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Katia, 10 mesi nel Sudamerica col couch surfing: “Viaggiare apre il cuore e la mente” fotogallery video

Katia Zeppetella, 28enne di Bariano, è appena tornata dopo un lungo viaggio "into the wild": "Aprire le braccia al diverso, allo straniero, a nuovi punti di vista non solo ci arricchisce come uomini: ci cambia la vita"

E’ appena tornata a Bergamo Katia Zeppetella. E’ tornata dopo dieci lunghissimi mesi passati alla scoperta di quel Sudamerica che in pochi conoscono, se non gli abitanti del Sudamerica stesso. E’ appena tornata dopo un viaggio “into the wild”, per citare il capolavoro di Sean Penn, e non sembra avere intenzione di fermarsi.

Katia Zeppetella

Nessuna agenzia di viaggi le ha organizzato la partenza, nessun resort a cinque stelle le ha offerto un letto ogni notte. Lei, 28enne di Bariano con un diploma da perito tecnico e una laurea triennale in Scienze umane dell’ambiente del territorio e del paesaggio, ha girato il Sudamerica sfruttando il couch surfing, il servizio gratuito di scambio di ospitalità e servizio di rete sociale sempre più in voga nel mondo.

George Gordon Byron, uno dei massimi poeti britannici, scrisse all’inizio dell’Ottocento che “c’è una gioia nei boschi inesplorati, c’è un’estasi sulla spiaggia solitaria, c’è vita dove nessuno arriva vicino al mare profondo”.

Katia ha vissuto tutto questo, scoprendo tutti quei dettagli e tutti quei retroscena che un semplice turista non avrebbe neppure potuto sfiorare: “Io sono una viaggiatrice, viaggio per scoprire, per conoscere, per toccare con mano – ha raccontato, ospite nella redazione di Bergamonews -. Quando ho comprato il biglietto di sola andata per il Brasile, prima tappa della mia avventura, avevo già le idee ben chiare: il Sudamerica lo giro tra la gente, non in albergo”.

Cosa l’ha spinta ad intraprendere questo lungo viaggio?
“Un’esigenza ben precisa: scoprire il mondo. In Italia nonostante la laurea di lavoro non ne trovavo, così un giorno, nell’aprile del 2013, ho preso al volo un’opportunità: lavorare al Walt Disney World Resort di Orlando. Lì sono rimasta per un anno e mezzo e poi, una volta finita l’esperienza in Florida, con un gruppo di italiani appena conosciuti ho girato in lungo e in largo gli Stati Uniti. Non il classico coast to coast, ma un viaggio di quaranta giorni organizzato nei dettagli che ci ha portati in ogni stato”.

E’ stata quell’avventura a farle scattare la voglia di Sudamerica?
“Sì, ma prima del giro del Sudamerica ho lavorato per sei mesi su una nave da crociera, ai Caraibi. Nel giugno del 2015 sono tornata a Bergamo, ma la voglia di ripartire era fortissima. Così, mi sono organizzata con un’amica di Milano, Cecilia, e insieme siamo partite per il Brasile nel novembre del 2015”.

Anche per questa avventura c’era un programma dettagliato?
“Per i primi tre mesi sì, più o meno. Ma poi, una volta raggiunto il Cile, abbiamo abbandonato ogni tipo di pianificazione e ci siamo lasciate guidare solo ed esclusivamente dall’istinto”.

Che paesi avete visitato, per entrare nel dettaglio?
“Siamo partite dal Brasile e siamo passate in Argentina: Buenos Aires, Cordoba, El Calafate, El Chalten, Ushuaia, Bariloche (dopo un viaggio in bus di quasi 30 ore!). Poi Cile con Pucon, Valparaiso, Santiago de Chile, dove siamo rimaste per tre mesi con parentesi Argentina, a Mendoza, per rinnovare il permesso turistico che ci stava per scadere, e di nuovo San Pedro de Atacama. Poi siamo passate in Bolivia, poi in Perù, dove abbiamo visitato tutta la Selva Alta con Pichanaki, Alto Pichanaki e Nuevo Horizonte. Qui ci siamo separate, Cecilia è dovuto rientrare, così ho proseguito con altri ragazzi conosciuti durante il viaggio. E sono stata prima in Ecuador e poi in Colombia, dove a Bogotà ho preso il volo di rientro”.

Il couch surfing è stato una bella scoperta?
“E’ stato fondamentale perché mi ha permesso di arrivare là dove un semplice turista non arriva mai: tra la gente. Ho vissuto e respirato in tutto e per tutto le culture, i modi, gli usi e i costumi dei Paesi che ho visitato. Stavo in casa di gente sconosciuta, ci cenavo insieme e ci parlavo. Ho scoperto che il diverso non spaventa, ma arricchisce. Viaggiare, conoscere e capire sono le basi per costruire un mondo migliore”.

Come ha trovato queste diversità?
“Le ho trovate stupende, letteralmente stupende. Hanno dato un senso nuovo alla mia vita”.

E cosa le hanno dato questi dieci mesi di viaggio?
“Domanda da cento milioni di dollari. A parole è quasi impossibile spiegare cosa mi porto dentro di questa avventura; posso solo dire che un viaggio così, in mezzo alla gente, mi ha spalancato la mente e anche il cuore: aprire le braccia al diverso, allo straniero, a nuovi punti di vista non solo mi ha arricchito come persona, mi ha proprio cambiato la vita”.

Qualcuno penserà: quanto incoscienza, due ragazze da sole in giro per il Sudamerica…
“E invece posso assicurarvi che non è mai stato pericoloso. In Cile sono stata derubata, ma più che un furto è stata una truffa. Poteva succedermi ovunque, anche fuori da casa”.

La cosa che l’ha colpita di più?
“In Bolivia, a Potosì, ho visto tanti ragazzi che avevano poco più di 20 anni uscire con la faccia sporca di carbone da una miniera nella quale stavano lavorando. E ho pensato: in Italia quanti 20enni si sporcano la faccia lavorando, oggi?”.

E il piatto più strano?
“L’ho visto a Cuy, in Perù: una sorta di criceto gigante che i peruviani mangiano arrostito. Non ho avuto il coraggio di assaggiarlo…”.

Cosa consiglia a un ragazzo italiano che vorrebbe vivere un’avventura simile alla sua?
“Consiglio di non pensare troppo, di prendere un volo di sola andata per qualche paese del mondo e di partire presto. Il difficile sta lì, poi una volta che ci si è buttati diventa tutto più semplice. Le paure e i timori non mancano mai, ma nella vita se davvero si vuole una cosa bisogna provare a prenderla”.

Durante quei dieci mesi non ha mai avuto un momento di sconforto?
“Di sconforto no, ma di nostalgia per tutto quello che ho a casa sì, anche più di uno. Del resto, a Bergamo ho la mia famiglia e tanti amici. Ma non mi sono mai fermata e non credo che mi fermerò ora: ho ancora così tanti posti da visitare e così tante persone da conoscere”.

Il prossimo viaggio?
“Non ho ancora deciso, ma credo che sarà in Australia, dopo Natale”.

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