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Il vecchio rifugio Laghi Gemelli torna a vivere dopo 70 anni foto

Domenica 23 ottobre i ruderi e la memoria del primo rifugio a 70 anni dal rogo che lo aveva distrutto: ci sono volute circa 480 ore di lavoro e 80 di cammino.

Una quarantina di volontari coinvolti in una serie di fine settimana (di sole, pioggia e, l’ultimo, anche di neve) nelle estati 2015 e 2016 per un totale di circa 480 ore di lavoro, più 80 di cammino, più quelle del viaggio. Diverse tonnellate di pietre spostate a mano. Venti quintali di malta “sbadilati”. Un numero imprecisato di fiacche e pestate sulle mani. Un budget di qualche mille euro, per la maggior parte ancora da trovare, spesi soprattutto in voli di elicottero per la malta e in due pannelli affissi a una bacheca “alle porte” del rifugio.

Queste le cifre che condensano il lavoro che sarà festeggiato domenica 23 ottobre al rifugio Laghi Gemelli: la restituzione alla comunità bergamasca dei ruderi del primo rifugio, inaugurato il 1 luglio 1900, bruciato dalle milizie fasciste nel gennaio 1945 perché base partigiana e lentamente sepolto dall’oblio oltre che dalla vegetazione, dalla terra e dalle pietre.

Qualcuno, settant’anni dopo, ha sentito il suo richiamo. E si è messo di buona lena, coinvolgendo amici, soci del CAI e dell’ANPI, appassionati di montagna… a tagliare alberi, spostare pietra e terra, rafforzare muri con la malta. Ci sono volute due estati, parecchi week end di lavoro, il supporto di un muratore “vero”, molta fatica ma anche molto divertimento. E alla fine, molta soddisfazione.

La giornata di domenica si aprirà con la messa alla cappellina, costruita a fine guerra dalle brigate di “Giustizia e Libertà” alle 10.30: alle 11.15 la cerimonia di restituzione e a mezzogiorno un buffet in compagnia.

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