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Allarme povertà: “In Bergamasca oltre 46mila persone a rischio”

In Lombardia, e tra le provincie Bergamo non fa eccezione, si registra un aumento del dato sulla povertà relativa, con un aumento progressivo nel corso degli anni che sembra non arrestarsi

In Lombardia, e tra le provincie Bergamo non fa eccezione, si registra un aumento del dato sulla povertà relativa, con un aumento progressivo nel corso degli anni che sembra non arrestarsi.

Secondo l’osservatorio privilegiato che è la Caritas di Bergamo, la povertà sta colpendo sempre più massicciamente anche persone di nazionalità italiana: nel 2008, sono stati 894 gli italiani e 6.601 gli stranieri che si sono rivolti ai Centri di Primo Ascolto e Coinvolgimento delle parrocchie in provincia. Nel 2015 gli italiani sono cresciuti a 1.504, mentre gli stranieri sono scesi a 4.794.

La CISL, insieme alle altre organizzazioni che costituiscono l’Alleanza contro la Povertà in Italia, ha elaborato un documento con alcune proposte di modifica al testo del disegno di legge recante norme relative al Contrasto alla povertà. Di questo si parlerà nell’esecutivo dell’organizzazione a Bergamo, giovedì 10 novembre, alle 14,30, nella sala Riformisti della sede di via Carnovali.

Saranno presenti Lorenzo Lusignoli, del Dipartimento Politiche Sociali della CISL nazionale, e Marco Zucchelli, della Caritas di Bergamo.
“L’attenzione del sindacato su questi temi – dice Francesco Corna, della segreteria provinciale – è sempre stata alta. La CISL in particolare, ha sempre privilegiato la partecipazione e il confronto con le realtà che di questa situazione si sono occupate. I nostri rappresentanti negli ambiti territoriali hanno sempre contribuito all’individuazione di progetti e interventi utili a lenire i danni che la povertà provoca. Negli ultimi anni, poi, la crisi che ha investito il tessuto produttivo, provocando disoccupazione e conseguente povertà ulteriore, ci ha visti ancor più impegnati, a tutti i livelli, amministrativi e istituzionali”.

Secondo l’ISTAT, il 4,7% dei residenti sul territorio orobico è a rischio povertà, per un totale di oltre 46 mila persone. Secondo i criteri dell’ISTAT, l’80% di loro è sicuramente povera: sono almeno 37mila. La quasi totalità sono espressione di famiglie e non di singole persone. E’ la fascia di famiglie della “normalità” che si è impoverita, che è diventata povera.

La Caritas, come detto, segnala appunto la tendenza ad un forte incremento di famiglie italiane: dalle 2.100 richieste del 2008, si è giunti alle 12mila del 2015. In molti dei Centri, le persone italiane sono pari o oltre il 30% degli ascolti (erano 22 nel 2013).

Il 48% degli italiani vive in famiglie composte da una-due persone. Nel 22% dei casi la famiglia è di tre persone, nel 19% di quattro, mentre l’11% dei nuclei è composto da cinque o più persone. I bisogni manifestati riguardano gravi situazioni economiche, problemi abitativi e occupazionali.

“La crisi economica è sempre più alla base del problema – continua Corna –, se i dati della Caritas dicono che dalle 19mila richieste di aiuto del 2008 si è passati alle 52mila dell’anno scorso: è aumentata la povertà in modo impressionante”.

Nei dati dei Centri Caritas si legge che sono in fortissimo aumento le richieste di pacchi viveri e di indumenti che lasciano sullo sfondo, in valori percentuali, tutte le altre voci. La richiesta di pacchi alimentari da parte di persone italiane è giunta al 45% del totale (sono 5.338 richieste), contro il 27% del 2008.

“Quantificare con precisione il numero di famiglie e di individui in condizione di povertà è una sfida ancora aperta – prosegue il segretario CISL -. Una cosa, tuttavia, è certa: i dati mostrano valori in lenta ma continua crescita in Lombardia e, sebbene contenuti in termini percentuali, “pesano” in valore assoluto. LA CISL pone grande fiducia nei Piani di zona, che però non devono perdere di vista le opportunità di condivisione e di collaborazione con le realtà sociali del territorio. Le ulteriori novità che si stanno costruendo andranno di fatto a far definitivamente morire le possibili forme di partecipazione”.

Alla luce di queste considerazioni, quanto possiamo ipotizzare inciderà il SIA (Sistema di inclusione sociale) nel rispondere al bisogno delle famiglie lombarde? Quanti, alla luce dei criteri di accesso, riusciranno realmente a beneficiarne? Quali tra le situazioni di fragilità presenti potranno trarre beneficio da questa misura?

“Per la prima volta in Italia si cerca di contrastare la povertà in maniera strutturale – scrive Lorenzo Lusignoli nella relazione per l’audizione parlamentare di qualche settimana fa -. Il Fondo per la lotta alla povertà e all’esclusione sociale destina allo scopo 600 milioni per il 2016 e 1 miliardo dall’anno prossimo. Sommando i fondi passati siamo ad uno stanziamento superiore ad 1,5 miliardi annui. Finora non c’era mai stato uno stanziamento di simile entità, anche se lo stanziamento strutturale non è ancora sufficiente ad introdurre una misura universalistica e dunque, a nostro parere, ne va previsto un incremento progressivamente crescente negli anni a venire. Occorre infatti dare un orizzonte definito (ad es. un quadriennio) con un obiettivo chiaro, il sostegno di tutte le famiglie in povertà assoluta, ed incrementare le risorse negli anni in modo da raggiungerlo”.

“Il 2017 – conclude Corna – deve essere un anno di svolta. Ci auguriamo che la volontà del governo, la priorità indicata dall’opposizione, la spinta delle parti sociali, l’accordo delle associazioni all’interno dell’Alleanza contro la povertà e le indicazioni europee si muovano tutte nella medesima direzione. Potrebbe non ripetersi in futuro questa opportunità”.

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