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I dipendenti a Brembo Ski: “Torniamo a lavorare se ci pagate gli arretrati”

Circa una ventina i firmatari della missiva che venerdì 21 ottobre è stata recapitata a Provincia, Regione Lombardia, Comunità Montana, Bim e Prefettura, oltre che alla stessa azienda

“Torniamo a lavorare se ci pagate gli stipendi in arretrato”. Dopo quella scritta da un giovane di Foppolo, ecco un’altra lettera indirizzata a Brembo Super Ski. Questa volta a farsi sentire sono gli ex dipendenti della società che gestisce gli impianti di risalita dei Comuni di Foppolo, Carona e Valleve, i quali lamentano il mancato pagamento degli stipendi in arretrato.

Circa una ventina i firmatari che, con l’aiuto della Cgil, hanno inoltrato nella mattinata di venerdì 21 ottobre una missiva a Provincia, Regione Lombardia, Comunità Montana, Bim e Prefettura al fine di spiegare la loro situazione.

Tra i destinatari della lettera anche l’azienda, che sta vivendo un momento di grande difficoltà dal punto di vista finanziario (il debito al 2015 ammontava a circa 14 milioni di euro) e che mercoledì 19 ottobre ha presentato in tribunale richiesta di concordato in bianco al fine di scongiurare il fallimento e tentare così la strada del risanamento (leggi). L’idea è quella di mantenere la continuità aziendale, mentre sotto il controllo dell’organo giudiziario verrà elaborato un piano da sottoporre ai creditori.

Creditori tra i quali rientrano anche i dipendenti. La stagione invernale è ormai alle porte, la società è in cerca di forza lavoro da impiegare e l’esperienza dei vecchi lavoratori potrebbe tornare utile. La lettera, oltre a una dettagliata cronistoria delle vicenda, sottolinea quelle che sono le richieste e le perplessità degli operai, che si dicono disposti a tornare a lavorare soltanto nel caso in cui vengano corrisposte le mensilità in arretrato. Allo stesso tempo, si chiedono quali garanzie avrebbero dal punto di vista occupazionale visti i precedenti poco incoraggianti della società.

“Ora ci troviamo con la stagione sciistica alle porte – si legge nella lettera – ma con nessuna certezza per il futuro. Quelli tra noi che avevano un contratto a tempo indeterminato, quindi coloro che durante la stagione sciistica si occupavano della manutenzione degli impianti, sono stati licenziati a seguito dell’incendio della cabinovia di Quarta Baita di Foppolo a metà luglio.

Alcuni di noi hanno ricevuto nei giorni scorsi un sms nel quale eravamo invitati a presentare domanda di assunzione e relativo curriculum, e contestualmente abbiamo appreso dagli organi di stampa che il personale che verrà assunto sarà in numero inferiore rispetto alle passate stagioni.

Possiamo fidarci a riprendere a lavorare per una società che ci cede ancora degli stipendi arretrati? E con quali garanzie occupazionali? E quali retributive?”.

Tutte perplessità che lo scorso 13 ottobre avevano portato un gruppo di circa 30 lavoratori a riunirsi e prendere in considerazione l’ipotesi di ripresentare istanza di fallimento nei confronti della società (leggi), facendo così seguito alla prima vertenza, presentata a metà maggio e ritirata pochi giorni prima dell’udienza. Era il 27 giugno quando Brembo Ski convinse i dipendenti a rinunciare al procedimento dopo che una società terza, la bresciana Fenix Italia Srl, anticipò loro il 30% del credito: circa 150mila euro ripartiti tra i lavoratori, stremati dai mancati pagamenti e dallo scarso dialogo con la proprietà che aveva interrotto il piano di rientro nel bel mezzo della stagione invernale.

E ora, che succede? Qualora il piano di salvataggio della società dovesse naufragare, i lavoratori potrebbero decidere di impugnare l’accordo che Brembo Ski aveva fatto loro firmare prima dell’udienza, in cui rinunciavano a presentare ulteriori vertenze e all’accordo di rateizzazione siglato con la Cgil (che prevedeva l’impegno della società a pagare gli arretrati in 10 rate mensili da circa 50mila euro l’una) portando così avanti l’istanza di fallimento. In quel primo accordo, tra i garanti dei pagamenti, rientravano anche i Comuni che dividono le quote della società: Foppolo (74,56%), Carona (14,97%) e Valleve (10,47%).

La lettera (parte 1)

La lettera (parte 2)

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