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Gianni Mura incensa Gasperini: “Tifo Atalanta da 3 settimane, arriverà sesta”

Gianni Mura, ospite di "Presente prossimo" a Villa di Serio, ha parlato di sport a tutto tondo: di ciclismo, di calcio, dell'Atalanta di Gasperini e di quel famoso rigore di Baresi contro i nerazzurri.

Gianni Mura non è soltanto una delle penne più intriganti del giornalismo italiano. Ha anche la grande dote di sapersi far ascoltare, tenere alta l’attenzione e far sorridere. E al lettore-uditore sembra di essere al bar, la domenica a far colazione leggendo la sua rubrica “Sette giorni di cattivi pensieri” che tiene compagnia su Repubblica ormai da quarant’anni. Perché il Mura affabulatore e schivo perché va poco in tivù, sa essere coinvolgente non meno del Mura giornalista e scrittore: sempre in punta di ironia, come piaceva al suo amico Beppe Viola, a cui ha dedicato un articolo memorabile, due anni fa su Repubblica.

Citiamo due passaggi: “Se Beppe Viola fosse vivo, oggi sarebbe il suo compleanno. Avrebbe 75 anni, qualche by-pass, pochi capelli (tingerli, mai) e qualche nipote. Avrebbe scritto qualche libro in più, qualche canzone in più. Milano gli piacerebbe sempre di meno, cercherebbe rifugio in luoghi (poco costosi, ocio) in cui già si rifugiava…”.

E poi: “Molti se lo ricordano per l’intervista a Rivera sul tram numero 15, che era e resta un pezzo di grande giornalismo. E per i duetti alla Domenica sportiva con due mostri sacri del giornalismo scritto dei tempi, Gualtiero Zanetti e Gianni Brera. Beppe era la spalla ideale, sapeva toccare i tasti giusti. E pazienza se aveva le palpebre a mezz’asta, come non avesse dormito. Magari s’era svegliato alle 10. Ma era andato a letto alle 5. Perché la Milano di Beppe, e di tanti altri, era notturna”.

Ecco, Gianni Mura parla come scrive e viceversa. A Villa di Serio è stato ospite venerdì 4 novembre nell’auditorium della biblioteca comunale per il festival letterario “Presente prossimo” e, per chi c’era, è stato un bel tuffo nello sport, nell’enogastronomia, soprattutto nel buon italiano. Senza inglesismi, al massimo qualche francesismo, da lui che adora il Tour e alla Grande boucle ha dedicato anche uno dei suoi libri, “Giallo su giallo”.

Mura si diverte ad aprire il cassetto dei ricordi e a rispondere alla domande del pubblico. Alza un po’ il sopracciglio alla Ancelotti quando Fabio Cleto, docente all’Università di Bergamo che lo presenta, lo definisce erratico. E lui precisa: “Va bene, sarò erratico. Ma per scrivere un libro ho aspettato a 60 anni. Brera (il suo maestro, ndr) ricordava che lo sport l’hanno inventato i ricchi, poi si sono accorti che si faceva fatica e l’hanno lasciato ai poveri… Cos’è lo sport? Intanto è universalmente conosciuto così, solo in spagnolo si dice deportes…lo sport insegna tantissimo a stare con gli altri ma anche a stare da soli. All’Oratorio le squadre si sceglievano a bim bum bam, così eri sicuro che erano più equilibrate, proprio il contrario del calcio di oggi. Lo sport metafora della vita? No, è un pezzo di vita. Io non sono interista, lo sono stato tra il 1949 e il 59… e dalla sera alla mattina sono passato al Milan. Poi nel novembre del ’64 entro alla redazione della Gazzetta e i colleghi mi avvertono: qui non si tifa per nessuno. Così da allora non tifo neanche per la Nazionale, però…mi piacciono le piccole squadre e da tre settimane tifo Atalanta, da quando la squadra di Gasperini ha battuto il Napoli. Sono contento per Gasperini, se lo merita. Ho una certa esperienza di Zingonia e… l’Atalanta arriverà sesta, così ho deciso”.

Applauso. Mura nel giornalismo sportivo è un misto tra Platini e Maradona. Ama regalare la battuta come il grande campione ti confeziona l’assist. Passa dal calcio al ciclismo, confessa di non amare il nuoto (“mai scritto una riga”) e spiega la differenza rispetto al ciclismo: “Certo che si fa non meno fatica in sella a una bici, ma volete mettere il panorama che si può ammirare? Le Dolomiti, la Tour Eiffel…”. Inevitabile parlare di doping, le domande su Pantani del quale “più ancora delle vittorie ricordo l’attesa delle vittorie, o comunque dell’attacco in salita. Un uomo molto solo, poco amato dai suoi colleghi”. E poi, Armstrong, il caso Schwazer e la sua difesa dell’amico Donati.

Mura parla come scrive, cioè chiaro. Non ha bisogno di urlare. Non ama le telecronache delle partite di calcio perché “oggi si grida e quando sento che una partita non è stata affrontata bene perché era sbagliato l’approccio mentale penso che è una scemenza”.  Sul giornale “purtroppo non ci sono più gli spazi per scrivere, io poi sono affezionato al ruolo di uno che dice quel che gli pare”. Scrive ancora di calcio ma si emoziona meno: “Mi sono stufato perché oggi vedo giocare un bruttissimo calcio. Se permettete, dopo aver visto Rivera, Schiaffino, Cruijff, Maradona, Platini… Ecco, mi sono più simpatici i ciclisti che i calciatori”. E ancora: “Sacchi per due-tre anni è stato un vero rivoluzionario, poi si è bruciato col fuoco da lui stesso acceso. Una volta gli ho detto: Arrigo, ma quel rigore contro l’Atalanta Baresi non poteva tirarlo fuori? E lui: eh, mi ero distratto…”. Mura non rinuncia mai alla battuta e quando gli chiedono cosa pensa dei Mondiali di ciclismo che si sono corsi ai 40 e passa gradi del Qatar osserva: “Per fortuna l’ordine d’arrivo è stato all’altezza delle grandi corse e ha premiato i più forti, ma io non ho visto uno spettatore, nemmeno un cammello”.

Appassionato di anagrammi, Mura scrive per nove mesi di calcio e poi “per me il Tour è come una vacanza. Non so ancora i ristoranti, ma ho già in mente in quali alberghi mi fermerò al prossimo Tour. Però gliel’ho detto, ai francesi: dei vostri formaggi ne salvo uno, il Roquefort, ma ce ne sono almeno cinque dei nostri meglio dei loro”.

Buon appetito, o buona lettura.

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