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Bergamo e la nuova edilizia, gli Architetti: “Alle nostre città serve più bellezza” video

L'Ordine degli Architetti di Bergamo ricopre un ruolo fondamentale al Tavolo per l'edilizia che punta ad aprire una nuova fase per tutto il settore: “Portiamo progettualità e aspiriamo a rendere più belle e vivibili le nostre città”.

Progettualità e visione a lungo termine: il percorso che coinvolge tutta la filiera dell’edilizia bergamasca, determinata ad aprire una nuova epoca, non può prescindere da questi due elementi, identificati come le più gravi mancanze del settore negli ultimi anni.

marcella datei

Un onere che si vuole assumere l’Ordine degli Architetti Pianificatori Paesaggisti e Conservatori della Provincia di Bergamo, guidati dalla presidente Marcella Datei.

Dottoressa Datei, la nuova edilizia non può fare a meno del vostro contributo: cosa possono dare alla causa gli architetti?

Vorremmo prenderci la progettualità in senso lato, intesa come nuova visione e prospettive dell’architettura. Dobbiamo partire necessariamente dalla consapevolezza della ricchezza e delle debolezze del nostro territorio: nell’ambito di una rivisitazione edilizia sia necessario che il progetto rimanga centrale e come architetti ci sentiamo protagonisti di questa visione. Anche noi dovremo adattare la nostra capacità progettuale in processi diversi, che vanno oltre il progetto architettonico.

A quale ruolo aspirate?

Vogliamo sentirci un punto cardine di una nuova visione dell’edilizia, inteso come figura professionale in grado di fungere anche da connettivo tra tutte le figure che ruotano attorno alla riqualificazione del territorio. Abbiamo aderito con grande entusiasmo all’iniziativa e vogliamo essere protaginisti con la nostra progettualità: è un ruolo anche intellettuale, c’è bisogno di noi in questo momento. Al tavolo abbiamo trovato un clima di grande collaborazione, di ascolto e di capacità di recepire le esigenze reciproche: dovremo mettere in campo una progettualità diversa da quella che abbiamo conosciuto fino a oggi e fare da traino a un percorso che, però, dovremo fare tutti insieme. Credo che per le modalità con cui lo stiamo portando avanti questo lavoro sia senza dubbio avanguardistico.

Non a caso si sta parlando di “Nuova Edilizia”: con questo lavoro di squadra il settore può tornare decisivo nella nostra economia e continuare a rappresentare un punto di riferimento nazionale?

Sarebbe bello pensare che la nuova identità sia simile a quella del passato: a Bergamo e alla filiera bergamasca è sempre stata riconosciuta una posizione di rilievo universalmente riconosciuta e credo che si possa ricoprire la stessa posizione di mercato. È chiaro che in questo passaggio sia indispensabile uno sforzo di alta formazione: in questo senso è senza dubbio positiva la presenza al tavolo delle istituzioni formative che in questo momento storico devono entrare con decisione nel meccanismo della formazione continua delle professioni. Non si è mai “arrivati”, c’è sempre un plus da aggiungere alle nostre conoscenze.

Riqualificazione, qualità, sicurezza: nella nuova edilizia ci sarà spazio anche per il bello?

Non faremmo parte di questo progetto se non pensassimo che la bellezza debba trovare spazio nelle nostre città: è un passo necessario, dobbiamo rendere più interessante il paesaggio in cui viviamo. Rinnovare il patrimonio edilizio esistente significa fare una scommessa sul bello, sulla qualità urbana e sul miglioramento della stessa. È proprio su questo aspetto che è determinante la nostra presenza, restituire una città migliore va a vantaggio di tutti: è una responsabilità di tipo etico. Per noi è importante, ad esempio, la riqualificazione energetica ma va fatta pensando non solo agli impianti ma soprattutto all’involucro edilizio. Da un lato consumiamo meno energia, dall’altro ci consente un rinnovamento urbano.

Al Tavolo dell’edilizia fate parte del gruppo di lavoro che si occupa di “Norme edilizie, urbanistiche, impiantistiche”: da questo punto di vista come vi state muovendo?

Il quadro normativo è un po’ il nostro pane quotidiano e crediamo che vada rivisto e reso calzante rispetto al tema del recupero e al processo che vogliamo mettere in atto. La collaborazione con il pubblico, dal Comune di Bergamo alla Regione e alle istituzioni come l’Ats è già stata attivata e tutti si stanno dimostrando sensibili al tema: abbiamo trovato un’ottima predisposizione alla collaborazione.

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