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Per sempre Sic: 5 anni fa a Sepang moriva Marco Simoncelli fotogallery

Per gli appassionati di motori e non solo, il 23 ottobre è una data tristissima: nel 2011 in un drammatico incidente a Sepang moriva Marco Simoncelli.

Per gli appassionati di motori e non solo, il 23 ottobre è una data tristissima. Cinque anni fa come oggi a Sepang, durante le prime fasi del Gp di Malesia, in un drammatico incidente moriva Marco Simoncelli. Un istante impossibile da cancellare per molti. Perché Marco non era solo pilota e campione, Marco era un’intera generazione che in Marco si identificava, si rivedeva in quel sorriso bonario, in quell’accento romagnolo, in quei riccioli di un pilota che aveva reso la sua avventura anche un po’ la tua.

simoncelli

La sua passione era nata con le minimoto. Una passione che gli era stata trasmessa dal babbo che gli raccontava dei motori, dei campioni della Formula 1 e delle leggende del Motomondiale. Erano i primi anni ’90 e in quel momento c’era il boom delle minimoto. Marco aveva appena sette anni ed era un bambino velocissimo che insieme agli altri ragazzini, ogni mercoledì sera, si ritrovava sulla pista di Cattolica per delle garette non ufficiali. Con lui amici e rivali di sempre, come Mattia Pasini e Andrea Dovizioso.

Erano gli anni del Rossifumi, presto diventato idolo e riferimento. A 12 anni Marco era campione italiano, a 13 vice campione europeo. A 14 saliva due volte sul podio del Trofeo Honda Nr e partecipava al campionato italiano 125 Gp. A 15 era campione europeo della classe 125 e nello stesso anno debuttava nel Motomondiale, in classe 125, sul circuito di Brno, Gp della Repubblica Ceca, con il team Aprilia CWF di Massimo Matteoni. Il 2005 fu il suo ultimo anno in 125 ma anche il migliore: una vittoria, a Jerez, e cinque podi. Alla fine del campionato Marco sarà quinto in classifica piloti. Da lì il passaggio alla 250 con il team Metis Gilera, ma le prime soddisfazioni nel quarto di litro arrivavano nel 2007, quando Marco iniziò a lavorare con il capotecnico Aligi Deganello.

Il 2010 era l’anno del salto di categoria in sella alla Honda del team di Fausto Gresini.  Nel 2011 la Honda gli riserva una moto con trattamento ufficiale e a Brno arriva il suo primo podio in MotoGp. Poi sarebbe stata la volta di Indianapolis, del rinnovo del contratto con la Honda e dei tre quarti posti di fila di Misano, Aragon e Motegi. E della piazza d’onore in Australia, a Philip Island, che insieme al Mugello era una delle sue piste preferite. In quella gara Stoner partì fortissimo, ma dopo Stoner c’era il Sic. Nelle libere era caduto tre volte, al “cavatappino”, poi però fece una grandissima gara e quel traguardo che resta il suo miglior risultato in MotoGp. Marco è ormai proiettato alla vittoria ed è convinto che sarebbe arrivata in Malesia, una settimana più tardi, con la motivazione extra di avere alle spalle degli ottimi test invernali.

Sepang è il circuito che ha segnato la sua vita. A Sepang Marco ha vinto il titolo di campione del mondo della 250, a Sepang ebbe l’incidente in cui perse la memoria e quello in cui si ruppe lo scafoide. A Sepang, durante i test del 2011, fece per la prima volta il miglior tempo in MotoGp. E sempre a Sepang, otto mesi più tardi, durante il secondo giro del Gp di Malesia, era rimasto aggrappato alla sua moto che, tagliando la curva verso l’interno, lo avrebbe trascinato sotto le ruote di Colin Edward e Valentino Rossi che non ebbero alcuna possibilità di evitarlo. Sempre a Sepang, sul circuito che porta il suo nome, Sic, Sepang International Circuit.

Da quel 23 ottobre tante cose sono cambiate e cresciute, come la Fondazione che porta il suo nome, nata per volontà della famiglia Simoncelli e della sua fidanzata bergamasca Kate Fretti, come la Sic58 Squadra Corse che nel 2017 sbarcherà nella classe Moto3 del Motomondiale, simboli concreti di quei valori di cui Marco era ambasciatore vero e sincero. A cinque anni dalla sua morte, Marco e il suo 58 sono ancora amati e ricordati da tutti.

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