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Ugo Dighero: “Il mio omaggio a Dario Fo che m’ha fatto amare il teatro”

Ugo Dighero arriva a Ranica. L’attore, già protagonista in tv di Avanzi, Un medico in famiglia e nel cast di Mai dire gol, inaugurerà la quinta edizione della rassegna teatrale itinerante “Palco dei Colli” venerdì 4 novembre alle 21 all’auditorium centro culturale “Gritti”

Ugo Dighero arriva a Ranica. L’attore, già protagonista in tv di Avanzi, Un medico in famiglia e nel cast di Mai dire gol, inaugurerà la quinta edizione della rassegna teatrale itinerante “Palco dei Colli” venerdì 4 novembre alle 21 all’auditorium centro culturale “Gritti”.

Nell’occasione, proporrà un omaggio a Dario Fo, esibendosi in una reinterpretazione di due celebri monologhi di “Mistero buffo”: “Il primo miracolo di Gesù Bambino” e “La parpàja topola”. Lo abbiamo intervistato per saperne di più.

Perché ha scelto “Mistero buffo” di Dario Fo?

È uno dei motivi per cui ho deciso di dedicarmi a questo mestiere. Infatti, proprio mentre stavo cominciando la mia carriera da attore c’è stato il grande ritorno di Dario Fo in Rai con “Mistero buffo”. In modo particolare, rimasi colpito da due racconti: “Il primo miracolo di Gesù Bambino”, tratto dallo spettacolo “Storia della tigre e altre storie“ e “La parpàja topola”, tratto da “Il fabulazzo osceno“. Sono esempi di narrazione teatrale pura, in cui un attore, utilizzando le tecniche della commedia dell’arte e delle giullarate, ricostruisce una storia interpretando tutti i personaggi, una recitazione molto elaborata e complessa ma efficacissima. Me ne sono innamorato, li ho studiati e li sto portando in scena da 35 anni: rappresentarli ora che Dario Fo è scomparso da poco mi emoziona particolarmente.

Con Dario Fo se n’è andato un protagonista della cultura.

Decisamente. Fo è stato un highlander dell’energia, un uomo con un grande entusiasmo e un profondo interesse verso la cultura. È sempre stato un artista eclettico, straordinariamente vivace e una persona sempre coerente. Protagonista di tante battaglie sociali, non si è mai arreso alle difficoltà ed è sempre stato positivo, entusiasta. I suoi racconti esprimono contenuti che non passano mai: il tempo non li tocca e sono sempre validi. Ad esempio, “Il primo miracolo di Gesù Bambino”, tratto da un vangelo apocrifo, affronta il tema del diverso. Nella storia, Gesù e la sua famiglia sono scappati in Egitto: immaginiamo questo ragazzino che in un Paese straniero cerca altri amichetti con cui giocare, che è la cosa più naturale del mondo, ma viene scacciato in quanto straniero, diverso. È un tema di un’attualità sconvolgente e qui viene affrontato con grande sapienza: l’ironia consente di arrivare nelle teste delle persone saltando il cervello e passando dalla pancia.

E su che cosa verte il secondo racconto?

Il secondo è tratto da un fabliau francese medievale. È una sorta di metafora dell’idiota, un Forrest Gump ante litteram. Il protagonista è un giovane capraio che vive isolato su una montagna, divenuto improvvisamente ricco ereditando un cospicuo patrimonio dal suo padrone. Ovviamente, la notizia della sua ricchezza si diffonde velocemente e la gente cerca di approfittarsi di lui, perché il denaro cambia i rapporti tra le persone.

In entrambi i racconti non mancano riferimenti all’attualità…

Tutti e due affrontano temi molto classici, che toccano le debolezze umane che si possono notare ancora oggi: basta pensare al paesino che si schiera contro 12 donne e 8 bambini (profughi a Gorino, ndr). Siamo in un periodo di decadenza assoluta: non si prova nemmeno per un secondo a mettersi nei panni degli altri, non si pensa da dove vengono o cosa abbiano patito, ognuno si preoccupa solo di se stesso. Le persone non si pongono domande, non si chiedono da dove vengano e quali motivi spingano un padre a lasciar partire su un gommone la propria moglie incinta o il proprio bambino, rischiando la vita: per giungere a un gesto così disperato, evidentemente scappano da situazioni che non riusciamo nemmeno a immaginare.

E cosa le piaceva in modo particolare di Fo?

Sicuramente l’ironia, un percorso che ho frequentato in tutta la mia carriera, a cominciare dal gruppo dei Broncoviz, fondato insieme a Maurizio Crozza: i nostri sketch erano esasperazioni di situazioni reali portate alle estreme conseguenze per farne capire la natura. Di Dario Fo mi piace soprattutto la capacità di fare discorsi di satira sociale, che inevitabilmente diventano anche manifesti politici, facendo sempre riferimento alla società, a quello che abbiamo di fronte al di là delle proprie convinzioni politiche. Non partiva direttamente dalla satira politica legata agli attualismi, ma dalla satira sociale, più efficace e capace di scavalcare schieramenti e barriere.

Le piace la satira di oggi in tv?

È assente, è stata messa a tacere: dava fastidio prima con Berlusconi, non parliamone ora con Renzi, c’è un silenzio tombale. La comunicazione ha capito che 2 milioni di italiani sono analfabeti e che in totale il 40% della popolazione sa scrivere il proprio nome ma non è in grado di interpretare un articolo di giornale. In un contesto in cui la gente si informa utilizzando la tv, predominano le semplificazioni.

Potrebbe fare alcuni esempi?

Berlusconi proponeva il partito dell’amore e quello dell’odio, una distinzione insensata perché nelle persone non esiste solo il bianco o il nero ma ci sono migliaia di sfumature di grigio. Adesso Renzi ripropone lo stesso schema, parlando di cultura del sì e cultura del no, come se la prima fosse di per sè positiva e la seconda automaticamente negativa, a prescindere dai contenuti. Anche il referendum costituzionale rispecchia questa logica, ritengo che chiunque legga il testo della riforma non possa votare si: nessuno accetterebbe di rinunciare al diritto di eleggere una parte delle persone che governano.

E cosa pensa di Maurizio Crozza?

Siamo amici sin da ragazzini ed è uno dei più grandi talenti che abbia incontrato nella mia carriera. Il suo modo di fare le imitazioni, di utilizzare le iperbole e di esasperare gli aspetti grotteschi di un personaggio, riesce a rendere quasi simpatiche anche personalità che in altri Paesi non avrebbero gli incarichi che ricoprono.

Per concludere, quali sono i suoi progetti per il prossimo futuro?

Tanto teatro. Continuerò a portare in scena Dario Fo e inizierò una nuova tournée con Gaia De Laurentis, per la commedia “L’inquilina del piano di sopra”. Inoltre, mi sto dedicando a nuovi lavori teatrali, concentrandomi su alcuni testi di Francesco Piccolo e a un progetto insieme al gruppo Mitipretese, con Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariangeles Torres.

E un suo ritorno in tv?

Se mi chiamassero, sono pronto a tornare.

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