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Bosatelli e il progetto palasport: “Sogno un patto tra generazioni e non mi piace la parola diversamente abile” fotogallery video

Il Cavaliere del Lavoro, Domenico Bosatelli, racconta come nasce l'idea di Chorus Life il nuovo quartiere che nascerà dal recupero dell'ex area Ote.

La sigaretta sottile sempre accesa che sembra una matita che disegna nell’aria progetti, idee, sogni. Domenico Bosatelli, Cavaliere del Lavoro e patron della Gewiss, è così anche nel presentare Chorus Life, “Vita corale” (Leggi qui).

Domenico Bosatelli

“Ho scelto questo nome perché sogno un patto tra generazioni, l’esperienza degli anziani e la goliardia dei giovani miscelati alla generazione degli adulti può essere qualcosa di davvero unico, capace di disegnare il futuro. Sogno un luogo dove le tre generazioni possano vivere, socializzare e crescere insieme. E le dirò di più”.

Una boccata alla sigaretta, un sorso di succo d’arancia e riprende: “A me non piace la parola diversamente abile, vorrei fosse bandita. Per questo ho voluto un progetto senza gradini e barriere architettoniche. Non ci sono persone diversamente abili. Anzi nella diversità c’è la ricchezza delle persone, farle convivere deve essere un patrimonio. E’ una coralità intesa come insieme di servizi, ma soprattutto come insieme sociale, in cui ogni barriera viene annullata per favorire l’integrazione fra gli individui, nel rispetto dell’ambiente. E questa idea mi sembra una bella sfida”.

Bosatelli parla di un patrimonio sociale mentre descrive questo trapezio di città, l’area dell’ex Ote, che con i suoi oltre 70mila metri quadri è la terza per estensione da recuperare dopo lo scalo ferroviario e la ex Reggiani.

Un progetto di recupero che prevede un investimento di 120 milioni “anche se produrrà economia e lavoro per 600 milioni di euro”.

Ascolti questo capitano d’industria e ti chiedi perché con 82 primavere all’attivo si spinga in un’avventura immobiliare che si dovrebbe concludere alla fine del 2020. Questa sarà l’arena Bosatelli? “No, no perchè il concept è mio, ma con una grande collaborazione intorno di gente entusiasta che condivide un’idea e che sono prestatori di professionalità di alto livello, dal punto di vista tecnico, estetico, ludico”.
Bosatelli, lei ha detto non sono un industriale. E allora chi è?
“Mi considero più uno proiettato alla ricerca applicata di tutto ciò che migliora la qualità della vita e che dia buone emozioni. Il fatto di fare l’industriale è una conseguenza di una buona idea da realizzare”.

Da ricercatore ad immobiliarista?
“No, no” socchiude gli occhi in un sorriso. “Quando ho iniziato la mia impresa erano i tempi in cui la bolletta dell’Enel si chiamava bolletta della luce. Perché nelle case era arrivata la luce elettrica: un filo, un interruttore ed una lampadina. Osservando quella cosa nuova che arrivava in tutte le case ho fondato la mia azienda, la Gewiss in 45 anni ha depositato più di 500 brevetti. Oggi siamo alle porte del digitale, abbiamo tutto il know how e le professionalità per far dar vita a un villaggio digitale completo. E proporre le nostre tecnologie ai cantieri degli altri è sempre difficile. Così ho pensato di farne uno mio”.

Qualcuno potrebbe contestare che è un progetto faraonico, troppo ambizioso che potrebbe restare sulla carta.
“Io ho immaginato un modello di quartiere completo, vivo, con residenze, negozi, un hotel, servizi e divertimenti. L’ho pensato avendo come modello da non seguire l’Eur di Roma che la sera si svuota e se ti serve uno spazzolino da denti devi farti 45 minuti di taxi e andare in certro per acquistarlo. Questo progetto può diventare un prototipo, un modello da esportare anche in altre parti d’Italia. Ogni ripresa economica è stata trainata dall’edilizia. Questo intervento crea economia e lavoro, se riprodotto in 60 città italiane può essere un’occasione per far ripartire il Paese. C’è un investimento che è e deve essere tangibile, ma io penso che ogni euro investito in questa avventura deve produrre 5 euro in beni sociali”.

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