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Scontro Lega-Gori, il sindaco: “Quando i migranti economici eravamo noi…”

Largo spazio in Consiglio Comunale al tema dell'immigrazione: discussi in un colpo solo ben tre ordini del giorno e un'interrogazione della Lega Nord. Un unico argomento: l'accoglienza dei migranti sul territorio nazionale e cittadino

Dibattito acceso quello andato in scena nel Consiglio Comunale di mercoledì 26 ottobre, e che ha ruotato per gran parte attorno al tema dell’immigrazione. In un colpo solo sono stati infatti discussi ben tre ordini del giorno (tutti e tre respinti) e un’interrogazione della Lega Nord. Un unico argomento: l’accoglienza dei migranti sul territorio nazionale e cittadino.

Il Carroccio ha puntato il dito contro le scelte del Governo sul tema dei migranti: una posizione consolidata quella del partito di Alberto Ribolla e Luisa Pecce, che hanno chiesto a più riprese la sospensione dell’attuale modello di accoglienza (definita una sorta di “invasione assistita”), evidenziando quelle che, secondo loro, sono le criticità che in questi giorni hanno trovato ulteriore risonanza a livello nazionale dopo i fatti di Goro, dove sono state erette barricate da alcuni cittadini che protestavano per l’arrivo di 12 donne e 8 bambini migranti in paese.

I consiglieri leghisti hanno infatti presentato un ordine del giorno che invitava la maggioranza a disincentivare l’arrivo di immigrati richiedenti asilo e ritirare la firma dal protocollo per l’accoglienza diffusa, chiedendo “chiarimenti in merito all’accoglienza di richiedenti asilo sul territorio cittadino”. Questo a partire dal numero esatto dei richiedenti presenti in città, la loro ubicazione e a quanti di loro sia stata effettivamente concessa la residenza. I consiglieri hanno poi concentrato le loro osservazioni sulla questione dei cosiddetti “migranti economici”, considerati “clandestini a tutti gli effetti. Solo il 7% dei richiedenti asilo – ha sottolineato il Consigliere Alberto Ribolla – ottiene infatti lo status di rifugiato”.

L’assessore alla Coesione sociale del Comune di Bergamo Carolina Marchesi ha definito come “fuori luogo” la richiesta avanzata dalla Lega e risposto che “attualmente sono 476 i richiedenti asilo presenti sul territorio cittadino”. Che risultano così distribuiti: “Duecentonovanta sono i richiedenti che si trovano all’ex Gleno; 72 negli spazi di via Corti; 45 in quelli del Patronato San Vincenzo e 21 in quelli di via Beltrami”. Ci sono poi altri richiedenti asilo, che fanno parte del progetto SPRAR (Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati, ndr): “Dieci si trovano alla Casa del Bosco e altri 20 a Casa Amadei, dove trovano accoglienza altri 19 richiedenti asilo. Le parrocchie della città, inoltre, si sono attivate per l’accoglienza diffusa mettendo a disposizione 4 appartamenti che ospitano una ventina di persone circa, ubicate in altrettanti quartieri: Santa Lucia, Sant’Anna, Monterosso e Longuelo. Cinque persone, infine, trovano accoglienza nell’appartamento di via Abba. Ad oggi hanno chiesto e ottenuto residenza in città circa 200 richiedenti, il che costituisce un obbligo per legge e non certo una concessione”.

“La percentuale dei dinieghi ammonta a circa il 93% – continua la Marchesi -. Un dato reale, che pone in essere riflessioni serie. Ad oggi la nostra provincia accoglie circa 2mila persone, distribuite in 58 dei 242 comuni ai quali vanno aggiunti i 14 che a settembre hanno attivato il progetto SPRAR”.

A tenere banco c’è poi la questione dei minori stranieri non accompagnati a Bergamo, sollevata in aula dal Consigliere Luisa Pecce: “La città ospita circa 100 minori stranieri non accompagnati sul proprio territorio e ognuno di loro ha un costo di circa 100 euro al giorno, per un totale di un milione e mezzo di euro nel 2016. Con duecento residenti che pesano sulle casse comunali e questa spesa enorme che riguarda i minorenni non accompagnati, per quanto tempo possono andare avanti queste politiche dell’accoglienza?”.

“Ricordo che esistono protocolli internazionale che garantiscono la tutela dei minori – risponde l’assessore Marchesi -. Questo è un dovere dal quale non possiamo sottrarci perché abbiamo il dovere di metter in sicurezza il minore. La prassi per l’accoglienza dei minori non accompagnati e in stato di abbandono è regolamentata da un protocollo che è stato firmato nel 2012 dalla precedente amministrazione. Non stiamo facendo altro che applicare le regole”.

L’assessore ha infine dato rassicurazioni sul fatto che non si faranno tendopoli in città, mentre il Sindaco Giorgio Gori ha più volte rimarcato la sua proposta sull’accoglienza, già evidenziata in una lettera inviata a Repubblica qualche settimana fa (leggi). Il primo problema sarebbe quello di una più equilibrata distribuzione dei richiedenti asilo: “Sono 58 i Comuni su 242 nella nostra provincia che accolgono i migranti. La nostra proposta è quella di porre in atto degli elementi di incentivazione seri e concreti per i Comuni che li accolgono”. Il secondo riguarda i tempi di risposta delle Commissioni territoriali per il riconoscimento delle protezioni internazionali: “Troppo lunghi. Il fatto di essere accolti per molti mesi senza nulla fare, se non a titolo di volontariato, rischia di non essere per nulla educativo”, afferma il sindaco. Uno dei pochi punti che trovano le due parti d’accordo.

“Ciò che serve è un iter strutturato, standardizzato, obbligatorio, che preveda l’apprendimento dell’italiano e di elementi culturali di base, accompagnato da attività lavorative e da moduli di formazione professionale. Soprattutto, impegno e livelli di apprendimento dei migranti devono essere misurati e diventare decisivi ai fini della concessione del permesso umanitario, che non può essere concesso a tutti, ma solo a chi accetta un patto fondato su formazione, lavoro e concreta volontà di integrazione”.

Ci sarebbe poi un ulteriore aspetto del quale tenere conto, quello demografico: “Se escludessimo dalla contabilità demografica la variabile migratoria, nel 2050 in Italia ci sarebbero 8 milioni di abitanti in meno”.

Il primo cittadino, infine, ha chiesto a gran voce ai consiglieri leghisti maggior rispetto nei confronti dei migranti economici: “I 10 milioni di italiani che tra il 1860 e il 1885 lasciarono il nostro paese, proprio come i 23 milioni che se ne sono andati a cercare fortune all’estero, erano migranti economici in quanto non fuggivano dalle guerre. Erano migranti economici che se ne sono andati altrove fare i mestieri più umili”. Il sindaco ha anche citato l’esempio dei bergamaschi che la mattina dell’8 agosto 1956 persero la vita nel disastro di Marcinelle in Belgio, quando un incendio causato da un corto circuito provocò la morte di 262 persone in una miniera di carbone, in gran parte emigranti italiani.

“Del Vangelo secondo Gori ne facciamo a meno – ha risposto Ribolla -. Chiediamo invece rispetto per tutte quelle persone che in passato sono andato all’estero e hanno realmente contribuito a fare grande l’economia dei paesi che li ospitavano. Quelle erano condizioni totalmente differenti rispetto a quelle con le quali siamo quotidianamente costretti a fare i conti. Il parallelo del sindaco non regge”.

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