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Papa Francesco sulla cremazione: consentita, ma senza disperdere le ceneri o tenerle in casa

Rese note le regole cattoliche per il post mortem: la Chiesa invita a seppellire i corpi ma non vieta la cremazione.

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Le ceneri dei defunti non possono diventare dei gioielli o dei monili da portare al collo o in un anello; né possono essere disperse «nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo»; né possono essere trasformate «in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti». La cremazione non è vietata, ma i «resti mortali» non vanno dispersi né conservati in ricordi commemorativi o altri oggetti.

Questo afferma l’«istruzione» della Congregazione per la dottrina della fede «Ad resurgendum cum Cristo, Per risuscitare con Cristo», approvata da Papa Francesco il 18 marzo 2016, datata 15 agosto e resa nota il 25 ottobre, quasi alla vigilia della solennità di Tutti i santi il 1° novembre e della commemorazione dei defunti il 2 novembre. È firmata dal cardinale tedesco Gerhard Ludwig Müller e dal gesuita spagnolo Luis Ladaria, rispettivamente prefetto e segretario della Congregazione ed è il primo documento di questo organismo vaticano del Francesco.

Il documento ricorda che sin dal 1963, con l’istruzione «Piam et constantem», l’allora Sant’Uffizio stabilì che la cremazione non è «di per sé contraria alla religione cristiana», indicazione ripresa dal Codice di Diritto canonico del 1983. «Nel frattempo la cremazione si è notevolmente diffusa, come si sono diffuse nuove idee in contrasto con la fede della Chiesa». Scopo dell’«istruzione» è «ribadire le ragioni dottrinali e pastorali per la preferenza della sepoltura dei corpi e di emanare norme per la conservazione delle ceneri in caso della cremazione».

Seguendo «l’antichissima tradizione cristiana», il testo «raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro. Nel ricordo della morte, sepoltura e risurrezione del Signore, mistero alla luce del quale si manifesta il senso cristiano della morte, l’inumazione è la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale».

Tuttavia – aggiunge il documento – «laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi, poiché la cremazione non tocca l’anima e non impedisce all’onnipotenza divina di risuscitare il corpo e quindi non contiene l’oggettiva negazione della dottrina cristiana sull’immortalità dell’anima e la risurrezione dei corpi. La Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti».

Nel caso della cremazione «le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica» e, solo «in caso di circostanze gravi ed eccezionali, dipendenti da condizioni culturali di carattere locale, il vescovo, in accordo con la Conferenza episcopale, può concedere il permesso per la conservazione delle ceneri nell’abitazione».

Per evitare «ogni tipo di equivoco panteista, naturalista o nichilista, non sia permessa la dispersione delle ceneri nell’aria, in terra o in acqua o in altro modo oppure la conversione delle ceneri in ricordi commemorativi, in pezzi di gioielleria o in altri oggetti, tenendo presente che per tali modi di procedere non possono essere addotte le ragioni igieniche, sociali o economiche che possono motivare la cremazione. Nel caso che il defunto avesse notoriamente disposto la cremazione e la dispersione in natura delle proprie ceneri per ragioni contrarie alla fede cristiana – conclude l’Istruzione – si devono negare le esequie, a norma del diritto».

La cremazione del corpo del defunto non è di per sé contraria alla fede cristiana né contrasta la verità della risurrezione. Se i cristiani hanno progressivamente preferito l’inumazione – dal latino «humus, terra», cioè la sepoltura nella terra – è in riferimento alla sepoltura di Cristo. Da ricordare che l’esplicita condanna della cremazione da parte della Chiesa risale al 1886 poiché tale prassi era stata assunta dalla massoneria internazionale in funzione anticristiana.

Pur mantenendo la preferenza per l’inumazione, nel 1963 l’autorità ecclesiastica tolse il veto alla cremazione. Il Codice di Diritto canonico sancisce: «La Chiesa raccomanda vivamente che si conservi la pia consuetudine di seppellire i corpi dei defunti; tuttavia non proibisce la cremazione a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana» (can. 1176).

La cremazione, tuttavia, non è priva di ambiguità, non meno di qualsiasi altro tipo di funerale dove sovente la «religione civile» e la vanità prendono il sopravvento sulla fede. A partire dalla legge 130 del 2001, che permette la conservazione delle ceneri nelle case ma anche la loro dispersione in spazi legalmente stabiliti, l’incinerazione è diventata una moda che banalizza il grande mistero della morte.

La conservazione delle ceneri fra le mura domestiche privatizza una memoria che, soprattutto per i cristiani, è eloquente e pubblico richiamo alla precarietà di questa vita e al mistero dell’aldilà. Questa «presenza» nelle case potrebbe, con il tempo, diventare imbarazzante per gli eredi. La dispersione delle ceneri non ha di per sé nulla di anticristiano, ma sorge il dubbio che tale prassi esprima una vaga religiosità «new age», cioè una religione naturalistica che crede in un dio cosmico e impersonale. Per questo essa è fortemente sconsigliata.

Non mancano aspetti commerciali che suscitano disagio come la proposta di conservare parte delle ceneri in monili da portare al collo o al dito. Questo significa banalizzare l’evento della morte al limite del ridicolo.

 

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