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Risultati, bel gioco e vendette: ecco come Gasperini si è preso Bergamo e l’Atalanta

Era a un passo dall'addio, adesso è osannato e celebrato: il tecnico piemontese ha rischiato e si è tolto la soddisfazione di avere ragione andando contro tutto e tutti. E ora è l'uomo del momento

Criticato, quasi insultato. Per un momento anche abbandonato. Ora invece osannato, portato in trionfo, celebrato. E’ proprio il caso di dirlo: Gian Piero Gasperini è l’uomo del momento, a Bergamo.

C’è voluto tempo, ci sono voluti scontri a volte anche violentissimi, ma alla fine l’impronta del tecnico sull’Atalanta s’è vista. E piace parecchio a tutti: giocatori (stando a quel che dicono…), addetti ai lavori, società e soprattutto tifosi.

Già, proprio i tifosi che, umorali come non mai, hanno cambiato idea nei confronti del loro tecnico che per imporsi e prendersi Bergamo e l’Atalanta ha dovuto faticare parecchio. Per una lunga lista di motivi.

Prima di tutto, va citato il suo arrivo sotto le Mura. La tavola era praticamente già stata apparecchiata per Rolando Maran, corteggiato a lungo, preso praticamente, ma poi rimasto a sorpresa al Chievo. Così, con il mercato già ampiamente iniziato (e con la spesa di oltre 6 milioni di euro già compiuta per l’acquisto di Alberto Paloschi), la società ha dovuto cambiare i piani per assecondare – nel limite del possibile – il nuovo allenatore.

Dal mercato, però, non sono arrivati grossi segnali, e qui sono iniziate le prime ruggini col dt Giovanni Sartori.

A campionato iniziato (e a batoste già prese: con Lazio, Cagliari e Palermo soprattutto) tra Gasperini, società (solo una parte, non Percassi), tifosi e addetti ai lavori è arrivata la frattura, che pareva letteralmente insanabile.

E invece, ecco arrivare il Gasp che non ti aspetti. O forse, proprio quello che tutti conosciamo: testardo, vendicativo. E geniale.

Ha messo da parte chi non andava (leggi Sportiello, Paloschi, Zukanovic), ha buttato nella mischia giovani che la serie A l’avevano vista solo a piccoli sprazzi, ha mandato un messaggio chiarissimo a chi gli aveva consegnato quella squadra e ha rischiato il tutto per tutto. Un all-in vero e proprio, per usare un termine caro ai “rischiatori seriali”.

E ha vinto, almeno per ora: 7 punti contro Napoli, Fiorentina e Inter, che diventano 10 se si conta anche la secca vittoria ottenuta in trasferta col Crotone. Con tanti saluti al terribile trittico che doveva stritolare l’Atalanta.

E sembra incredibile pensare come un solo mese fa l’ex mister del Genoa sembrava destinato all’addio.

Come se non bastasse, poi, Gasperini si è tolto anche la soddisfazione di prendersi l’ennesima rivincita nei confronti della sua ex squadra, quell’Inter che l’aveva esonerato dopo appena quattro giornate, cinque anni fa.

Da quel momento è come se per il tecnico piemontese si sia aperto una sorta di “conto personale” con i milanesi: chiamatela fortuna, chiamatela coincidenza o quel che volete, ma dal 2012 fino a domenica, nelle gare casalinghe contro i nerazzurri della Madonnina, Gasperini vanta quattro vittorie su quattro partite giocate.

Perché il calcio spesso sa essere veramente strano: tutto toglie e tutto dà. A volte anche nel giro di un mese soltanto.

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