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Referendum, dibattito tra Sì e No: “Ora ho capito cosa votare” fotogallery

Cronaca di una serata al Macondo Biblio Cafè di via Moroni, dove si è parlato di referendum costituzionale

Al Macondo Biblio Cafè di via Moroni si è tenuta martedì 8 novembre una serata sul dibattito costituzionale. Erano ospiti per il fronte del sì Niccolò Carretta, consigliere comunale di Bergamo e Gabriele Riva, segretario a livello provinciale del PD; mentre per il fronte del no Luca Radelli, docente e presidente del comitato Decidiamo Noi e Massimiliano Bonavoglia, docente di filosofia del diritto.

Fabio Iavarone, titolare di Macondo, è entusiasta: “È stato un successo: i partecipanti erano numerosi e soprattutto giovani. Sembra che si sia rinnovato l’interesse per la politica italiana tra tutti”.

Tra gli avventori, rispondono alle nostre domande Francesca, 24 anni di Bergamo, e Alessio, 27 anni di Vertova: “Siamo ancora indecisi – spiega Alessio – anche se ci siamo informati a lungo. Non basta leggere: è importante partecipare ai dibattiti e soprattutto fare domande, perché il dialogo ha un valore aggiunto”. Poi si scherza sulla timidezza: dobbiamo aspettarci tante domande da te allora! “Magari le possono fare anche gli altri al posto mio”, risponde Francesca.

Il dibattito, moderato da Daniele Cavalli, collaboratore presso l’Eco di Bergamo, è lungo e acceso e comincia con l’intervento di Gabriele Riva: “L’intento della serata è informativo: gran parte del pubblico si è già fatta un’idea della riforma e quindi questa è l’occasione per approfondire e chiarire qualche tema attorno cui si stanno “gonfiando” troppe storie”.

“Non esistono riforme perfette, nemmeno questa – prosegue Riva. La premessa più significativa a tutta la riforma è che non si tratta di un punto di arrivo, bensì d’inizio: un segnale per mostrare che si vogliono cambiare le cose. Sono un riformista convinto, ma sono anche consapevole che le riforme si attuino poco per volta. Inoltre è importante che il voto sia consapevole, qualunque esso sia, e che sia sulla riforma e non su altro”.

La replica a Riva è di Bonavoglia, che già dall’inizio critica aspramente alcuni punti della riforma: “Rinunceremo al 50% del nostro potere elettivo e saranno toccati i contrappesi democratici, posti dai padri costituenti per evitare le svolte autoritarie”. Da qui il dibattito si fa intenso ed è Carretta a replicare: “Dobbiamo considerare anche il contesto storico” quando si tratta di valutare i contenuti della Carta Costituente. Le leggi della Carta, prosegue Carretta, sono state frutto di un dibattito tanto acceso quanto appassionato che coinvolgeva la maggioranza parlamentare dopo un ventennio nazifascista. La parte dei principi fondamentali “Non si tocca. La seconda parte, però, che descrive gli strumenti della democrazia, è da riadattare al contesto attuale. Si tratta di una riforma per rimetterci al passo con le altre democrazie europee: non possiamo restare indietro”.

La replica di Radelli è articolata e forte: “Non serve cambiare la prima parte della costituzione, perché sono principi che calpestiamo ogni giorno. Il problema del contesto attuale è l’abisso tra governanti e governati. La costituzione non è immutabile, ma in quale direzione è giusto modificarla? Il cambiamento si sancisce votando no: un freno per far cambiare direzione e impedire che il treno su cui siamo a bordo si schianti”.

Tra i temi toccati si parla a lungo dell’autonomia delle regioni, della clausola di supremazia e del “doppio lavoro” dei nuovi senatori. Carretta precisa inoltre che, se passerà la riforma, sarà fissato un tetto agli stipendi dei consiglieri regionali, che non potrà essere superiore a quello del sindaco della città capoluogo. Si discute anche delle raccolte firme per i referendum popolari: per quello abrogativo resterà di cinquecentomila con quorum al 50% più uno degli aventi diritto, ma, precisa il fronte del sì, “se le firme raccolte saranno ottocentomila, basterà il 50% più uno del numero degli elettori dell’ultima elezione. Ciò significa che per il referendum delle trivelle di quest’aprile sarebbe bastato il 35% degli aventi diritto”.

La replica del no si rifà invece al referendum di iniziativa popolare: Bonavoglia è allibito: “Si triplicano le firme necessarie, che da cinquantamila passano a centocinquantamila”. La risposta giunge pronta da Riva: “Vi sarò l’obbligo da parte del parlamento di discutere della legge indicata dal referendum, cosa che non è mai stata fatta prima d’ora”.

Alla fine del dibattito, torniamo da Francesca e Alessio: si è davvero rimasti nel tema? A rispondere è ancora Francesca: “Sono usciti fuori tema entrambi, soprattutto i rappresentanti del no. Carretta è stato l’unico a scendere nei dettagli della riforma, ma non è necessariamente un punto a suo vantaggio”.

Francesca spiega così la sua posizione: “Entrambi i fronti sono stati esaurienti: il sì ha dato i dettagli e il no ha descritto in modo ampio il contesto attuale. Possiamo dire che tutti e due hanno adempito al loro compito: chi voleva sentir parlare della situazione politica ha trovato risposte negli interventi del no, mentre chi come voleva informazioni più tecniche ha apprezzato gli interventi del sì”.

Il dibattito è ben riuscito, dunque, perché c’è stato dialogo. È riuscito anche a convincere Francesca e Alessio? “Ora sappiamo cosa votare” rispondono insieme. Ma non dicono cosa voteranno: “Immagina cosa sarebbe se scoprissimo di avere due posizioni diverse!” scherza Francesca. Al che replica Alessio: “Se vuoi, possiamo sussurrarlo”.

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