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Trolls, animazione grossolana e datata, pasticcio da evitare

I mostriciattoli danesi arrivano sul grande schermo con un discutibile riadattamento cinematografico ad opera della Dreamworks: ecco la nostra recensione.

Titolo: Trolls

Regia: Anand Tucker, Mike Mitchell

Attori: Jason Schwartzman, Ximena Luna, Anna Kendrick, Zooey Deschanel, James Corden, Justin Timberlake, Christine Baranski, Christopher Mintz-Plasse, Russell Brand

Genere: Animazione (Computer Grafica)

Durata: 1h 32min

VOTO: ★½

I Troll sono un popolo pacifico, dedito alle feste, ai canti, ai balli e agli abbracci. Sono la razza più felice al mondo, e si dice che chi è triste possa trovare la felicità mangiando uno di questi piccolissimi esserini. È per questo mito che i Bergen, un popolo di giganti infelici, hanno iniziato ad intrappolare i troll per mangiarli, una volta l’anno, in occasione della festa del trollstizio. Un giorno però i troll riescono a fuggire dalla gabbia in cui sono rinchiusi, creandosi un villaggio lontano dai nemici Bergen, che si mettono subito sulle loro tracce.

Trolls, l’ultima produzione Dreamworks messa in circolazione nelle sale mondiali, ci riporta a delle atmosfere proprie della casa di produzione fondata (tra gli altri) da Steven Spielberg, ricordando da vicino per design delle creature e resa grafica la serie di Shrek, una delle migliori dello studio d’animazione americano. Purtroppo però la trasposizione cinematografica dei mostriciattoli danesi non è tanto riuscita quanto le avventure dell’orco dal cuore d’oro: Trolls è infatti un film di bassa qualità, scadente sotto ogni punto di vista ed incapace di attirare tanto un pubblico giovane quanto uno composto da adulti.

Quando, poche righe più sopra, si diceva che il film ricorda la resa grafica di Shrek si stava facendo un paragone con un film del 2001, ed in quindici anni le tecnologie sono migliorate a dismisura: Dreamworks sembra invece rimasta ancorata ad uno stile grafico grossolano, che non ha nulla a che vedere con l’altissima qualità mostrata da Disney e Pixar nelle loro ultime opere animate. Le superfici sono piatte, e spesso è persino difficile capire di quale materiale siano composte, i troll sono modellati ed animati in maniera grossolana e la gestione delle luci è ancora imperfetta.

Ciò che invece si salva del comparto tecnico sono le chiome dei piccoli esserini colorati, veramente ben animate e capaci di ricordare il morbidissimo e realistico pelo degli animali di Zootropolis. Ma non è solo sotto il punto di vista tecnico che ci sono problemi, perché anche la storia è scontata e prevedibile e si dipana in maniera spesso e volentieri pretestuosa ed illogica, con avvenimenti talmente forzati da risultare quasi insensati: un difetto che potrebbe non essere evidente agli occhi di un bambino, ma che lo sarà certamente a quelli di un adulto.

Per i “grandi”, Dreamworks ha pensato bene di strizzare l’occhiolino agli anni ’80, che erano, tra le altre cose, il periodo in cui i giocattoli ispirati ai Trolls andavano più di moda. E così ci troviamo di fronte ad una colonna sonora piena zeppa di pezzi prelevati a forza da quasi un quarantennio fa ed inseriti in un contesto fantasy con cui non hanno nulla a che fare.

Una scelta stilistica, potrebbe obiettare qualcuno, ma è chiaro che il risultato sia infelice, dando a tutto il film un’aria opulenta e kitsch che risulta tanto sgradevole alle orecchie quanto agli occhi. Se a ciò si aggiunge un parco di canzoni recentissime e discutibili e un altrettanto opinabile remix del classico “In The Hall Of The Mountain King”, estirpato a forza dal Peer Gynt di Edvard Grieg, si capisce come Trolls risulti, sotto ogni punto di vista, un completo pasticcio. Una cacofonia di suoni e colori che è impossibile da definire degna di essere vista.

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