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Centraline in Val Vertova, archiviata la pratica: “Ora una riserva naturale” foto

Dopo due anni la Provincia di Bergamo pone la parola fine alla vicenda delle centraline in Val Vertova disponendo l'archiviazione e l'improcedibilita' delle domande di concessione datate ottobre 2015.

Adesso è ufficiale. La vicenda delle centraline in Val Vertova va in archivio. La notizia è stata data dal presidente della Provincia di Bergamo Matteo Rossi durante l’assemblea convocata giovedì 3 novembre in via Tasso, alla quale hanno partecipato i rappresentanti dei Comuni interessati e del Comitato Val Vertova Bene Comune.

Una notizia che lascia soddisfatti coloro che in questi mesi si sono battuti contro la realizzazione delle due centraline della potenza di 200KW ciascuna che un immobiliare di Piancogno (Brescia) aveva chiesto di realizzare nel cuore della valle, attraverso raccolte firme (oltre 10mila quelle raccolte dal Comitato Val Vertova Bene Comune in poco più di due mesi), mozioni, lettere inviate ai media locali e ‘camminate ecologiche’ a sostegno della valle.

In un documento la Provincia ha dichiarato “improcedibili le domande di concessione di derivazione di acque superficiali ad uso idroelettrico dal torrente Vertova nei comuni di Vertova e Gazzaniga, presentate dalla società immobiliare 1°Sole S.r.l.”.

“Le istanze di concessione del 27 ottobre 2015, sospese in attesa della verifica di assoggettamento a Valutazione di impatto ambientale chiesta il 14 aprile 2016, richiesta di verifica poi ritirata dal privato il 29 luglio, sono state ritenute da archiviare a norma di legge in virtù del fatto che il progetto preliminare, privo di attualità, non era più legato ad una procedura che giustificasse l’ulteriore prosecuzione del regime di sospensione delle istanze di concessione – spiega il presidente Matteo Rossi -. E’ stato ritenuto che non vi possa essere il riconoscimento di una condizione di continuità nella validità delle richieste originarie e che con l’archiviazione delle istanze di verifica di assoggettabilità V.I.A. le documentazione prodotta dalla società cessino di produrre qualsiasi effetto”.

La partita, però, non si chiude qui. Se è vero che l’immobiliare bresciano ha ritirato le istanze, è altrettanto vero che un qualsiasi altro privato potrebbe decidere di presentare una nuova richiesta: “E’ il momento di rilanciare – prosegue Rossi – per assicurare alla valle un futuro esente da ulteriori rischi e se possibile con una maggior valorizzazione. Ho chiesto ai Comuni e ai cittadini di far nascere dal basso una proposta per una maggior tutela. Penso in particolare ad una riserva naturale sulla quale impegnare il Parco delle Orobie che vedrà rinnovarsi il proprio consiglio di amministrazione a inizio 2017. Potrebbe essere una parte del mandato sul quale impegnare i nuovi amministratori, vincolando la loro azione ad una discussione meno partitica e più legata agli interessi del territorio. La Provincia è disponibile ad accompagnare questo percorso”.

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