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“La rivoluzione dell’edilizia non si fa senza formare operatori al passo coi tempi” video

Maria Teresa Azzola, presidente del Cna di Bergamo, coordinerà la formazione di tutti gli attori della filiera dell'edilizia: una formazione trasversale, continua e basata sullo scambio di competenze.

Da dove partire per iniziare un nuovo capitolo nella storia dell’edilizia? Il tavolo di lavoro nato in Camera di Commercio di Bergamo con tutti gli attori della filiera ha dato una risposta unanime, indicando la formazione come unica via per attuare un necessario cambiamento culturale.

Per questo la formazione è al centro di uno dei sei gruppi di lavoro attivati dal Tavolo dell’edilizia e venerdì 4 novembre, durante gli Stati Generali della Nuova Edilizia in Fiera, sarà protagonista di un laboratorio di approfondimento coordinato da Maria Teresa Azzola, presidente di CNA Bergamo, la Confederazione Nazionale dell’Artigianato e della Piccola e Media Impresa accreditata da Regione Lombardia per i servizi alla formazione.

Presidente Azzola, quanto è importante fare formazione in un settore come l’edilizia?

La formazione è il cuore della nostra attività e senza quella non si va molto lontani. Nella filiera è già attivissima quella degli impiantisti ma è solamente un pezzettino dell’enorme lavoro che ci accingiamo a fare. Sul territorio la formazione viene già portata avanti dalle Casse edili ma per la prima volta, grazie al Tavolo dell’edilizia, si affronta in maniera sistemica la formazione di tutta la filiera, da chi pensa le cose e chi invece le mette in pratica.

Da dove nasce la convinzione che un cambiamento fosse necessario e lo fosse proprio in questo preciso momento storico?

La crisi ha cambiato radicalmente i parametri, al punto che ricominciare dagli stessi elementi che hanno portato l’edilizia sul baratro sarebbe stato paradossale: quindi dovevamo scommettere su qualcosa di nuovo e dovevamo farlo in fretta.

Quali sono gli elementi nuovi introdotti da questo tipo di formazione?

L’innovazione che vogliamo introdurre è la trasversalità dell’accesso ai corsi: dovrà esserci la co-presenza di progettisti e operatori che poi nel concreto dovranno applicare il progetto. Il concetto di base è quello di dare a tutti la stessa filosofia di fondo: serve una formazione culturale e una determinata predisposizione a una differente visione del modo di fare edilizia, dove lo stare in rete e in filiera diventa fondamentale, dove lo scambio tra chi fa e chi progetta sia più continuo e senza barriere insormontabili. Formazione permanente e integrazione di competenze tra i professionisti.

Anche l’Ocse nel suo rapporto su Bergamo aveva dispensato qualche consiglio utile sul tema della formazione.

Sono indicazioni che abbiamo recepito: era stato messo in luce come nella nostra provincia ci fosse magari una formazione specifica in diversi settori e allo stesso tempo mancasse però quella generale di base, quella che è in grado di fare la differenza. L’Ocse aveva sottolineato la mancanza di substrato di formazione comune, per questo vogliamo dare una formazione generale con visione innovativa che permetta di affrontare problemi specifici.

azzola

Operativamente come si procederà?

Il primo passo sarà la formazione dei formatori perché abbiano un approccio omogeneo alle problematiche: la filosofia deve essere trasversale a tutte le materie. I formatori dovranno essere i primi ad aderire alla mission di fondo del progetto: saranno classi miste con operatori e progettisti, anche la modalità di insegnamento dovrà essere un po’ rivoluzionata, con aspetti più pratici e concreti. Vogliamo evitare che l’obbligatorietà del corso diventi un peso, anzi, vorremo che sia subito utile e applicabile nel concreto: per questo ci sarà un monitoraggio continuo, con feedback immediati dai frequentanti. La formazione sarà continua e permanente: il lavoro più grande sarà forse quello di monitoraggio.

Il vostro lavoro di formazione e monitoraggio è fondamentale alla luce del marchio di qualità che verrà introdotto per imprese e professionisti che aderiranno a questa visione.

Il marchio della nuova edilizia ideato dal Tavolo ha l’eticità alla base: dall’anticorruzione ai pagamenti, dovremo prima di tutto formare sulla filosofia di fondo. Per questo il corso obbligatorio di base sarà fondato proprio sull’etica.

Perché un professionista, un imprenditore o un operaio dovrebbero partecipare?

Perché la formazione apre nuove possibilità di conoscenza: di tecniche, materiali e di colleghi con cui collaborare. Il corso diventerà un luogo di incontro, dove si incontrano domanda e offerta e dove nasceranno filiere.

Che tipo di figura professionale uscirà da questi corsi?

Credo che non sarà solo una ma che, al contrario, possano uscire delle reti di professioni: l’auspicio più grande è che nasca un nuovo modo di approcciare il problema dell’edilizia in modo circolare. Ovviamente tutto è ancora in una fase sperimentale.

Il futuro prossimo si chiama Accademia dell’Edilizia: guardando più avanti ha altri sogni?

Ci rendiamo conto che al momento stiamo facendo solamente il primo passo ma l’ambizione è portare questa filosofia anche nelle scuole, non solo in quelle tecniche ma anche in quelle medie, magari aprendo anche un parco tecnologico dell’edilizia dove i bambini possano comprendere e sperimentare.

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