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Prof trova un tema di 5ª elementare del 1944: “La scuola torni a insegnare come allora”

La scuola di una volta era molto meglio di quella di oggi. Almeno secondo il professor Enrico Galiano, che analizza il tema di una bambina di Clusone che frequentava la quinta elementare nel 1944

La scuola di una volta era molto meglio di quella di oggi. Almeno secondo il professor Enrico Galiano, 39enne di Prata di Pordenone, che sul sito Scuolazoo.com ha pubblicato un’interessante analisi su un tema di una bambina di Clusone che frequentava la quinta elementare nel 1944. Il testo è stato inserito in una pagina internet dal titolo Quaderniaperti.it (CLICCA QUI) che raccoglie i quaderni scolastici di bambini italiani dal 1900 a oggi. Il professor Galiano confronta il modo di scrivere di allora con quello degli alunni di oggi. Ecco la sua analisi:

Sono lì che faccio una ricerca su internet (ok, lo ammetto, stavo cazzeggiando) e mi imbatto su una pagina meravigliosa: una raccolta di temi e quaderni di bambini e ragazzi, dall’inizio del ‘900 agli anni novanta. (CLICCA QUI)

Ora, a parte i lucciconi agli occhi che mi son venuti, a un certo punto inizio a leggermi per bene i temi di questi bambini, per capire se col tempo siamo migliorati, o peggiorati. Ecco: era meglio se non l’avessi fatto.

Una proprietà lessicale, una capacità di analisi, una coerenza testuale che oggi i nostri si sognano: ho letto temi di bambini di terza elementare che gareggerebbero con quelli di ragazzi che oggi fanno le superiori.

Volete un esempio? Ecco un tema di una bambina di Clusone (BG), una quinta elementare del 1944 (ho lasciato gli errori):

Titolo: rovistando in solaio

Giorni or sono non sapendo cosa fare salii in solaio e mi posi a guardare tutte le antichità tra cui molti abiti. Vi erano anche dei vecchi mutandoni della nonna! Svelta me li provai. Mi arrivavano sino ai piedi. Scoppiai in una risata continuando a vestirmi. Sopra ad ogni cosa misi un grande abito da sera, certo della nonna. 

Mi guardai allo specchio e esclamai con gioia: “Sembro proprio una piccola dama dell’800!”. Presi una borsa e infilatami un paio di guanti corsi giù. Per la scala però constatai con rabbia di non essermi messa le scarpe. Risalii.

Per fortuna c’era un paio di scarpe lunghe quanto me e me le misi: “Ora si che sono antica” eslamai. Di sotto la gona mi si vedevano oltre ai mutandoni due scarpe lunghe che facevano veramente ridere.

Scesi in cucina e mi presentai come una dama inglese. Tutti mi riconovvero e risero della mia burla. Quando mi smascherai affermarono che ero veramente irriconoscibile e che quell’acconciatura mi si addiceva a meraviglia.

Salii di nuovo e mi divertii più di prima. Aprii una cassa e che meraviglia: una divisa da garibaldino con la sciabola mi incantò.

Toltami i panni da dama dell’800, indossai la divisa garibaldina stringendo nel pugno la lunga spada con la quale scansai un quadro. Non l’avessi mai fatto! Uscì fuori una frotta di sorci, ed io che fino al momento mi ero immaginata di essere in un campo di battaglia, al solo veder quel brulicar di topi, fuggii e inciampando da tutte le parti ruzzolai fino in fondo alle scale. Mi vergognai di aver dimostrato una viltà del genere, pur indossando una divisa garibaldina.

E questo è solo uno dei tanti! Gli altri temi, dagli anni dieci fino ai settanta, sono tutti più o meno così.

Reazione numero uno: mi è salita la depressione.

Reazione numero due: ancora depressione.

Solo dopo un po’ ho cominciato a riflettere per bene sulla faccenda, e dopo lunga, lunga, lunga riflessione, credo di aver capito di chi sia la colpa, se i nostri studenti delle superiori oggi non sarebbero in grado di scrivere come una bambina di quinta elementare del 1944: è nostra. È solo colpa nostra.

Abbiamo cominciato in buona fede, eh? A un certo punto ci siamo detti: dai, proviamo a semplificare un po’ questi concetti. Rendiamoli più agevoli! E da lì è iniziata una deriva inarrestabile: confrontate un sussidiario delle elementari degli anni 80 e un libro di testo delle medie di oggi. Fatelo, se avete coraggio! Vi renderete conto che il sussidiario è scritto in modo più approfondito, accurato, complesso. E che il testo delle medie è pieno di immagini, schemini, mappe: certo un aiuto, ma è quello il problema, perché a forza di aiutarli hanno smesso di aiutarsi da soli.

Stiamo facendo di tutto per rendere la scuola più semplice ed è lì l’errore: la scuola deve essere difficile! Dobbiamo ricominciare a sfidare queste piccole intelligenze, a smetterla di dare loro cibi preconfezionati e supergustosi e ricominciare a insegnare loro a cucinare. Anzi, a coltivare da sé stessi il grano, a macinare la farina, ad andare a raccogliersi l’acqua.

È colpa nostra se mediamente uno studente delle medie di oggi è meno preparato di uno delle elementari del 1944: colpa di noi insegnanti. Convinti di fare il loro bene, abbiamo pensato che semplificare le cose fosse una buona idea.

E, se una ragazzina di quinta elementare del 1944 scrive molto meglio di un ragazzo di seconda superiore di oggi, direi che non ci sono dubbi: no, non è stata una buona idea.

Commenti

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  1. Scritto da susanna_guarino

    Professore se stessi non vuole l’accento……

    1. Scritto da marta_castagno

      La forma ha infatti una continuità d’utilizza nella nostra tradizione letteraria, che passa anche per il Manzoni.
      Per informazioni: http://www.accademiadellacrusca.it/it/lingua-italiana/consulenza-linguistica/domande-risposte/accentazione-pronome-stesso

    2. Scritto da marta_castagno

      Mi spiace per lei, signora Guarino, ma scrivere se stessi o sé stessi è una scelta stilistica dello scrivente, essendo entrambe le forme corrette (vd. Crusca)

  2. Scritto da Jenamadre

    Mio padre è di Clusone, anno di nascita 1936. Ha vissuto la scuola di quei tempi. Non parla correttamente l’italiano, tantomeno lo scrive. Il suo maestro elementare, che era anche un sacerdote, gli ordinava di uscire durante l’orario delle lezioni e di fare pascolare le sue bestie (del maestro), i miei nonni non si sarebbero mai sognati di protestare. Condivido le critiche ad alcuni eccessi dei genitori di oggi e allo svuotamento delle competenze. Mi limiterei però a parlare di competenze, non di educazione in senso generale. Non considero valore l’obbedienza. La scuola insegnava solo questo e un sacco di nozioni. Mio padre è una brava persona, il suo vecchio maestro no.

  3. Scritto da scapigliato

    Caro professore, come darle torto? Nella scuola come nel ciclismo, sono le salite che forgiano. Quel tema, però, mi sembra molto “letterario” nello stile. La bambina era certamente gran lettrice, credo non solo per dovere scolastico, ma soprattutto per passione. Forse perché nella Clusone del ’44 un libro, per un bimbo, era una delle poche finestre aperte sul mondo; ora la curiosità infantile si rifrange in mille rivoli, televisivi e telematici. La mente del bambino ha la stessa fame di allora, ma invece di una sana colazione, ha un buffet carico di dolci. Col risultato che scuola ci arriva già sazia.