comportato un ulteriore incremento della copertura complessiva dei crediti deteriorati, passata a settembre 2016, inclusi gli stralci, al 45,1% rispetto al 44,3% del giugno 2016. Infine, come annunciato in sede di Piano Industriale, nel terzo trimestre dell’anno sono stati contabilizzati ulteriori oneri “una tantum” relativi al progetto Banca Unica, pari, al netto di imposte e terzi, a circa 4,5 milioni.

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