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Verso Sassuolo-Atalanta, il doppio ex Manfredini: “Questa Dea può battere chiunque”

L'ex "regista" della difesa nerazzurra tra il 2007 e il 2013: "No, la squadra non mi sorprende perché conosco Gasperini"

“No, questa Atalanta non mi sorprende perché conosco Gasperini e se riesce ad applicare il suo gioco fatto di aggressività, schemi e automatismi… beh sapevo che prima o poi si sarebbe imposto anche a Bergamo. A Genova l’ho avuto e il suo 3-4-3 è uno dei migliori moduli”. Parola di Thomas Manfredini, per sei anni nerazzurro (133 presenze e 4 gol in campionato) ma poi anche rossoblu per un anno, 26 presenze col Genoa, appunto, di Gasperini.

E l’ex “regista” della difesa atalantina tra il 2007 e il 2013 non ha dubbi: nell’Atalanta che corre e piace e scala la classifica verso posizioni insperate c’è la mano dell’allenatore piemontese. “Bene? Io direi che la squadra va alla grande, dopo un inizio difficile. Ma non è una classifica inaspettata, secondo me”.

Vuol dire anche che Gasperini all’Inter non è stato capito? “Dico che arrivava dopo Mourinho e non era semplice, non è stato accettato. Ma bisognerebbe essere dentro per capire certi meccanismi…io ripeto: a Gasp bisogna dare fiducia e avere una squadra che percepisce e mette in pratica quel che lui vuole. Anche e Bergamo all’inizio certe scelte non sono state tanto capite, poi però ha lanciato tanti giovani e si sono visti i risultati. Non è una novità: Gasperini ha sempre avuto queste intuizioni e così succede all’Atalanta, come ne ha lanciati al Genoa”.

Stiamo vedendo infatti Caldara che comanda la difesa, Conti inesauribile sull’esterno, Kessié sembra un veterano con forza fisica e tecnica come pochi…”E Gagliardini? E Petagna? L’anno scorso li vedevo in B, Gagliardini a Vicenza, Caldara anche ha giocato in B come Petagna e ora sono titolari in serie A. Come hanno fatto? Vuol dire che Gasperini gli ha trasmesso sicurezza e fiducia, lui vuole aggressività e il giocatore sa sempre quel che deve fare, soprattutto nella fase difensiva tutti sono coinvolti a cominciare dagli attaccanti. Poi a Genova voleva giocate preparate, predefinite e credo che sia giusto così, i giocatori lo seguivano”.

Quindi non è un caso che l’Atalanta abbia subìto solo un gol nelle ultime cinque partite? “Direi proprio di no. A Genova in difesa eravamo io, Portanova e Antonini e la squadra girava molto bene: rischiavamo poco e divertivamo”.

Come questa Atalanta, infatti. Ma adesso arriva il difficile? La squadra va a mille, riuscirà a tenere questo passo? Manfredini si fida eccome: “Ci vuole equilibrio, chiaro, però la mentalità e la strada sono queste, basta affrontare ogni impegno volta per volta senza porsi traguardi particolari. Ma l’Atalanta ha sempre saputo valorizzare i suoi giovani, il primo obiettivo è sempre stato la salvezza ma penso che si possa alzare l’asticella ed è giusto che i tifosi possano sognare soprattutto dopo aver battuto squadre come Napoli e Inter”.

Col Sassuolo sarà una bella sfida: si può guardare agli emiliani come un modello, dopo quello che hanno saputo fare negli ultimi anni conquistando anche l’accesso all’Europa? Manfredini, che conosce bene entrambe le realtà, ha le idee chiare: “Io non credo che l’Atalanta abbia bisogno di prendere esempio da altre squadre. L’Atalanta fa crescere benissimo i giovani, il Sassuolo trattiene Berardi e si mette su un piano diverso in questo senso, ha un monte ingaggi più alto rispetto all’Atalanta. Secondo me sono tutte e due società da prendere come esempio, per motivi diversi e perché hanno visioni diverse”.

Le assenze di Toloi, Dramé e Konko che problemi possono creare ai nerazzurri domenica? “Guardate che con Gasperini è difficile che ci siano cali di tensione e quando le cose sembrano difficili lui ha intuizioni che altri non hanno, pensate per esempio a Caldara impiegato al centro della difesa, vuol dire che ha compiti importanti. Non mi sorprenderebbe se Gasp inventasse qualche giocatore in ruoli mai ricoperti. E nemmeno il Sassuolo può stare tanto tranquillo: ha diversi infortunati e gli impegni di coppa si fanno sentire”.

Chi potrebbe essere decisivo, Kessié o Gomez? “Il Papu quando è arrivato a Bergamo ha avuto all’inizio qualche difficoltà ma da un po’ fa la differenza, poi ha anche la fascia di capitano, si sente molto più responsabilizzato. E’ un giocatore forte, gli manca solo la grande squadra. Kessié ha forza ed entusiasmo, nel centrocampo di Gasp è una colonna e poi la squadra sa fare molto bene quel che le chiede l’allenatore. L’Atalanta deve solo essere convinta e continuare così, una volta assimilato il metodo di lavoro di Gasperini la squadra ha tutte le carte in regola per continuare con questa marcia”.

Lei come tanti ex giocatori del Genoa ha molta stima di Gasperini… “Beh io con lui ho sempre giocato. Poi tutti gli allenatori ti insegnano qualcosa, ma Gasp a Genova ha lavorato molto bene. Quello che gli assomiglia di più è Juric, ma Gasperini ha un gioco che molti allenatori non comprendono. Se mi farebbe piacere giocare in questa Atalanta? Soprattutto per l’esperienza che ho fatto a Bergamo, anni straordinari per il record di punti con Colantuono, poi grandi soddisfazioni con Del Neri. Credo che i giocatori dell’Atalanta capiscano cosa vuol dire indossare questa maglia e dare il massimo per i colori nerazzurri”.

Il futuro di Manfredini? “A gennaio deciderò… per ora sono fermo, dopo l’infortunio al tendine d’achille di quasi un anno fa”. In bocca al lupo, Thomas.

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