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Clinton o Trump? Ecco come si elegge il 45° presidente Usa

Come funziona il sistema elettorale americano e quando si saprà il nome del nuovo presidente degli Stati Uniti d'America? Come funziona la votazione, tra grandi elettori, Stati chiave e possibili altri scenari.

È arrivato il momento della scelta: per il dopo Obama gli Stati Uniti sono divisi tra la democratica Hillary Clinton e il repubblicano Donald Trump, candidati a diventare il 45esimo presidente a stelle e strisce.

La resa dei conti è fissata per martedì 8 novembre con lo spoglio che inizierà quando sulla costa orientale saranno le 18, la mezzanotte in Italia: attorno alle 3 potrebbe già essere chiaro il risultato, certo sicuramente attorno alle 5 del mattino.

Gli ultimissimi sondaggi danno in vantaggio la Clinton, sulla quale stanno scommettendo anche i mercati azionari americani e non: ma Trump, che ha subito un duro colpo dopo l’assoluzione della sua avversaria dall’accusa di aver utilizzato un server di posta elettronica privato quando ricopriva la carica di Segretario di Stato, non è ancora fuori dai giochi.

Le battaglie principali, secondo gli analisti, si giocheranno tra Nord Carolina, Florida e Ohio, dove Hillary Clinton si è avvalsa del supporto della stella Nba Lebron James per uno dei suoi ultimi comizi: nella sua rincorsa Trump dovrebbe prendersi tutti e tre gli Stati e sperare di chiudere la partita in Pennsylvania, dove il candidato repubblicano ha deciso di chiudere la propria campagna elettorale.

Ma come si elegge il presidente degli Stati Uniti d’America?

Il sistema è abbastanza complesso e i cittadini non eleggono in maniera diretta il presidente: tutti coloro che hanno compiuto i 18 anni e sono iscritti alle liste elettorali possono recarsi alle urne per eleggere 538 grandi elettori, sostanzialmente dei delegati.

Ognuno dei 50 Stati esprime un numero di grandi elettori pari alla somma dei suoi deputati e senatori, numero che dipende dalla popolazione per cui gli Stati più popolosi esprimono più grandi elettori: la California, ad esempio, ne ha 55, il Texas 38, New York e Florida 29.

I candidati, che al contrario di quanto si pensa non sono solamente due (Clinton e Trump sono però gli unici a essersi presentati in ogni Stato), hanno una lista di grandi elettori a loro collegata: solitamente si tratta di persone scelte dai comitati elettorali che vengono elette con sistema maggioritario. Può bastare anche un solo voto in più dei concorrenti per aggiudicarsi tutti i grandi elettori dello Stato. Gli unici Stati che fanno eccezione sono Maine e Nebraska.

Per diventare presidente i candidati hanno bisogno della maggioranza assoluta dei grandi elettori, ovvero 270: pur essendo in un sistema di “The winner takes all” (chi vince prende tutto), i delegati non sono obbligati a votare per il candidato presidente per cui sono stati eletti. Un caso di “tradimento” della volontà popolare comunque abbastanza raro, in quanto sarebbe facilmente individuabile chi ha disatteso il proprio mandato.

Un altro paradosso del sistema americano è il fatto che il candidato che ottiene la maggioranza dei voti totali potrebbe non essere comunque eletto presidente: successe, ad esempio, nel 2000 quando Al Gore ottenne circa mezzo milioni di voti in più rispetto a George W. Bush ma la minoranza dei grandi elettori.

Può anche accadere che nessun candidato arrivi alla maggioranza assoluta di 270 grandi elettori che, essendo di numero pari, potrebbero dar vita a un pareggio a 269 oppure che ci sia una spartizione maggiore tra più di due candidati: due casi che metterebbero la decisione sul 45esimo presidente degli Stati Uniti nelle mani del Congresso, come già avvenuto per tre volte nella storia.

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