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Papa Francesco: “Si salvano le banche e non le persone: è la bancarotta dell’umanità”

Papa Francesco parla (in spagnolo) di migranti e rifugiati sabato 5 novembre 2016 incontrando 5mila membri dei Movimenti Popolari impegnati nel terzo incontro mondiale in Vaticano.

Si salvano le banche e non le persone: è la «bancarotta dell’umanità». Papa Francesco parla (in spagnolo) di migranti e rifugiati sabato 5 novembre 2016 incontrando 5mila membri dei Movimenti Popolari impegnati nel terzo incontro mondiale in Vaticano.

«TERRA, CASA E LAVORO PER TUTTI»
Il Papa esprime la sete di giustizia «di milioni di persone che lavorano quotidianamente per la giustizia in tutto il mondo» ma ci sono «forze potenti che possono neutralizzare la maturazione di un cambiamento in grado di spostare il primato dal denaro all’essere umano.

«Quien gobierna entonces? El dinero. Chi governa allora? Il denaro. Come governa? Con la frusta della paura, della disuguaglianza, della violenza economica, sociale, culturale e militare che genera sempre più violenza in una spirale» che non finisce mai. Anche il terrorismo di base deriva dal controllo globale del denaro del quale si alimentano il narco-terrorismo, il terrorismo di Stato e quello che alcuni erroneamente chiamano “terrorismo etnico o religioso”».
Non è così: «Nessun popolo, nessuna religione è terrorista». Ci sono gruppi fondamentalisti, «ma il terrorismo inizia quando hai cacciato via la meraviglia del creato,cioè l’uomo e la donna, e hai messo il denaro» al loro posto.

L’«IDOLO DENARO TIRANNEGGIA E TERRORIZZA L’UMANITÀ»
Un terrore che esplode in «massacri, saccheggi, oppressione e ingiustizia, forme di violenza». E si reagisce con i «muri, fisici o sociali, che rinchiudono alcuni ed esiliano altri. Cittadini murati, terrorizzati, esclusi, esiliati, ancora più terrorizzati».
La paura diventa così «un buon affare per i mercanti di armi e di morte».

Ma la misericordia «è il miglior antidoto contro la paura, gli antidepressivi e gli ansiolitici, più efficace dei muri, delle inferriate, degli allarmi e delle armi. Ed è gratis: è un dono di Dio». Il Pontefice chiede di «costruire ponti tra i popoli, di abbattere i muri dell’esclusione e dello sfruttamento»; ricorda chi è privato della dignità del lavoro; parla del lavoro «inventato dai poveri»: le cooperative o il recupero di una fabbrica fallita; fa proprio il grido dei popoli: «Terra, casa e lavoro per tutti è un progetto-ponte dei popoli di fronte al progetto-muro del denaro».

RIFUGIATI E SFOLLATI, UNA «SITUAZIONE OBBROBRIOSA»
Si salva una banca con «somme scandalose»: questa è la «bancarotta dell’umanità. Il Mediterraneo – e non solo – è diventato un cimitero e molti cimiteri vicino ai muri, «macchiati di sangue innocente». Il male raddoppia quando «il migrante è gettato nelle grinfie dei trafficanti» o quando, «arrivando nella terra in cui si pensava di trovare un futuro migliore, si viene disprezzati, sfruttati e addirittura schiavizzati».

Affronta un altro tema : il rapporto tra popolo e democrazia che rischia di «offuscarsi fino a diventare irriconoscibile: il divario tra i popoli e le forme di democrazia si allarga sempre più come conseguenza dell’enorme potere dei gruppi economici e mediatici». Incita i Movimenti popolari a non aver paura e a impegnarsi contro «la corruzione, la superbia e l’esibizionismo dei dirigenti che aumenta il discredito collettivo, la sensazione di abbandono e alimenta il meccanismo della paura che sostiene questo sistema iniquo».

«DOVE C’È CHI HA SBAGLIATO, È PRESENTE LA MISERICORDIA DEL PADRE»
Dice papa Bergoglio domenica 6 novembre in San Pietro al Giubileo dei carcerati. L’Anno Santo straordinario volge al termine (domenica 20 novembre), e Papa Francesco dedica le ultime due celebrazioni ai detenuti (domenica 6 novembre) e alle «persone di strada» (domenica 13). In san Pietro c’erano 4 mila persone da 12 Paesi, mille detenuti: carcerati, ex-detenuti, famigliari, operatori, cappellani e agenti della polizia penitenziaria. Molti occhi lucidi, molte mani sul volto, molte mani giunte in preghiera. Il papa dice che «la speranza che non delude poggia in Dio le sue radici». Deve prevalere la certezza «della presenza e della compassione di Dio, nonostante il male che abbiamo compiuto. Non esiste luogo del nostro cuore che non possa essere raggiunto dall’amore di Dio. Dove c’è una persona che ha sbagliato, là si fa ancora più presente la misericordia del Padre, per suscitare pentimento, perdono, riconciliazione, pace».

CHIEDE UN ATTO DI CLEMENZA PER GLI «IDONEI»
Parla di «mancato rispetto della legge che ha meritato la condanna della privazione della libertà, la forma più pesante della pena. La speranza non può venire meno. Una cosa è ciò che meritiamo per il male compiuto; altra cosa è il respiro della speranza, che non può essere soffocato da niente e da nessuno».
Parla dell’ipocrisia di chi punta il dito contro l’altro: «Ogni volta che entro in carcere mi domando: “Perché loro e non io?”. Tutti abbiamo la possibilità di sbagliare e tutti abbiamo sbagliato. Quando si rimane chiusi nei propri pregiudizi, o si è schiavi degli idoli di un falso benessere, quando ci si muove dentro schemi ideologici o si assolutizzano leggi di mercato che schiacciano le persone, non si fa altro che stare tra le strette pareti della cella dell’individualismo e dell’autosufficienza, privati della verità che genera la libertà. E puntare il dito contro qualcuno che ha sbagliato non può diventare un alibi per nascondere le proprie contraddizioni».
Chiede di migliorare le condizioni di vita nelle carceri, di rispettare «la dignità umana dei detenuti: la giustizia penale non sia esclusivamente punitiva, ma aperta alla speranza e alla prospettiva di reinserire il reo nella società. Sottopongo alla considerazione delle competenti autorità civili di ogni Paese la possibilità di compiere, in questo Anno Santo della misericordia, un atto di clemenza verso quei carcerati che si riterranno idonei a beneficiare di tale provvedimento».

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