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The Blank premiato: “Il successo non è solo nei numeri, bisogna entusiasmare”

Stefano Raimondi, direttore artistico di The Blank, racconta il premio ricevuto nella sezione I7 dedicata agli spazi indipendenti di ArtVerona 2016 e il network creato sul territorio di Bergamo.

Stefano Raimondi, direttore artistico e anima di The Blank, ci parla del premio ottenuto da The Blank ad ArtVerona 2016, per la sezione I7 dedicata agli spazi indipendenti.

Stefano Raimondi

L’intervista è l’occasione per una ricognizione a 360 gradi del panorama artistico contemporaneo a partire dal “piccolo” ma rilevante avamposto di Bergamo. Uno sguardo d’insieme sugli artisti, i curatori, le fiere d’arte, i premi, la città, il pubblico.

“The Blank è un modello di costruzione di progettualità comune che mette al centro artisti, territorio e cittadini”, questa la motivazione del premio.

Ed è proprio quello a cui ambisce l’associazione. L’invito al premio ci interessava particolarmente per la strada intrapresa da ArtVerona e la collaborazione instaurata con il MAXXI di Roma che ha svolto il censimento delle realtà indipendenti di arte contemporanea in Italia. ArtVerona ne ha invitate quest’anno dodici. Essere premiati da una giuria qualificata per un’associazione nata solo nel 2010, è un riconoscimento importante che dà conto del nostro percorso costante nel tempo. The Blank convince come modello di replicabilità, valorizzazione e partecipazione che potrebbe essere adottato e declinato da altre città che hanno un territorio vivo di musei e tante altre realtà culturali da connettere tra loro. Il punto di forza risulta la capacità di unire pubblico e privato, istituzioni, gallerie, fondazioni, artisti, collezionisti; realtà che a volte tendono ad agire in solitaria.

Quanto conta il network e quanto i contenuti?

In pari misura. A volte il network origina un’idea, altre volte un’idea rafforza il network. I progetti artistici di The Blank cercano di tenere la proposta artistica la più alta possibile, la sfida è questa: avvicinare sempre più persone organizzando eventi di qualità, capaci prima di tutto di capire a fondo le esigenze del pubblico e quindi di arrivare a un suo ampio coinvolgimento. Se si intercettano questi bisogni allora si può unire qualità e partecipazione. Ampliando il discorso credo che specialmente a Bergamo le persone vogliano emozionarsi, essere stupite,  uscire arricchite da un’esperienza e condividerla. Non si tratta solo di forma o concetto; al pubblico piace immergersi dentro l’opera, viverla. Credo che questo possa spiegare il successo di alcune mostre realizzate in città negli ultimi dieci anni, come quella di Jesús Rafael Soto, curata da Tatiana Cuevas e Paola Santoscoy o di Getulio Alviani, curata da Giacinto Di Pietrantonio. Seguendo questa linea ho recentemente curato con ottimi riscontri le mostre di Andrea Mastrovito e Cory Arcangel e il prossimo 24 novembre alla GAMeC aprirà il grande habitat di Rochelle Goldberg, alla sua prima personale in Europa, dopo la recente mostra allo Sculpture Centre di New York. Una “prima” che spero possa inserirsi in questo tracciato di partecipazione, meraviglia, condivisione”.

ArtVerona è alla dodicesima edizione. Quale la sua specificità sul piano nazionale?

Con Artissima di Torino, MiArt di Milano, Arte Fiera di Bologna, ArtVerona ha una sua riconoscibilità e rappresenta un riferimento in crescita per il panorama italiano. Con la direzione di Andrea Bruciati, che ha creato un ottimo team, la fiera  mira a contenuti sempre più di qualità. La sezione dedicata agli spazi indipendenti è un perfetto esempio di questo modello. A Verona il clima fieristico era ottimo, tra i protagonisti di I7 non c’è stata una competizione ma piuttosto una relazione molto forte, un interesse vero nel conoscersi e nell’approfondire che cosa possiamo fare insieme”.

Quali prospettive apre per voi questo premio?

“Il premio è prima di tutto un riconoscimento per la città di Bergamo. The Blank è un connettore, è una realtà diffusa che però ha potuto crescere su un terreno già fertile, fatto di istituzioni culturali di primissimo piano e, per quanto riguarda l’arte contemporanea, è indubbio che la creazione della GAMeC già agli inizi degli anni 90 abbia giocato un ruolo decisivo.
Senza la Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea non ci sarebbe neanche The Blank, perché la GAMeC ha creato il terreno su cui agganciarsi. Si è riusciti così a fare un lavoro efficace di condivisione, aggregazione e comunicazione, basti dire che gli iscritti alla nostra newsletter mensile sono oggi 34.000 e quasi 7.000 le persone che ci seguono sui diversi social network. Un risultato per nulla scontato e frutto di una programmazione e una strategia precisa, raggiunto, voglio sottolinearlo mille volte, grazie alla completa dedizione di tutte le fantastiche persone che collaborano con l’associazione. Perché è chiaro che certi traguardi sono sempre collettivi e mai individuali. Questo premio dimostra come con idee, metodo e collaborazione si possano raggiungere diversi obiettivi, indipendentemente da fattori economici o anagrafici”.

The Blank è uno “spazio bianco”, libero. E’ più local o più global?

Siamo un network che ne crea altri, sia locali, sul territorio, sia al di fuori di esso, internazionalmente. Lavoriamo tutti insieme per portare un valore alla città, sapendo i nostri limiti. Anche grazie a The Blank Bergamo è oggi una realtà che artisti di tutto il mondo conoscono e in cui sanno di poter avere una base d’appoggio, una residenza. Come sempre, sono le persone che fanno la differenza: tanti giovani professionisti hanno mosso i primi passi da The Blank e oggi sono diventati degli ambasciatori che continuano a farci conoscere anche se magari non sono più localizzati qui. Questo significa che il rapporto creato è molto forte. Abbiamo contatti e progetti con istituzioni un po’ in tutto il mondo. Per esempio ci hanno appena invitato al festival di Mumbai chiedendo di portare due artisti italiani e noi ospiteremo due artisti indiani. L’interessante per noi è prendere questo network esteso e far dialogare interno ed esterno; l’anno scorso alla conferenza iniziale di Artdate abbiamo invitato il curatore della Morgan Library di New York, dove c’è un terzo del mazzo visconteo dei tarocchi, la famiglia Colleoni che possiede un altro terzo ed Emanuela Daffra per il terzo di tarocchi della Carrara. Simbolicamente abbiamo riunito il mazzo e da situazioni come questa ne possono nascere altre.
Naturalmente serve il sostegno dell’amministrazione: è importante per tutti gli operatori culturali della città sapere che ci sono le competenze per riconoscere il valore di quello che viene fatto, il continuo dialogo e confronto. Quest’attenzione non è mai mancata e anzi si approfondisce col tempo”.

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