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Distrutte le lapidi al cimitero: “Non si manda la storia in discarica”

Chiara Frugoni, storica italiana, scrive una lettera di denuncia dopo che il Comune di Solto Collina ha rimosso diverse lapidi dal cimitero, buttandole in discarica, durante le operazioni di esumazione avvenute dal 10 al 14 ottobre scorso.

Chiara Frugoni, storica italiana, scrive una lettera di denuncia dopo che il Comune di Solto Collina ha rimosso diverse lapidi dal cimitero, buttandole in discarica, durante le operazioni di esumazione avvenute dal 10 al 14 ottobre scorso. Proprio al cimitero di Solto Collina, Frugoni aveva dedicato alcune pagine dei suoi libri “Da stelle a stelle. Memorie di un paese contadino”, edito da Laterza, e “Perfino le stelle devono separarsi” edito da Feltrinelli.

cimitero solto collina


Il terremoto che sta devastando l’Italia centrale ha distrutto oltre che la vita di tante persone – fisicamente e spiritualmente – un patrimonio inestimabile artistico e culturale: non solo chiese e musei ma interi borghi antichi: nessuna casa presa per sé poteva forse essere definita un capolavoro, ma era il loro insieme, il loro essersi tramandate nel tempo a disegnare un patrimonio culturale che non si può più ricostruire, di cui non avremmo mai voluto fare a meno.

Quel borgo, se sarà ricostruito come nuovo, non ha più lo stesso fascino. Per questo il terremoto distrugge anche la nostra storia, le nostre bellezze, il nostro paesaggio.

Nel paese di Solto Collina, in provincia di Bergamo, il cimitero del paese possedeva il fascino dei vecchi cimiteri di campagna. Le lapidi antiche raccontavano ognuna una storia: una volta il ricordo di sé non si affidava soltanto alla data di nascita e di morte con la foto a colori, su una costosa e lucida lastra di marmo.

Una volta si voleva raccontare – magari con pochissime parole, in due righe – chi si era stati, le umili gesta eroiche di chi era andato lontano, trovando la morte nelle Indie, o nelle «lontane Americhe», in Belgio in miniera, o caduto in Russia. Alcune di queste lapidi poetiche e struggenti le ho trascritte io nei due libri che ho dedicato a Solto (pubblicati da Laterza e Feltrinelli).

Chi era rimasto in paese, in anni di terribile povertà, quanti sacrifici avrà fatto per riuscire ad ordinare e a fare incidere una bella lastra di pietra, accompagnata da un piccolo ovale in bianco e nero! Molte di quelle pietre erano così antiche che potevi avere memoria di quei morti solo leggendo proprio quelle lapidi. Alla fine si era grati di essere, di generazione in generazione, arrivati, grazie a quei coraggiosi lavoratori sino alla propria: a loro dovevamo la nostra vita. Il cimitero di Solto era dunque uno straordinario “archivio di pietra”, una pagina insostituibile della storia del paese.

Tutto questo da pochi giorni non esiste più: il Comune, nell’intento di far posto ai nuovi morti e dunque a nuove sepolture, ha smantellato in larga misura tutti gli “arredi” e le lapidi esistenti distruggendo in tal modo la sezione “storica” del nostro cimitero e con essa la memoria del nostro passato. Le lapidi – che a mio avviso andavano lasciate dov’erano come si fa con ogni altro monumento – potevano essere conservate in un luogo adatto. Sono invece state distrutte, un gesto anche inutile, visto che già esiste, accanto alla zona “antica”, un grande spazio destinato alle nuove sepolture.

Mai più più rivedremo le nostre case, dicono i terremotati davanti alle loro case in rovina. A Solto è successo qualcosa di simile, ma è un “terremoto” voluto dagli uomini che ci costringe a guardare una spianata di terra brulla.

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